25 October 2010

traslochi interiori

Psyche Opening the Door into Cupid's Garden
 John William Waterhouse 
evidentemente la mia crisi di mezza età si sta palesando sempre più come un'introspezione profonda, un trasloco catartico da me a me. E questo fa cerchio con quello che ho scritto qualche giorno fa, parlando di moto immobile.
Per continuare il discorso, prendo spunto da  questo e questo.
Be'  le due protagoniste, signora-ei e signora-ca, entrambe mie dirette vicine, si sono invertite nei rispettivi modi d'essere.
La signora-ei, che ritenevo una persona dolce, amichevole e sincera, si è rivelata, per dirla con un inglesismo che rende perfettamente l'idea, una REAL BITCH su tutti i fronti.
La signora-ca, che ha iniziato in modo non certo affabile, si è illuminata nel tempo di una luce totalmente nuova.
La delusione per il primo clamoroso abbaglio, anche per la pochezza della persona in questione, l'ho, tutto sommato, metabolizzata velocemente.
Le sorprese positive, soprattutto perchè inattese, continuano ad arrivare dalla signora-ca. Va detto che, anche se non c'è mai stata tutta questa simpatia fra di noi, abbiamo sempre avuto rapporti cordiali, anche perchè le nostre rispettive figlie, quasi coetanee, sin dal primo giorno hanno legato a meraviglia e sia io che lei abbiamo lasciato che così fosse.
Nel tempo questa persona, che si era posta come una specie di snob algida, si è aperta in modo tale da condividere con me, una perfetta estranea, fatti personali ed emozioni intime e profonde. Lo spiazzamento per questo capovolgimento totale è stato tale da farmi riflettere e fare autocritica.
Le colpe non potevano essere tutte e solo da una parte. I miei pre-giudizi su di lei erano stati creati dai continui commenti acidi della Bitch di cui sopra. Il mio errore è stato quello di esserci caduta in pieno, al punto tale da vedere la signora-ca così come la signora-ei la dipingeva. Mi sono fatta condizionare dal suo giudizio, visto che lei la conosceva da molto prima di me, e quando ci sono state le prime incomprensioni con la signora-ca, mi è stato facile applicarle l'etichetta. A parziale giustificazione c'è la mia voglia di socializzare e creare rapporti con la gente di qui, che la barriera culturale-linguistica non rende certo facile. Quindi mi è venuto più naturale fidarmi di chi si è proposto, sin dall'inizio, in maniera così aperta ed amichevole, rispetto a chi, invece, aveva la puzza sotto il naso ed era distante.
Forse il fatto di aver allontanato la signora-ei, mi ha fatto vedere le cose in maniera diversa, tanto da pormi, a mia volta, in maniera diversa con la signora-ca, che a quel punto ha sentito naturale avvicinarsi e aprirsi a me. Boh, non lo so, forse sono solo speculazioni le mie, ma fa parte della mia natura voler capire, e queste spiegazioni mi sembrano plausibili.

Le prime impressioni, seppur affidabili, non sono infallibili, ché ci sono tante cose nella vita di ognuno di noi che s'ignorano. In questo caso specifico, l'apparenza, seppur reale, è stata per me fuorviante. La sostanza, in entrambi i casi, è un'altra, e sono lieta di essermi data la possibilità di conoscerla.
Altro grande fardello che ho iniziato ad alleggerire, sono le aspettative nel prossimo, che mi creo più o meno inconsciamente. Senza queste attese, tutto quello che arriva di buono lo apprezzo nella sua pienezza, mentre le cattiverie/infamie/miserie, insieme a chi le ha elargite, li dismetto senza starci troppo male.
Il problema maggiore si pone con le persone che conosci, che sono la tua vita, e la dismissione non è un'opzione. Lì non aspettarsi niente è più complicato. Il filtro non è facile da attivare e la delusione quando arriva, proprio perchè il coltello è impugnato da chi ami, è profonda e dolorosa.
Allora l'unica via d'uscita per me, è di rielaborare ed accettare la nuova situazione, distanzioandomi quanto basta per non farmi male.
Per indole ed età, l'immunizzazione è impossibile, ma sul fronte preventivo credo di potercela fare, anche perchè non mi va proprio più di perdere il mio tempo, le mie energie, i miei sentimenti con chi, per un motivo o un altro, è talmente  imbevuto di sè da esserne ubriaco.

4 comments:

jazz said...

A volte succede di appoggiare le idee degli altri sentenfo una sorta di feeling che non si può spiegare, ma credo che (alla lunga) la nostra mente (che continua a macinare ogni singolo input) sia la nostra migliore amica. Si impara sbagliando, giusto?

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better.”
-Samuel Beckett-

fabdo said...

jazz, come dici tu, la mia mente, è la mia migliore alleata, anche perchè il cuore è troppo anarchico...
...e io continuo ad imparare :)

piesse: bellissima citazione!

Simona said...

Sono d'accordo: la citazione e' molto bella e mi ha fatto pensare a che cosa voglia dire "to fail better" e poi alle differenze tra il verbo inglese to fail e fallire italiano. Esperienza molto interessante, Do. Anche sulla "barriera culturale-linguistica" si potrebbe parlare piu' a lungo. Sono d'accordo con la tua constatazione riguardo le persone ubriache di se stesse. Come si dice qui: thanks, but no thanks. Buona settimana.

fabdo said...

Simona, concordo con te. L'inglese, come anche l'olandese, per delle parole ha sfumature che non possiamo tradurre completamente in italiano se non con un intero concetto e molte parole.
E' vero, la questione sulla barriera culturale-linguistica, merita certo approfondimenti. Mi piacerebbe conoscere le esperienze di altri Expat in merito.
Bella anche la tua: thanks, but no thanks :)
buona settimana anche a te!

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