31 May 2007

the Bitch :S


AVVISO AI NAVIGANTI: se avete già i vostri di rompimenti e/o rodimenti, ed
eravate interessati ad una mini crociera sans souci, questo non è il post più indicato da leggere.
Consiglierei pertanto la deviazione verso rubriche più goderecce in questo Blog o a tutta dritta verso lidi più spensierati.

Ci sono delle giornate che definire apatiche è un eufemismo. Oggi è una di quelle:
- dormito poco e male;
- stanchezza accumulata;
- tempo uggioso con 378 variazioni di grigio, almeno fino ad ora (ma dai tuoni che sento, mi sa che ci spostiamo verso il nero :< );

- una montagna e mezza di robe da stirare;
- parecchio lavoro da finire, con dead-line nelle prossime ore;
- lavori in corso (non quelli orizzontali) nella casa dei vicini ("the Adams Family") con rumori di martelli, trapani, seghe e tutta la serie del piccolo falegname;
- confusione mentale ed emozionale alla "Cosa so? Cosa cerco? Cosa sento? Cosa chiederei se dovessi chiedere?".
Devo continuare? No, per l'amor del cielo, fermati!
Insomma, il giorNO è servito! Ovviamente tutti, mio malgrado, sono vittime inconsapevoli di questo mio stato di insofferenza cosmica.
In altri tempi, quando ero in ostaggio di me stessa (e verosimilmente della mia biochimica), mi sarei chiusa in camera da letto tutto il giorno in splendid isolation, nel buio più pesto, e avrei cercato di dormire, per smettere di pensare e sentire.
Ora è impossibile, c'è una piccola persona che ha bisogno di me e può contare, praticamente per quasi tutta la giornata, SOLO su di me! Il resto della ciurma (papà, nonni, suoceri, etc.) o lavora fino a tardi, o non è di facile reperimento in un raggio compreso fra i 40 e i 2000 km!

Mi fanno ridere quelle americanate alla "Desperate Housewives", che tutto rappresentano tranne che disperazione (se non quella che procurano sicuramente a chi le dovesse seguire) e men che meno, delle casalinghe!! Ma queste donnine pin-up avranno mai cambiato un pannetto?! Mah!

Dicevo. . . questi "lussi", quindi, non mi sono più concessi. Anche se in alcuni momenti, il bisogno di stare da sola, per ritrovarmi e ricaricarmi, è fortissimo, oserei dire vitale. Tanto che credo dovrebbe essere prescritto dal medico curante, come terapia salva-vita!
Continuando la cronaca di una donna sull'orlo di una crisi di nervi, proprio come in un film che si rispetti, non mi sono fatta mancare neppure la colonna sonora. Per ben tre volte nell'arco della giornata, infatti, mi è capitato per puro caso di ascoltare una canzone, dal titolo emblematico e che, anche per la sua ripetuta casualità, ha cambiato il corso di questa giornata nata ignava.
La canzone in questione è: BITCH. Conoscete? Sicuramente sì. La cantava tale Meredith Brooks, e se non ricordo male, l'ha riproposta anche, in una verve più aggressiva, Alanis Morissette.
La versione che ho sentito io, però, non è di nessuna delle due, ha un arrangiamento acustico, ed è cantata in maniera splendida da una donna con la voce di velluto alla Eddi Reader (googolando ho scoperto che trattasi di Room Eleven , olandesi che fanno soft jazz, fresco e gradevolissmo - il cd mi arriva domani! :D). Qui potete asoltare la loro versione di Bitch
Non so se per il mio stato d'animo, o per il suo modo di cantare, o per tutti e due, ma il testo, in ogni singola parola mi ricordava sempre più quella "Mujer al borde de un ataque de nervios" di cui sopra. . .

I hate the world today
You're so good to me
I know but I can't change
Tried to tell you
But you look at me like maybe
I'm an angel underneath
Innocent and sweet
Yesterday I cried
Must have been relieved to see
The softer side
I can understand how you'd be so confused
I don't envy you
I'm a little bit of everything
All rolled into one

I'm a bitch, I'm a lover
I'm a child, I'm a mother
I'm a sinner, I'm a saint
I do not feel ashamed
I'm your hell, I'm your dream
I'm nothing in between
You know you wouldn't want it any other way

So take me as I am
This may mean
You'll have to be a stronger man
Rest assured that
When I start to make you nervous
And I'm going to extremes
Tomorrow I will change
And today won't mean a thing

Just when you think, you got me figured out
The season's already changing
I think it's cool, you do what you do
And don't try to save me

I'm a bitch, I'm a tease
I'm a goddess on my knees
When you hurt, when you suffer
I'm your angel undercover
I've been numb, I'm revived
Can't say I'm not alive
You know I wouldn't want it any other way


. . .e domani? Si vedrà.

30 May 2007

Scampi con salsa al basilico


A Rotterdam il martedì e il sabato si tiene il mercato, e che mercato! E' grande e ci si può trovare davvero di tutto: pesci, frutta, ortaggi, carni, pane, spezie da ogni angolo del mondo! Una vera Mecca, per chi ama, come me, fare shopping e cucinare!
Ieri ci sono andata e, passando da Guus (un gigante di 2 metri circa :D), il mio pescivendolo di fiducia, ho visto degli scampi favolosi che in pratica mi chiamavano come le Sirene di Ulisse :D. E io che, per quanto riguarda il cibo, come Wilde "posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni", me li sono comprati nonostante il prezzo davvero proibitivo!!!
Volevo però prepararli in maniera diversa da come faccio sempre (in zuppa, lessi serviti in salsa rosa al cognac, con le linguine al cartoccio), quindi ho provato una ricetta che avevo strappato da una rivista, qualche tempo fa. Il risultato davvero godurioso! Eccovi subito la ricetta:

Ingredienti (per una 15na di scampi): 800g ca di scampi (o gamberoni), puliti dal guscio, 2 pomodori freschi spelati e privati dei semi, succo di 2,5 limoni, 1 cucchiaio di olio d'oliva, 1 cucchiaio raso di semi di coriandolo, 2 peperoncini freschi, sale e pepe q.b., 1 tuorlo d'uovo, 1 cucchiaio di vino bianco secco, 15 foglie grandi di basilico, 100 ml ca di olio d'oliva.
Preparazione
Lavare e sgusciare gli scampi e metterli da parte. Per la marinatura, mettere in una coppa di media grandezza il succo di 2 limoni, 1 cucchiaio d'olio d'oliva, i semi di coriandolo pestati (se non doveste trovare il coriandolo, potete fare anche senza), i peperoncini tagliati in anellini sottili (se non amate troppo il piccante, rimuovete i semi), un pizzico di sale e amalgamare. Aggiungere gli scampi, girare delicatamente il tutto, coprire con pellicola trasparente e lasciare marinare per almeno 2 ore in frigo (girare di tanto in tanto gli scampi).
Per preparare la salsa al basilico, in un contenitore mettere il tuorlo d'uovo, 1 cucchiaio di vino bianco secco, il succo di 1/2 limone e le foglie di basilico, sale e pepe q.b. . Frullare il tutto con un frullino ad immersione fino ad ottenere un composto omogeneo. A questo punto, continuando a frullare, aggiungere lentamente l'olio d'oliva necessario per emulsionare il composto ed ottenere così una salsa cremosa.
Per servire, aggiungere agli scampi i pomodori freschi sbucciati, privati dei semi e tagliati a cubettini. Amalgamare il tutto e disporli in un bel piatto di portata, oppure in piatti singoli. In una coppetta o bicchiere a parte porre la salsa al basilico che servirà da intingolo!

P.S. Quasi dimenticavo: per chi ama i gusti un pò più decisi, si può aggiungere alla marinatura uno spicchio d'aglio tagliato finissimamente o spremuto.

gnammi gnammi a tutti :P

27 May 2007

MeMe: i 5 libri più importanti della mia vita (sino ad ora)


Da uno dei miei blog preferiti fiordizucca, raccolgo e rilancio questo interessante MeMe.
Come ho commentato lì da lei, non so se i libri ci cambiano davvero la vita, certo è che la influenzano e in qualche modo ci rispecchiano.
Dai libri che leggiamo possiamo tracciare un profilo a grandi linee di noi stessi e possiamo renderci, in un certo senso, più leggibili per gli altri.
Personalmente più che da libri, sono stata
cambiata da persone con libri al seguito :D
Comunque questa, fino ad ora, è la mia lista in ordine assolutamente casuale di importanza.


Arcodamore - Andrea De Carlo (1993)

Traccia, questo libro, dell'incontro con una delle mie fate ignoranti, che nella dedica mi scrive: spero che tu possa trovarti sempre e soltanto nel punto più alto dell'Arco. Forse è impossibile, ma tu provaci ”.
Una storia d’amore viva, inquieta, travolgente e coinvolgente, ambientata nella Milano colpita da tangentopoli.
Andrea De Carlo, attraverso Leo e Manuela, analizza il rapporto d’Amore e il suo percorso, che descrive come un arco: cresce, raggiunge il suo apice massimo, ma è inevitabilmente destinato a calare.
E la domanda che ci poniamo un pò tutti, quando si tratta di sentimento, puntuale arriva: si può fermare il tempo e fissare quell’apice di estrema felicità? Probabilmente no, ed è questa consapevolezza che i protagonisti del libro non vogliono accettare. A meno che non ci si accontenti di un sentimento, meno violento e passionale, ma che, per contro, potrebbe risultare più costante e quindi duraturo.
Io, come Leo e Manuela, sono stata sempre naturalmente protesa a raggiungere quell'apice, ma al tempo stesso non avrei mai voluto arrivarci, per vivermi ogni momento dell'AMORE con la passione, lo slancio, il batticuore e la giocosa follia del suo sbocciare.


Il Piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry (1943, titolo originale Le Petit Prince)

E' un racconto poeticamente naïf che, vestito da favola per i più piccoli, affronta aspetti fondamentali della nostra esistenza come l'amore e l'amicizia.
La storia è magica e riesce a toccare e risvegliare, con la sua disarmante semplicità, quel bambino che è più o meno assopito in ognuno di noi.
Anche le illustrazioni del libro, disegnate personalmente dall'autore con la tecnica dell'acquerello, sono incantevoli.
Lo scritto stesso secondo me è un'acquerello: tenue, delicato e nello stesso tempo di forte impatto.
Io ho incontrato Il Piccolo Principe da adulta, e dal momento in cui l'ho letto
mi ha addomesticato.
L'essenza di tutto il libro credo sia nella DEDICA: l'autore lo dedica ad una
persona grande e domanda perdono ai bambini per questo, dicendo che questa persona è il miglior amico che lui abbia al mondo. Se non bastasse questo, aggiunge che, questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini. Ne ha anche una terza di scusa: questa persona abita lontano, ha fame, freddo e ha molto bisogno di essere consolata.
Infine, se proprio tutte queste scuse non bastassero, dice che dedica il libro
al bambino che questa persona grande è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se lo ricordano.


Emily Dickinson - Poesie

In questa piccola selezione non può mancare Emily Dickinson, che occupa un posto importante nelle onde del mio
sentire.
La sua sensibilità, l'assoluta concentrazione sul valore e il potere della parola, le elaborate metafore ed il taglio audace (per il suo tempo) di alcune di esse, la predilezione per la misura breve e il lampo improvviso, le rime asimmetriche, l'uso non sempre convenzionale delle maiuscole, i temi a lei cari: la natura, l'Amore e la morte, sono solo alcuni aspetti particolari e inconfondibili del suo stile.
Ciò che Emily comunica, soprattutto a leggerla in originale senza il filtro della traduzione, spesso invadente, è una sconfinata ricchezza di emozioni e sensazioni, pronte ogni volta a farsi ritrovare, scoprire e abbracciare in uno spazio senza tempo.

(404) -
c .1862

How many Flowers fail in Wood -
Or perish from the Hill -
Without the privilege to know
That they are Beautiful -
How many cast a nameless Pod
Upon the nearest Breeze -
Unconscious of the Scarlet Freight -
It bear to other eyes -


Quanti Fiori decadono nel Bosco -
O periscono dalla Collina -
Che non ebbero in sorte di conoscere
Il loro Splendore-
E quanti affidano un seme senza nome
Alla più vicina Brezza -
Inconsapevoli del Dono Scarlatto -
Che recherà ad altri occhi -




































L'insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera (1984, titolo originale Nesnesitelná lehkost bytí)

Anche se l'ho letto anni fa ed ho un ricordo sfumato (appena ho un pò di tempo devo rileggerlo), il primo aggettivo che mi salta alla mente quando penso a questo libro è: magnetico.
Un romanzo d'amore, filosofico e storico allo stesso tempo, che ci fa riflettere sulla vita, sui rapporti amorosi, sugli uomini e sulle donne.
Due riflessioni mi restano impresse, pur nella nebbia del tempo: la
com-passione e il caso.
Kundera ci conduce per mano a capire la parola
compassione, e tutto quello che rappresenta, spiegandoci il diverso sentimento che essa può suscitare a seconda della sua origine etimologica (latina o no) che ne influisce la percezione.
Nella sua interpretazione, avere compassione (nel senso di
soucit: co-sentimento), significa vivere insieme a qualcuno il suo dolore, ma anche provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: felicità, disperazione, gioia, angoscia. E' questa compassione suprema a designare quella che lui brillantemente definisce l'arte della telepatia delle emozioni.
L'altra visione riguarda invece il
caso, che per la sua imprevedibilità talvolta può spaventare. Ed è qui che Kundera ci porta, nuovamente, a riflettere: non è vero che un avvenimento è tanto più speciale e unico quanti più sono i casi fortuiti che lo determinano?
Ciò che avviene per necessità, ciò che ci si aspetta ogni giorno, non ci comunica niente, è muto. Soltanto il caso, essendo pieno di
magia, ci parla: “...Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi, su di esso le coincidenze.


Esercizi d'Amore - Alain de Botton (1993, titolo originale Essays in Love)

Anche questo un romanzo d'amore con citazioni, qua e là, dei grandi maestri della letteratura e del pensiero. Il mio profilo è così delineato :D
Sorprendente opera prima di un giovanissimo esordiente (tra l'altro mio coetaneo!) dallo stile sicuro e sfavillante. L'autore ci fa vivere in prima persona ogni sfumatura, ogni pulsazione, ogni desiderio di una normalissima storia d'amore. Ci fa conoscere la psicologia degli amanti passando attraverso i loro linguaggio e il loro eros.
Amare è difficile, amarsi lo è ancora di più. Ancora oggi, io mi amo (nel vero senso della parola) quando mi sento amata. Questa sono io. E a tal proposito cito una frase da Esercizi d'Amore, che esprime meravigliosamente ciò che ho appena detto:

Forse è proprio vero che di fatto non esistiamo, finchè non c'è qualcuno che ci vede esistere, che non parliamo, finchè qualcuno non è in grado di comprendere ciò che diciamo; in sintesi, che non siamo del tutto vivi finchè non siamo amati.

Bididi


Piccolo cuscino d'amore.
Il suo fiore rosso.
E' la sua libertà.
Il centro del volto bello.
E' lama sottile sulla pelle, se vuole tagliare.
E' fatta di dune, di insenature e di discese segrete.
Di colori e di riflessi.
E' fresca d'acqua e calda di sole.
Ha il sapore dell'Adriatico greco.
Il profumo del pino e della menta.
Mi sfiora, mi comprende e mi contiene.


LDV


18 May 2007

Carpaccio di fragole con crème fraîche



Fra i tanti prodotti di cui l'Olanda può andare fiera ci sono le fragole, sono davvero una delizia! Io non ne sono mai andata pazza, ma da quando sono qui ho imparato a gustarle meglio. Questa che vi propongo oggi è una ricetta fresca, ipocalorica e di sicuro effetto! Assaggiare per credere :D

Ingredienti per 4 persone: 500g di fragole, 3 limoni non trattati, 3 cucchiai di zucchero, 1 cucchiaio di aceto balsamico, 4 cucchiai di crème fraîche (in alternativa potete usare formaggio Philadelphia o, per i più golosi, gelato alla vaniglia) e qualche foglia di basilico per decorare.
Preparazione
Lavare i limoni e sbucciarli facendo attenzione a non tagliare anche la parte bianca. A questo punto tagliate la scorza a striscioline (se lo avete, usate, così come ho fatto io, l'apposito utensile da cucina per ricavare riccioli di scorza direttamente dal frutto) e successivamente spremete i limoni. In un tegamino mettete il succo e le striscioline dei limoni, lo zucchero, l'aceto balsamico e fate andare a fuoco lentissimo fino a che il succo non si riduca ad una salsina densa. Nel frattempo lavare le fragole, privarle del picciolo e delle foglioline e tagliarle in senso verticale in fettine sottilissime, da qui il richiamo al carpaccio. Una volta tagliate, disporle su un piattino di portata, in modo circolare a mo' di fiore e al centro un cucchiaio di crème fraîche. Per finire, versate su tutta la superfice la salsina preparata in precedenza e decorate con qualche foglia di basilico.

gnammi gnammi a tutti :P


16 May 2007

Il "Ciambotto" di ortaggi



Fra le tante cose che mi piacciono da mangiare, ci sono le verdure e, venendo io dal Sud, non è difficile immaginarlo.
Oggi ho preparato un
Ciambotto! :D No non è una specie di patatrac, è una pietanza tipica pugliese, la mia terra. Prima di dare la ricetta, però, è doveroso chiarire che per ciambotto, in molte province pugliesi (Bari, Taranto, Otranto) si intende un ragù di pesce, preparato con varie frattaglie e cozze. Per me, però, è sempre stato una sorta di minestrone di ortaggi. Questa diversità penso che abbia a che fare con i dialetti e le tradizioni locali o addirittura famigliari. Ciambotto in dialetto, credo barese, significa miscuglio, ed evidentemente nelle varie tradizioni culinarie locali questo miscuglio è diventato sia di verdure che di pesce. Davvero non saprei...:D
Etimologia e significato a parte, quella che segue è la
mia ricetta di ciambotto, quella che conosco da quando ero bambina. Va da sè che potete usare anche altri ortaggi e verdure di vostro gradimento, o semplicemente tutto quello che avete a disposizione. Questo è quello che ho usato io:

Ingredienti per 6 persone:
10 cucchiai ca di olio d'oliva, 1 cipolla grossa, 2-3 carote grosse, 4-5 coste di sedano, 1 peperone rosso, 1 peperone giallo, 1 melanzana media, 1 zucchina, 300 g di patate, 400g di pomodoro a pezzettoni (freschi o in lattina), sale e peperoncino q.b.
Preparazione
Tritare la cipolla grossolanamente; pelare le carote e tagliarle a rondelle di 1/2 cm di spessore, fare lo stesso con il sedano. In una pentola capiente mettere l'olio, la cipolla, le carote ed il sedano e fare soffriggere a fuoco lento. Nel frattempo lavare tutti gli altri ortaggi. Tagliare i peperoni a quadri non troppo piccoli, la melanzana e le patate a cuboni e la zucchina a rondelle di 1/2 cm di spessore (se lo trovate più pratico, potete preparare tutti gli ortaggi prima di cominciare a cucinare). Versare il tutto nella pentola, aggiungete i pezzettoni di pomodoro e riempite la pentola d'acqua sino a coprire tutti gli ortaggi. Salare e girare. E' importante che soprattutto le patate (che sono le più dure), siano coperte dal sughetto in modo che cuociano uniformemente. Coprire la pentola con il coperchio e lasciare cuocere, senza girare (altrimenti gli ortaggi si disfano troppo) a fuoco lentissimo per circa 50 minuti. Se di gradimento, si può aggiungere anche un pizzico di peperoncino. Se a fine cottura il sughetto dovesse risultare troppo lento, lasciate andare a fuoco vivace, senza coperchio, per una decina di minuti ancora in modo che evapori l'acqua in eccesso.
E' buonissimo servito caldo, e ,dovesse avanzare per il giorno dopo, vi assicuro che è ancora da leccarsi i baffi!

gnammi gnammi a tutti
:P

Bellamore

Robert Doisneau - Le Baiser de l'Hôtel de Ville (Parigi 1950)

Quando la musica si fa poesia e tutto il resto non conta. . .


Bellamore
Bellamore Bellamore non mi lasciare,

Bellamore Bellamore non mi dimenticare.
Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare,
lampada nella sera, Stella Polare.
Bellamore Bellamore, fatti guardare,
nella luna e nel sole fatti guardare.
Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere,
Bellamore Bellamore, fatti vedere.
E vieniti a sedere, vieniti a riposare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questa notte che viene non darà dolore,
questa notte passerà, senza farti del male.
Questa notte passerà, o la faremo passare.
Bellamore Bellamore, non te ne andare.
Tu che conosci le lacrime e le sai consolare.
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
tu che non credi ai miracoli ma li sai fare.
Bellamore Bellamore fatti cantare,
nella pioggia e nel vento, fatti cantare.
Paradiso e veleno, zucchero e sale,
Bellamore Bellamore, fatti consumare.
E vieniti a coprire, vieniti a riscaldare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questo tempo che viene non darà dolore,
questo tempo passerà, senza farci del male.
Questo tempo passerà o lo faremo passare.

Francesco De Gregori

13 May 2007

La mia “fata ignorante”

René Magritte - La fée ignorante”,1956


Magritte aveva una particolarissima idea del rapporto che intercorre tra immagine e parola scritta, ovvero su ciò che lega la forma al contenuto, il titolo alla rappresentazione, l’idea all’oggetto. E’ nota l’importanza che egli attribuiva al titolo che si sarebbe indissolubilmente legato all’opera contribuendo a crearne, più ancora che tecnica e contenuto, il fascino e l’impatto emotivo: Credo che il miglior titolo per un dipinto sia un titolo poetico: e cioè, un titolo compatibile con l’emozione più o meno viva che proviamo guardando un quadro. Ritengo che occorra ispirazione per trovare questo titolo… Il titolo poetico non deve insegnarci nulla, ma ci deve sorprendere e incantare”. 
Nel caso de La fée ignorante”, il titolo ha probabilmente un riferimento preciso all'arte del dipingere, così come da lui intesa, che è come una fata ignorante: in grado di rendere una magia di cui le sfugge il senso. “Il senso è l' impossibile”, amava ripetere Magritte.
E’ neutro quel volto di donna, incorniciato in una disposizione teatrale degli oggetti con il drappo, il cielo, la sfera (che compongono il suo universo immaginario) e con una candela accesa ma dalla fiamma nera, che oscura invece di illuminare. Mette in ombra una metà del viso, quasi a farci capire che in quella luminosa bellezza c'è un qualcosa di oscuro che lei stessa non è in grado di vedere, né tanto meno noi.
La fée ignorante esprime innanzitutto “l'amore dell'ignoto”, il bisogno di scoprire quanto non si lascia possedere e che sempre rinvia all' “amore della banalità”.

***
La incontriamo senza riconoscerla come tale, la fata ignorante, ed è capace di compiere ilmiracolo di travolgerci, di cambiarci la vita permettendoci così di crescere.
Sono quegli incontri personali che lasciano un segno più o meno profondo e indelebile. Tanto che da quel momento in poi non siamo più gli stessi, non possiamo più esserlo. Ci hanno cambiato, hanno cambiato il nostro percorso, il nostro essere, il nostro sentire.
Tutti possiamo essere, inconsapevolmente, delle fate ignoranti. Anche io lo sono stata e non lo ignoro perchè mi è stato detto. Forse anche ora lo sono, oppure lo sarò, questo, però, non posso saperlo.
Ho avuto anche la fortuna di incontrarne e il loro passaggio è rimasto nel midollo infisso (n.d.r.).
Non mi aspetto altro, lascerò alla prossima fata la magia di sorprendermi. 

***

Non so niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere di essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

Fernando Pessoa - da Tabaccheria


...............


Il granchio perfetto


“Among Chuang-tzu's many skills, he was an expert draftsman.
The king asked him to draw a crab. Chuang-tzu replied that he needed five years, a country house, and twelve servants.
Five years later the drawing was still not begun.
"I need another five years," said Chuang-tzu.
The king granted them.
At the end of these ten years, Chuang-tzu took up his brush and,
in an instant, with a single stroke,
he drew a crab, the most perfect crab ever seen”.

Italo Calvino - Quickness da “Six Memos for the Next Millennium” (Lezioni americane)

12 May 2007

No html ? No party !


Ultimamente mi sto cimentando in attività lontane anni luce dalle mie conoscenze. Un esempio? HTML!! Cos'è mai questa parola?! Fino a qualche giorno fa me lo chiedevo anche io quando ci sbattevo contro :D
Beh, il detto "mai dire mai" si conferma vero, almeno per quanto mi riguarda, ancora una volta! Ed infatti, proprio grazie a questo blog, mi sono dovuta informare! Ovviamente, non è superfluo dirlo, la mia conoscenza di questo "linguaggio" è limitatissima, tendente a zero :D, ma il fatto di essere riuscita a capire da sola qualcosa, mi rende orgogliosa!
A questo punto non saprei dire se è più bello il fatto di scrivere in un blog tutto mio o lavorare sul suo html accettando le sue sfide! Mah. . . stranezze della vita da blogger :D
Vedremo e vedrete che combinerò! :D



08 May 2007

Le Petit Prince


Salvador Dali - Rose meditative (1958)

Il piccolo principe partito dal suo asteroide B 612, dopo un lungo viaggio, colorato da una serie di incontri bizzarri, giunge sulla Terra.
E’ qui che capisce il senso di molte cose e fa ricordare a noi, leggendo di lui, che tutti siamo stati bambini.
Molti grandi, infatti, dimenticano di esserlo stati e perdono quell’innocenza e semplicità tipiche dell’infanzia…perdono il Piccolo Principe, appunto.
Nonostante tutto e tutti, nonostante la vita talvolta sembrava aver fatto di tutto per farlo sparire, lui è sempre stato dentro di me. Ho “curato” alcune rose e dopo tanto dolore e tristezza, ora sono io la rosa di qualcuno che a sua volta è la mia rosa, la più “bella” del mondo!
Anche nei momenti di sofferenza, linfa vitale del mio cammino è stata, è e sarà per sempre, la speranza “di creare dei legami”, quelli veri, che ti porti dentro per una vita e chissà forse per l’eternità....
Sono convinta che anche in te viva il “
Piccolo Principe”, è quello il raggio di sole che splende dal tuo essere! Non permettere a nessuno di offuscarlo, è troppo prezioso e soprattutto unico: SEI TU!
Abbine sempre cura, è anche questo a renderti la persona assolutamente straordinaria che sei…
Nel mio cuore e nei miei pensieri.

P.S. Forse conosci già la “favola”, ma ho voluto comunque trascrivere per te i due capitoli, che, secondo me, sono i più illuminanti, di tutto il libro.
Di mia iniziativa ho riportato delle parole in grassetto (non sono infatti scritte così nel testo originale) perché mi hanno colpito per la loro pura bellezza di significato.
Buona vita!

XX
Ma capitò che il piccolo principe avendo camminato a lungo attraverso le sabbie, le rocce e le nevi, scoprì alla fine una strada. E tutte le strade portavano verso gli uomini.
“Buon giorno”, disse.
Era un giardino fiorito di rose.
“Buon giorno”, dissero le rose.
Il piccolo principe le guardò.
Assomigliavano tutte al suo fiore.
“Chi siete?” domandò loro stupefatto il piccolo principe.
“Siamo delle rose”, dissero le rose.
“Ah!” fece il piccolo principe.
E si sentì molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l’universo. Ed ecco che ce n’erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.
“Sarebbe molto contrariato”, si disse, “se vedesse tutto questo…Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, perché se no, per umiliarmi, si lascerebbe veramente morire…”.
E si disse ancora: “Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. Lei e i miei tre vulcani che mi arrivano alle ginocchia, e di cui l’uno, forse è spento per sempre, non fanno di me un principe molto importante…”.
E , seduto nell’erba, piangeva.

XXI
In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”.
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino..”.
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono così triste…”.
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: “Che cosa vuol dire “addomesticare” ?”.
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”.
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe. “Che cosa vuol dire “addomesticare” ?”.
“Gli uomini”, disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”.
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “
addomesticare” ?”.”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “
creare dei legami”…”.
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi . Ma
se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore….credo che mi abbia addomesticato…”.
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”.
“Oh! Non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa: “Su un altro pianeta?”.
“Sì”.
“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”.
“No”.
“Questo mi interessa! E delle galline?”.
“No”.
“Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma
se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”.
“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” .
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
Che cos’è un rito?”, disse il piccolo principe. “Anche questa, è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”. “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi… “. “E’ vero”, disse la volpe. “Ma piangerai!” disse il piccolo principe. “E’ certo”, disse la volpe. “Ma allora che ci guadagni?”. “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”. Poi soggiunse: “Va’ a rivedere le rose, capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”. E ritornò dalla volpe. “Addio”, disse. “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”.
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
Antoine de Saint-Exupéry

07 May 2007

Torta della Nonna

Rimanendo sempre in tema di crema, e quindi di dolcezze, l'altro ieri ho preparato una torta che mangiavo quando andavo con i miei amici, nella pizzeria preferita della nostra città: la Torta della Nonna, conosciuta anche come Torta Paradiso o più semplicemente Torta ai Pinoli.
E sì con il cibo sono fatta così, è come se avessi una specie di memoria gustativa che non si limita, però, al solo gusto, ma coinvolge tutti gli altri sensi. Mi basta un odore o vedere qualche ingrediente, che si sveglia il mio archivio gastronomico fatto di ricordi, di emozioni, sensazioni. . . e viaaaa parto per il mio viaggio alla ricerca di quel sapore!
Non si tratta di solo mangiare, è qualcosa che va oltre. Il cibo è il medium che mi porta in quel posto prezioso dove ritrovo i miei ricordi, le mie persone care, la mia storia. Sono molti, infatti, i momenti belli ed indimenticabili proprio legati alle grandi tavolate, con la famiglia e gli amici, che hanno incorniciato la mia vita in Italia.
Tornando alla torta, dopo aver sperimentato varie ricette, sono finalmente arrivata a quella che mi fa tornare alla mente, passando per il palato, quella che mangiavo al
Boccalino:D

Ingredienti per la crema al limone: 6 rossi d'uovo, 6 cucchiai rasi di zucchero, 6 cucchiai di farina (per una variante più delicata, sostituite la farina con la maizena), 1 l di latte, 1 bottiglietta di essenza di limone (ca 30 ml).
Ingredienti per la pasta frolla (x uno stampo del diametro 24-26 cm ca) : 300 g farina, 150 g zucchero, 200 g burro freddo tagliato a cubettini, 1 uovo sbattuto, un pizzico di sale, 1/2 scorza grattuggiata di limone.
Ingredienti per decorare: 2-3 manciate di pinoli (vi consiglio di mettere i pinoli a bagno in acqua fredda per 10 minunti, questo impedirà di farli bruciare eccessivamente in forno), zucchero a velo per servire.
Preparazione
Per la crema, in un pentolino sbattete i rossi d'uovo con lo zucchero fino ad ottenere un composto soffice e chiaro. Aggiungere lentamente la farina continuando a mescolare per ottenere un composto liscio senza grumi. Unite il latte tiepido a filo mescolando per far diluire omogeneamente il composto. Aggiungete infine l'essenza o aroma di limone. Mettete su fuoco moderato e portate ad ebollizione mescolando in continuazione con una frusta, fino a che la crema non avrà raggiunto la giusta consistenza. Spegnete e fate raffreddare completamente.
Per la pasta frolla, versate la farina a fontana sul tavolo, aggiungete il burro a cubetti e amalgamate fino a che non avrete ottenuto un composto sbriciolato. Dopodichè aggiungete l'uovo, lo zucchero, la scorza grattuggiata del limone ed un pizzico di sale e lavorate il tutto fino ad ottenere una massa omogenea e liscia. Formate una palla, copritela con un foglio di pellicola e lasciatela riposare per almeno 1/2 ora in frigorifero (quanto più è fredda, più si lavora con facilità).
Fate scaldare il forno a 180° (è indifferente se in modalità ventilata o statica) e nel frattempo prendete uno stampo del diametro di ca 24-26 cm (
per questa torta vi consiglio quelli a cerniera perchè rendono più semplice l'estrazione), imburratelo ed infarinatelo.
Con il matterello stendete la pasta frolla fino a farne una sfoglia sottile (1/2 cm ca di altezza), con cui rivestirete lo stampo andando anche oltre i bordi. Bucherellate la pasta sul fondo con una forchetta e distribuitevi la crema fredda, livellandola. Dopodichè rivoltate verso l'interno i lembi di pasta frolla adagiandoli sulla crema, in modo da ottenere un bordo largo. A questo punto distribuite i pinoli (ovviamente sgocciolati se messi in ammollo) sulla crema, premendovi sopra leggermente, poi mettete la torta in forno a cuocere per 40 minuti. Una variante nella decorazione potete ottenerla, così come ho fatto io (vedete foto), pestando grossolanamente metà dei pinoli a mò di granella che distribuirete, insieme a quelli interi, sulla crema.
Una volta cotta, tiratela fuori dal forno e fatela raffreddare. Toglietela dallo stampo facendo attenzione a non danneggiarla. Mi raccomando spolverizzate con abbondante zucchero a velo solo prima di servirla.
Per gustare in tutta la sua bontà questa torta, vi consiglio di lasciarla riposare in frigo per una notte e tirarla fuori un'oretta prima di servirla.
Ovviamente se non riusciste ad attendere, va da sè che la torta è buona lo stesso!!!

gnammi gnammi a tutti :P

04 May 2007

Zuppa Inglese

Oggi avevo voglia di crema e in un lampo mi è venuta in mente la Zuppa Inglese che la Rosi (così chiamiamo a casa affettuosamente la mamma Rosanna) ci preparava da piccoli.
La mamma è una brava cuoca, ma per quanto riguarda i dolci è più brava a mangiarli che a prepararli :D
La Zuppa Inglese, però, era (ed è) il suo cavallo di battaglia ed ogni volta che la preparava era, soprattutto per me, una festa visto che più che il dolce in sè, quello che aspettavo trepidante era “
scucchiaiarmi” (concedetemi il neologismo) tutta la crema e le scorze di limone rimaste nel pentolino!
Da piccola credevo che si trattasse di un dolce inglese, visto il nome, e mi chiedevo sempre come la mamma fosse arrivata a conoscerlo visto che non era mai andata oltre il confine della provincia di Brindisi, né tanto meno aveva conoscenti che fossero inglesi!
Crescendo ho imparato che il dolce in questione di “inglese” ha solo l’aggettivo!
Le sue origini, però sono dubbie. Molte città italiane ne rivendicano l'invenzione, e questo spiegherebbe le numerose varianti in cui oggi è proposta la Zuppa Inglese.
I ferraresi sostengono che ai cuochi della Corte Estense (1500) spetta il merito di aver rielaborato in maniera creativa, con le materie prime che avevano a disposizione, un’originale ricetta britannica il “
Trifle” (base di soffice pasta lievitata, inzuppata di vino dolce e arricchita con panna, confettura e biscotti sbriciolati), assaggiata da diplomatici italiani in visita a Londra, dando vita a quello che è divenuto poi uno dei “dessert al cucchiaio” italiani più noti al mondo. La presenza nella preparazione di due vini liquorosi quali l'Alchermes e il Rosolio supporta la tesi rinascimentale, dato che sono entrambi di origine medioevale. Gli infusi di fiori erano già di gran moda nel basso Medioevo. L'Alchermes, invece, é probailmente successivo alla riapertura delle vie commerciali con gli arabi, da cui si importava l'ingrediente che lo rende rosso: la cocciniglia. Il nome, infatti, deriva dall’arabo “al” (il) e “qirmiz” (verme) poiché la cocciniglia, come è noto, è un insetto che, schiacciato ed essiccato, produce un colorante che dà origine ad una tonalità di rosso viva e duratura.
In Toscana invece si fa derivare l'appellativo “inglese” dal fatto che il dolce era preparato dalle signore in servizio a casa di nobili inglesi di stanza a Firenze nel 1800.
Ma non è finita! Un pò più a sud è radicata la convinzione che la Zuppa Inglese sia un dolce tipico laziale, che trae origine o da un dolce cucinato per dare accoglienza alla regina inglese in visita, oppure dalla “
zuppa per l'inglese” che la pasticceria Aragno di Via del Corso aveva inventato per un assiduo cliente anglosassone.
A tale varietà di leggende corrisponde un numero altrettanto considerevole di varianti, tra le quali è difficile individuare quella originale. Chi segue la sua versione più moderna, usa non solo la crema pasticcera, ma anche quella al cioccolato e/o la panna, contribuendo così non solo al gusto, ma anche alla presentazione molto colorata di questo dolce casalingo. In diverse ricette compare la marmellata di albicocche o altre composte di frutta. Altre integrano la preparazione con il caffè, avvicinandola al suo parente prossimo, il Tiramisù. Alcuni, infine, aggiungono una nota di cannella.
In ogni modo, la Zuppa Inglese originale, per me, è solo quella della Rosi :) ed eccovi la mitica
ricetta:

Ingredienti: 200gr circa di savoiardi o di pan di spagna, liquore Alchermes, crema pasticcera.
Crema pasticcera: 3 rossi d'uovo, 3 cucchiai rasi di zucchero, 3 cucchiai di farina (per una variante più leggera, sostituite la farina con la maizena), 500 ml di latte, scorza di 1 limone
Preparazione
In un pentolino sbattete i rossi d'uovo con lo zucchero fino ad ottenere un composto soffice e chiaro. Aggiungere lentamente la farina continuando a mescolare per ottenere un composto liscio senza grumi. Unite il latte tiepido a filo mescolando per far diluire omogeneamente il composto. Aggiungere la scorza di limone tagliata evitando la parte bianca, che altrimenti darebbe un sapore amarognolo alla crema. Mettete su fuoco moderato e portate ad ebollizione mescolando in continuazione con una frusta, fino a che la crema non avrà raggiunto la giusta consistenza. Spegnete e fate raffreddare.
Per comporre il dolce usate una coppa di vetro grande o delle coppe o bicchieri singoli (per valorizzare l’effetto cromatico). Iniziate a formare uno strato con i savoiardi (o il pan di spagna) imbevuti di Alchermes, versate un po' di crema pasticcera, poi uno strato di savoiardi imbevuti, uno di crema e così via, finendo con uno strato di crema.
Tenete il dolce, così preparato, in frigo almeno per una notte affinché assuma compattezza.
Io nella versione di oggi, per aggiungere un tocco di croccantezza, alla mia Zuppa ho aggiunto in superficie della granella di nocciola caramellata. . . mmm :P

gnammi gnammi a tutti :P

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