03 April 2011

equilibrio precario

ieri ho parlato con la mia vicina K. di tutto il percorso che ho iniziato, e facendolo le ho spiegato anche da dove partivo. 
Lei è rimasta molto colpita da quello che le ho detto e di come gliel'ho detto. Ha espresso ammirazione per la scelta difficile che sto facendo e soprattutto per la chiarezza d'idee che dimostro. Io le ho risposto che mi costa molta fatica, ma che solo razionalizzando posso affrontare questa sfida.
Mi accorgo, però, che l'equilibrio psicologico in cui mi trovo è molto precario e basta nulla per scuoterlo. Cambi improvvisi di appuntamento con gli specialisti, per esempio, mi rigettano nello sconforto. Nella mia testa mi sono creata davvero un percorso nel quale so di avere delle tappe prestabilite. Cambiare in continuazione questi punti d'approdo, mi sbilancia, e apre di nuovo le porte alle mie emozioni. 
Ho litigato anche con Ronald che, quando, su mia richiesta, ha telefonato al policlinico per cercare chiarimenti, in realtà non lo ha fatto, disattendendo tutti gli accordi che insieme avevamo preso sul da farsi. Avrei potuto chiamare io direttamente il poli, ma non l'ho fatto perchè lui è molto più diplomatico di me nel risolvere contenziosi. Quel suo "non fare" mi ha ulteriormente scossa. Mi sono sentita abbandonata, ho perso la presa della mia àncora e mi sono trovata di nuovo naufraga nelle mie emozioni. 
Forse ho sottovalutato l'impatto che tutta questa storia dell'operazione ha anche su di lui. Io non sono me stessa, ci sono ma è come se non ci fossi, immersa totalmente e continuamente nei miei pensieri, vengo sorpresa io stessa dalla mia quotidianità. Lui sicuramente ne risente.
Mi trovo in uno stato psicologico molto fragile e solo la stabilità e la certezza di poche cose mi tengono in equilibrio: mio marito è una di queste. Sino a poco fa, quando ho voluto chiarire con lui, lo ignorava. Gli ho spiegato che quello che per lui è solo un fisiologico cambio di programma, per me, che mi muovo su un filo, è un terremoto. Gli ho detto piangendo, quanto per me lui sia importante in tutto questo cammino: è il mio punto di riferimento, la mia zattera di salvataggio. Che quando mi risponde con sufficienza, come ha fatto in quell'occasione, per me è causa di dolore. La sua reazione mi ha confermato che non immaginava. Mi ha detto che è orgoglioso di me per come sto affrontando il tutto, perchè conoscendomi, sa che sforzo immane sto facendo per mettere da parte le mie onnipresenti e dominanti emozioni e che lui, incomprensioni a parte, è e rimane sempre al mio fianco. 
Forse sono egoista, ma in questo momento ho solo bisogno di questo e non posso, nè voglio rinunciarvi.

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