28 October 2010

per chi resta

Quando accade qualcosa di atroce e tremendo, che ci raggela il cuore e ci rende muti, la mongolfiera delle frustrazioni quotidiane, delle insoddisfazioni, delle futilità, che facciamo volare giorno dopo giorno nelle nostre vite, perdendo tempo prezioso, si schianta repentinamente e violentemente a terra.
Ecco, siamo a terra, paralizzati, impietriti dal dolore inatteso. Quell'urto rovinoso e cruento, però, ci fa aprire gli occhi, e cominciamo a vedere ed apprezzare il nostro mondo come non mai. Eccolo, di fronte a noi, con tutte le sue imperfezioni, ma in tutto il suo splendore. Vivo, come lo siamo noi. 

E il pensiero torna inesorabilmente a chi, quel mondo se l'è visto portare via bruscamente. A chi ha perso per sempre un pezzo di sè ed è straziato dal dolore lancinante di quella perdita, di quel vuoto incolmabile.
A chi con coraggio e Amore, sopravviverà perchè custodirà quel ricordo, quella parte di sè perduta, nel proprio cuore, dove vivrà eterna.

Per la sua nascita scrissi:
«Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.»
- Dante Alighieri

Ora Samuele è anche una Stella.

Un grande abbraccio d'Amore per mamma e papà.

27 October 2010

Billa farfallina e il gattobus

E' da un pò di tempo che ogni sera, dopo cena, la nostra Billa canta e balla alle note di questo cartone: De avonturen van Pim & Pom - Le avventure di Pim & Pom. Il cartone è basato sulle storie in rima scritte da Mies Bouhuys e illustrate da Fiep Westendorp.
La canzone Poezenbusje, composta da Alex Debicki e cantata da Georgina Verbaan è davvero bella, gioiosa e orecchiabilissima.
Ma cantata e ballata dalla mia piccola farfallina vogliamo mettere?!! E' tutta un'altra cosa!!!! :D
E allora via con la musica ^_^


Als het lekker weer is,
stappen Pim en Pom,
's morgens vroeg de deur uit
voor een straatje om.
Knikkend met hun kopjes,
wuivend met hun staart.
Pim voorop natuurlijk, Pom wijs en bedaard.

En als het hard regent, dan zegt Pom geen nood.
Pom doet hocus pocus. Pom wenkt met zijn poot.
Toet! Een mooi klein busje, stopt al voor de deur.
"Pim! -zegt Pom- je petje! Jij bent de chauffeur".

Rijden in de regen, wil je, heb je zin?
Steek maar op je handje, kom maar stap maar in.
Het is een poezenbusje, daarom heet het dus: Pim en Pomnibus.

Mensen in de regen, kijken even om.
Wat is dat voor busje? Zijn dat Pim en Pom?
Ja, een poezenbusje, groot genoeg voor twee.
Maar een passagiertje kan er nog wel mee.

Rijden in de regen, wil je, heb je zin?
Steek maar op je handje, kom maar stap maar in.
Het is een poezenbusje, daarom heet het dus: Pim en Pomnibus.

Rijden in de regen, wil je, heb je zin?
Steek maar op je handje, kom maar stap maar in.
Het is een poezenbusje, daarom heet het dus (dat heeft Pom bedacht hoor): Pim en Pomnibus.

*****

Se è bel tempo,
Pim e Pom escono di buon'ora per un giretto.
Dondolando le teste e agitando le code.
Pim per prima naturalmente, Pom più saggia e tranquilla la segue.


E se piove forte, Pom dice di non preoccuparsi.
Dice simsalabim, fà un cenno con le sue zampe e:
Tuuuut! Un bus piccolo e carino si ferma davanti alla porta.
"Pim il tuo berretto! - dice Pom - sei tu l'autista."


Guidare nella pioggia, vuoi, ti va?
Tendi la tua manina, vieni, salta su.
E' un gattobus, per questo si chiama: Pim e Pomnibus.


Le persone sotto la pioggia, si guardano intorno.
Che sorta di bus è quello? Sono Pim e Pom?
Sì, un gattobus, abbastanza grande per due.
Ma un altro passeggero ci sta.


Guidare nella pioggia, vuoi, ti va?
Tendi la tua manina, vieni, salta su.
E' un gattobus, per questo si chiama: Pim e Pomnibus.


Guidare nella pioggia, vuoi, ti va?
Tendi la tua manina, vieni, salta su.
E' un gattobus, per questo si chiama (il nome lo ha pensato Pom eh!): Pim e Pomnibus.

25 October 2010

traslochi interiori

Psyche Opening the Door into Cupid's Garden
 John William Waterhouse 
evidentemente la mia crisi di mezza età si sta palesando sempre più come un'introspezione profonda, un trasloco catartico da me a me. E questo fa cerchio con quello che ho scritto qualche giorno fa, parlando di moto immobile.
Per continuare il discorso, prendo spunto da  questo e questo.
Be'  le due protagoniste, signora-ei e signora-ca, entrambe mie dirette vicine, si sono invertite nei rispettivi modi d'essere.
La signora-ei, che ritenevo una persona dolce, amichevole e sincera, si è rivelata, per dirla con un inglesismo che rende perfettamente l'idea, una REAL BITCH su tutti i fronti.
La signora-ca, che ha iniziato in modo non certo affabile, si è illuminata nel tempo di una luce totalmente nuova.
La delusione per il primo clamoroso abbaglio, anche per la pochezza della persona in questione, l'ho, tutto sommato, metabolizzata velocemente.
Le sorprese positive, soprattutto perchè inattese, continuano ad arrivare dalla signora-ca. Va detto che, anche se non c'è mai stata tutta questa simpatia fra di noi, abbiamo sempre avuto rapporti cordiali, anche perchè le nostre rispettive figlie, quasi coetanee, sin dal primo giorno hanno legato a meraviglia e sia io che lei abbiamo lasciato che così fosse.
Nel tempo questa persona, che si era posta come una specie di snob algida, si è aperta in modo tale da condividere con me, una perfetta estranea, fatti personali ed emozioni intime e profonde. Lo spiazzamento per questo capovolgimento totale è stato tale da farmi riflettere e fare autocritica.
Le colpe non potevano essere tutte e solo da una parte. I miei pre-giudizi su di lei erano stati creati dai continui commenti acidi della Bitch di cui sopra. Il mio errore è stato quello di esserci caduta in pieno, al punto tale da vedere la signora-ca così come la signora-ei la dipingeva. Mi sono fatta condizionare dal suo giudizio, visto che lei la conosceva da molto prima di me, e quando ci sono state le prime incomprensioni con la signora-ca, mi è stato facile applicarle l'etichetta. A parziale giustificazione c'è la mia voglia di socializzare e creare rapporti con la gente di qui, che la barriera culturale-linguistica non rende certo facile. Quindi mi è venuto più naturale fidarmi di chi si è proposto, sin dall'inizio, in maniera così aperta ed amichevole, rispetto a chi, invece, aveva la puzza sotto il naso ed era distante.
Forse il fatto di aver allontanato la signora-ei, mi ha fatto vedere le cose in maniera diversa, tanto da pormi, a mia volta, in maniera diversa con la signora-ca, che a quel punto ha sentito naturale avvicinarsi e aprirsi a me. Boh, non lo so, forse sono solo speculazioni le mie, ma fa parte della mia natura voler capire, e queste spiegazioni mi sembrano plausibili.

Le prime impressioni, seppur affidabili, non sono infallibili, ché ci sono tante cose nella vita di ognuno di noi che s'ignorano. In questo caso specifico, l'apparenza, seppur reale, è stata per me fuorviante. La sostanza, in entrambi i casi, è un'altra, e sono lieta di essermi data la possibilità di conoscerla.
Altro grande fardello che ho iniziato ad alleggerire, sono le aspettative nel prossimo, che mi creo più o meno inconsciamente. Senza queste attese, tutto quello che arriva di buono lo apprezzo nella sua pienezza, mentre le cattiverie/infamie/miserie, insieme a chi le ha elargite, li dismetto senza starci troppo male.
Il problema maggiore si pone con le persone che conosci, che sono la tua vita, e la dismissione non è un'opzione. Lì non aspettarsi niente è più complicato. Il filtro non è facile da attivare e la delusione quando arriva, proprio perchè il coltello è impugnato da chi ami, è profonda e dolorosa.
Allora l'unica via d'uscita per me, è di rielaborare ed accettare la nuova situazione, distanzioandomi quanto basta per non farmi male.
Per indole ed età, l'immunizzazione è impossibile, ma sul fronte preventivo credo di potercela fare, anche perchè non mi va proprio più di perdere il mio tempo, le mie energie, i miei sentimenti con chi, per un motivo o un altro, è talmente  imbevuto di sè da esserne ubriaco.

21 October 2010

sua maestà l'agenda

openclipart.com
appena arrivata nelle Basse Lande, vi lascio immaginare lo shock culturale subìto. Dal profondo Sud al quasi profondo Nord il passo è proprio lungo. 
A parte la famiglia, molto piccola, di Ronald conobbi subito i suoi amici. Una di loro, americana ma sposata con un olandese, per darmi un divertente benvenuto, mi regalò The UnDutchablesun libro spassoso sugli olandesi e i loro usi e costumi, scritto da Colin White e Laurie Boucke che, con un gioco di parole divertente (solo possibile in inglese), parafrasa The Untouchables (gli intoccabili). Un libro cult per chi si appresta a venire o è in questo Paese da poco, chè, fra una risata e l'altra, ci si ritrovano tante cose vere.
Ci sono tanti stereotipi su questo popolo, come ce ne sono tanti su di noi italiani. Come sempre quando si parla di queste cose, molti fatti appartengono al folklore o a puri pregiudizi e altri sono proprio veri.
Il primo botto culturale che ebbi fu sentirmi dire da un'amica queste parole : "even kijken in mijn agenda" (= fammi guardare nella mia agenda), alla mia richiesta di andare a prenderci un caffè insieme. Che si tratti di una passeggiata, di una cena, di andare a prendere i bambini a scuola, di amici o familiari, qui si pianifica tutto, ma proprio tutto e se non sei in agenda, praticamente non esisti. 
Immaginatevi un'italiana, del Sud per giunta, al cospetto di sua maestà l'agenda. Io che facevo tutto a sensazione, "a occhio", come si dice da noi, e con una alta dose d'improvvisazione, dovermi confrontare con questo modo di fare è stato durissimo. Nel tempo, apprezzandone sicuramente alcuni aspetti, mi sono nordicizzata un pò anche io in termini di organizzazione del quotidiano e del lavoro, che sul fronte dell'efficienza sicuramente aiuta. Questa pianificazione però, non mi riesce proprio di applicarla anche ai rapporti interpersonali e, in questo senso, mi risulta ancora difficile da digerire. Mio malgrado mi sono dovuta adeguare, anche perchè se non lo fai, ti tagli automaticamente fuori il che, va da sè, è ancora peggio che essere in agenda. 
Come dicevo, persino prendersi un caffè diventa affare di Stato. Spontaneità zero o quasi. A tutt'oggi ho incontrato davvero pochissimi olandesi, un paio in tutto credo, che, per esempio, non si fanno problemi ad invitarti o essere invitati senza un preavviso di mesi per bersi qualcosa insieme. Per il mangiare neanche a parlarne e se, come me, sei abituata a fare inviti last minute, ti guardano increduli dicendoti "ma sei sicura?!!!!".
Vengo da una famiglia dove se una o più persone si presentano mentre noi si è a tavola a mangiare, si aggiungono automaticamente posti in più (oserei quasi dire si costringono i nuovi arrivati a rimanere) e ci si arrangia tutti con quello che c'è. Quindi io sono fatta di questa pasta e non c'è agenda che tenga.
Quanto mi manca quel tipo di amici a cui puoi dire o ti dicono "che fai stasera? Dai passa che ci facciamo una pizza e due chiacchiere." Vi lascio quindi immaginare il grado frustrazione per una come me abituata ad avere amici in casa a tutte le ore e per qualsiasi ragione o addirittura senza, che fosse ascoltare musica insieme o vedere un film, chiacchierare o mangiare. I pretesti erano tanti, lo scopo sempre lo stesso: stare in buona compagnia. Che bei tempi. Mi si può obiettare, eri più giovane, gli impegni erano limitati e bla bla bla. Sì ci sta pure, ma rimango dell'idea che se si vuole, se si ha piacere a stare insieme, non si guardano agende e calendari e il tempo lo si trova sempre. Qui è virtualmente impensabile ché l'agenda regna sovrana. E io, io speriamo solo che me la cavo. 

18 October 2010

no, a me non può succedere


fino a quando, un venerdì di un anno fa, tuo marito nel giocherellare, come fà sempre, con le tue tette, sente qualcosa di strano in una di esse. Una specie di pallina, grande quanto un acino d'uva e un pò dolorosa al tatto.
PAURA, perchè la sento anche io. Telefono immediatamente al mio medico curante, che vedrò dopo un'oretta. Mi controlla e anche lui conferma che al lato del seno destro, quasi sotto l'ascella, si sente un nodulo.
Mi fissa immediatamente un appuntamento con quello che qui si chiama il mammapolikliniek (policlinico di senologia) dell'ospedale a me più vicino, per il lunedì successivo. Qui vengo sottoposta ad un'ecografia prima, e ad una mammografia  poi (la mia prima in assoluto), ad entrambi i seni. L'esito di entrambe, per fortuna, non rivela niente di cui preoccuoparsi. Quella specie di pallina, era un'irritazione causata molto probabilmente dal ferretto del reggiseno la cui estremità terminava proprio in quel punto.
L'impatto emotivo di quei momenti è enorme. Tutto passa nella tua testa e nel tuo cuore, altalenandosi vertiginosamente in un turbinio di emozioni: paura, tristezza, angoscia, speranza.
Questa la mia storia in poche parole.

Il messaggio che voglio lasciare è semplice:

CONTROLLARSI, CONTROLLARSI, CONTROLLARSI regolamente, 
PERCHE' mai come in questo caso PREVENIRE E' FONDAMENTALE!

Vorrei anche ricordare che il cancro al seno non è una patologia solo femminile. Seppure con minor incidenza, anche gli uomini vengono colpiti dal cancro alla mammella. Per loro si temono il tumore alla prostata o ai testicoli, che a fini preventivi vanno anch'essi periodicamente controllati, e non si pensa certo al tumore mammario. Eppure è così.
Sarebbe bello che la campagna rosa di sensibilizzazione, si tingesse di un piccolo segno blu, proprio per ricordare che anche l'altra parte del cielo è colpita da questo tipo di cancro.

Su nastrorosa.it  tutto quello che c'è da sapere.
Bij borstkanker.nl alle informatie die je nodig hebt.

15 October 2010

moto immobile

campo di grano e papaveri - ddf 1997

Mi vien da sorridere se ripenso a quante "pene" mi sono sottoposta per persone che oggi vedo con tutt'altri occhi. Oggi è tutto fuori proporzione, fuori quadratura. Per tanto, tantissimo tempo non lo è stato.
Com'è possibile? Eppure sono io, ero io. Perchè non riuscivo a vedere le cose per come le vedo oggi? Quelle persone anche se mi sembrano le stesse, sono cambiate. Anche io lo sono. Il mio punto di vista è un altro, le mie prospettive sono altre, altri sentimenti, altri pensieri. Eppure sono sempre io. E' come se mi fossi mossa stando ferma.
Più di duemila anni fa Eraclito dicevapanta rei os potamòs, tutto scorre come un fiume, tutto cambia.
Ogni nostro istante non è mai uguale all’altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro, da un tempo all’altro, che lo si voglia o no. Tutti gli eventi sono continuamente mutevoli, come il paesaggio che ci corre via veloce da un finestrino di un treno e del quale ben poco riusciamo a trattenere. 
In un preciso momento, confrontata con una persona del passato, la mia dapprima incredulità ha lasciato il posto a questa precisa sensazione di moto immobile insieme alla consapevolezza che per quanto grande sia quello che noi chiamiamo memoria, essa non è mai capace di trattenere fermare per un attimo il nostro continuo divenire. 

07 October 2010

emozioniamo?

Tutto è iniziato quando sono emigrata, ed ha preso un'impennata esponenziale durante la gravidanza. Parlo del mio quasi semi permanente stato "commozionale": sì, mi commuovo spesso e per parecchie cose, al di furori delle solite note, intendo.
Una melodia, un paesaggio, una canzone italiana alla radio (anche quelle che non rientrano propriamente nei miei gusti musicali) o il tricolore che sventola, il passaggio di un libro, il gesto gentile di qualcuno, una cartolina, una telefonata, un disegno di mia figlia, una reclame, una foto, una frase, un profumo, una parola, un'immagine...e io vado giù di brividi e lacrimoni.
Saranno gli ormoni in libertà non vigilata, sarà l'età, ma ogni volta mi sorprendo nel mio pianto, tanto che poi sorrido, il tutto come in un concerto solista ma polifonico di emozioni...

02 October 2010

non haiku

Mattino presto.
I panni in riga.
Una lucertola.
E ascolto un'altra vita.
(Serralta, un'alba di agosto, ventidieci )

Valle d'Itria - Lorenzo Gassi

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