27 May 2011

il consenso informato

un documento da paura. Dal punto di vista dell'impatto emotivo, non posso definirlo diversamente. 
Nero su bianco vedi elencate e ti vengono scandite dal chirurgo tutte le complicazioni: 
morte, embolia polmonare, trombosi, peritonite, fistola, emorragia intestinale, infezione delle ferite, polmonite, insufficienza polmonare, e l'elenco continua per altri cinque righi con le meno peggio.
Ma la parte per me più impressionante del documento è senz'altro la volontarietà della decisione di essere operata:

(...) Sono consapevole del fatto che ci sono altri modi per perdere peso, diversi dall'operazione, e che sono senza rischi. Di mia volontà ho deciso di farmi operare, e sono anche consapevole che in qualsiasi momento posso rifiutarmi.
(...) Prima di arrivare a prendere in considerazione questa operazione, nel passato ho fatto numerosi tentativi per dimagrire, ma con risultati insufficienti e non durevoli. 

Ecco, per quanto mi confronti duramente con la volontarietà, la sua ragione di essere è ancora più forte: il fallimento di tutto quello che ho fatto fino ad oggi per dimagrire e la consapevolezza che anche in futuro la situazione rimarrebbe tale, un fallimento.
Ora ho la possibilità concreta di cambiare radicalmente lo status quo in cui sono da praticamente tutta la mia vita. Devo sfruttarla e non perdere altro tempo prezioso imprigionata in questa gabbia.
Certo che la paura c'è. E' un'emozione del tutto naturale. Quello che mi rassicura è che sono in mani qualificate e competenti, che per cominciare non guasta. Il resto lo lascio a chi lassù mi ama. 

26 May 2011

mamma e papà

per tutta la giornata di ieri ero serena, anche i giorni precedenti al fatidico incontro lo ero. Con tanta fatica e impegno, ho raggiunto un equilibrio.
La notte scorsa, però, ho dormito male e oggi mi sento un pò giù. Credo di aver risentito il colpo solo ora. E' definitivo, mi opero. E anche se, come mi ha detto il dottore ieri, in qualsiasi momento posso tirarmi indietro, so che la mia decisione è presa. 
Oggi, più che mai, ho sentito il bisogno di dirlo ai miei genitori. Non potevo più tacere e tenerli all'oscuro.
Così qualche ora fa, quando papà mi ha chiamata con Skype, gliel'ho detto. Anche la mamma c'era. Hanno ascoltato in silenzio le mie ragioni e poi papà mi ha detto che ha piena fiducia in me e che se sono arrivata a questa decisione vuol dire che ritengo sia quella giusta. La mamma, con mia somma sorpresa, mi ha detto la stessa cosa. 
Non un "ma", non un "se". Niente. Puro, forte e totale appoggio di chi mi AMA.
Temevo un pò la reazione della mamma, perchè di stare ad ascoltare le più nefaste conseguenze di una simile operazione (per quello che apprende in TV), non mi andava proprio. Invece quello che mi ha detto è che devo pensare a me stessa, alla mia salute e al futuro di mia figlia che ha bisogno di me. E poi, come mi aspettavo, lei sarà al mio fianco per tutto il tempo che ne avrò bisogno. 
Che bella sensazione, che sollievo. Ma anche che grande emozione. Ho sentito davvero il loro abbraccio, quello di chi non si limita a darti un appoggio vuoto e di circostanza, ma di chi mi tiene stretta la mano e cammina con me. 
Papà, per natura, evita argomenti come operazioni, malattie, medicine, dottori, perchè si spaventa. Nonostante non volesse sapere i dettagli, le sue parole e il suo sguardo erano per me, mi venivano anche loro ad aiutare. 
Negli occhi lucidi della mamma ho visto tutto il suo Amore. Lo sa che non è facile per me. Mi ha detto: "Amore mio, tu sei la mia forza, stai su, sii positiva che tutto andrà bene. Fra un poco arriviamo noi!".
Quando abbiamo chiuso, ho pianto. Lacrime liberatorie, ma soprattutto di commozione per quello che mi hanno trasmesso i miei genitori riempiendomi il cuore. 
Dopo mio marito, loro due sono le persone di cui avevo bisogno in questo momento della mia vita. Sapere di averli davvero al mio fianco, non può che darmi ancora più forza e coraggio nell'affrontare questa difficile sfida.

Grazie mamma, Grazie papà. 

25 May 2011

il giorno del "giudizio" ovvero il chirurgo

il grande giorno è arrivato.
Io e Ronald siamo arrivati in ospedale in anticipo, erano le 14.10. Mi sono presentata in accettazione per comunicare la mia presenza e l'infermiera mi ha detto di accomodarmi in sala d'attesa che da lì a poco sarei stata chiamata dal dottore.
Dopo circa una decina di minuti sento il mio nome e mi viene incontro un dottore che non era van de Laar. Ho pensato fosse il suo assistente. Ci conduce nello studio, vuoto, e si presenta: dr. Acherman, anche lui chirurgo.
Ero disorientata. Il dottore m'informa che van de Laar era ancora in sala operatoria e che lui lo stava sostituendo. La mia espressione  deve essere stata così eloquente che lui stesso mi ha chiesto: "è rimasta delusa signora?"
La mia risposta è stata sincera: ho aspettato un mese in più per poter avere l'appuntamento con quel chirurgo e alla fine mi ritrovo con un altro dottore. Sì, ero delusa.
Lui molto intuitivo e diretto, mi ha detto che capiva e che avrebbe fatto del suo meglio per pareggiare il colpo.
La sua schiettezza mi ha fatto sorridere. Mi sono ripresa, anche perchè mi ha colpito positivamente la sua perspicacia e il suo sguardo.
"Lei è idonea, glielo dico subito, così togliamo ogni ulteriore ansia dal tavolo" mi ha detto, strappandomi così un altro sorriso. Poi ha aperto il mio dossier e mi ha informata che io, per loro, visto il mio profilo medico, sono una candidata ideale per il Gastric Bypass. Dallo stesso dossier, risultava ovviamente, la mia preferenza per la Sleeve, ma io l'ho preceduto dicendogli che nel frattempo, ero arrivata da sola alla loro stessa conclusione. Lui ha così stampato un documento, che altro non era che il Consenso Informato.
Sull'ultima pagina mi ha spiegato con un disegno in cosa consisteva l'operazione.
A quel punto gli ho posto la mia domanda: se il GB e la Sleeve sono considerate operazioni con solo effetto restrittivo, che funzione aveva il bypass del duodeno?
Molto semplicemente lui mi ha detto che il fatto di saltare il duodeno riduce quasi del tutto i problemi di riflusso. Inoltre si è constatato che, ha delle ricadute molto positive a livello metabolico. In generale c'è un minore senso di fame e poi, in molti pazienti obesi con diabete tipo II (mellito), per esempio, dopo l'operazione la malattia scompare.
Si parla di quota malassorbitiva solo in caso di GB distale, che loro non praticano. Il mio sarà prossimale.
Con il GB potrebbero verificarsi delle carenze di vitamine e minerali e per questo motivo, la dieta dovrà essere integrata giornalmente con una compressa multivitaminica.
Poi, prima di iniziare a leggermi il Consenso Informato, mi ha detto che ogni operazione chirurgica comporta dei rischi, che nel peggiore dei casi, possono condurre anche alla morte.
Per i pazienti obesi ovviamente questi rischi sono maggiori. Io, da loro, sono considerata una paziente a rischio di  classe A, la meno peggio, visto che la C è la peggiore. Sarebbe stato auspicabile, pertanto, perdere un pò di peso prima dell'intervento, per ridurre i rischi operatori.
Il dr. Acherman ha così iniziato a leggermi e spiegare, dove era necessario, ogni parola del documento ed io lo seguivo attentamente.
Ad un certo punto si è interrotto e si è rivolto a Ronald, chiedendogli se tutto andasse bene.
Io sono rimasta sorpresa da questo suo commento, non mi ero resa conto che mio marito si era un pò rabbuiato dalla preoccupazione. Il chirurgo sì.
Gli e mi ha detto che era comprensibile la preoccupazione, ma questi rischi sono tutti potenziali e i pazienti debbono essere informati di tutte le eventualità, inclusa la morte.
Le loro personali statistiche sono anche al di sotto della norma (che è dello 0,5%): 0,2% di mortalità. Hanno avuto un solo decesso e si trattava di un paziente precedentemente operato allo stomaco, che per via di occlusione intestinale, doveva essere rioperato, e che purtroppo non ha superato l'intervento.
Operano giornalmente e il numero dei pazienti trattati in totale è notevole. Conoscono le possibili complicazioni di questo intervento e sanno affrontarle con criterio e cognizione di causa. Certo i rischi rimangono, e ogni paziente, si sa, è una storia a parte. E di questo dovevo essere informata.
L'operazione, effettuata in laparoscopia, avrà una durata di circa 65 minuti e la degenza, se non ci sono complicazioni, è di un giorno. L'ultimo passo dello screening pre-operatorio sarà l'incontro con l'anestesista.
Ho firmato il documento.
Il dr. Acherman ha compilato il modulo di richiesta operazione e sorridendo mi ha chiesto, già conoscendo la risposta, se desideravo essere operata dal dr. van de Laar e lo ha scritto nel modulo, sottolineandolo ed evidenziandolo. Gli ho anche detto che per me il periodo più comodo per l'intervento è verso la metà di luglio, lui mi ha risposto che, compatibilmente con le loro agende, ne avrebbero sicuramente tenuto conto.
Prima di salutarci, mi ha consegnato i documenti e mi ha detto di tornare in accettazione per fissare un appuntamento con l'anestesista e comunicare la mia preferenza di data per l'operazione.
Così ho fatto. Incontrerò l'anestesista il 9 giugno prossimo, dopodicchè sarà fissata la data dell'operazione.
La reazione di mio marito, mi ha molto sorpresa. Non me l'aspettavo. In tutto questo tempo lui è stato il mio pilastro, e constatare questo piccolo cedimento, me lo ha fatto sentire ancora più vicino.
Ne abbiamo parlato, uscendo dall'ospedale. Mentre il dottore elencava tutte quelle complicazioni fino alla più estrema, Ronald si è reso conto che c'eravamo quasi, dalle parole si stava passando ai fatti e l'ipotetica possibilità di perdermi lo ha scosso emotivamente. Ora capiva veramente fino in fondo cosa ho provato io per tutto il tempo di questo percorso. Ha compreso davvero le mie paure, le mie perplessità, i miei dubbi, i dilemmi che mi hanno arrovellato l'anima. Si è reso conto della grandezza del passo, e per questo, era doppiamente orgoglioso delle mie "conquiste" chè dimostrano coraggio e determinazione.
Ci siamo abbracciati nel parcheggio, entrambi commossi e sopraffatti dalle nostre emozioni.
Nell'aria, oltre al calore del sole, il peso delle parole che non abbiamo ancora detto.

24 May 2011

ci siamo quasi

è arrivato e non mi sembra quasi vero. Questo mese di attesa mi è pesato come non mai e sono arrivata al punto di non vedere l'ora di essere operata, perchè sono esausta. Certo, per l'operazione devo ancora avere l'OK definitivo del chirurgo, ma, dai feed-back ottenuti  da tutti i dottori che ho incontrato finora, non dovrebbero esserci colpi di scena clamorosi.
Ci siamo quindi. Domani, nel primo pomeriggio, incontrerò finalmente il mio chirurgo, dr. van de Laar. Mi accompagnerà Ronald che voglio sia presente perchè, come si dice, 'tu is megl che uan'!
Domande vere e proprie non ne ho più, le risposte a quelle che avevo, sono arrivate nei mesi precedenti.
Ho solo bisogno di un chiarimento per capire la differenza tecnica che c'è fra Gastric Bypass e Vertical Sleeve.
Dico questo perchè dalla letteratura medica ufficiale, da quello che lo stesso van de Laar mi ha detto, il GB è considerato, come la VS, un intervento restrittivo. Se così è, perchè si bypassa il duodeno? Si parla di quota malassorbitiva solo nel caso di GB distale?
Il resto, come mi ha anticipato Coby, sarà lui a dirmelo e spiegarmelo fino nel dettaglio. 
Per quanto mi riguarda, vado con piena fiducia e relativa serenità, che di per sè considero già un grande risultato.

22 May 2011

my little black swan

sulla scia di quanto dicevo qui, oggi è stata una giornata di commozione intima e profonda grazie alla mia meravigliosa creatura, Isabella. 
Da venerdì scorso era impegnata con il saggio di danza "Il lago Dei Cigni". E' il suo secondo saggio, ma quest'anno, facendo lei parte del gruppo Balletto di Base I, aveva un ruolo più attivo e lungo del precedente. Poi, cosa anche più importante, è un anno più grande e si è resa perfettamente conto di tutto quello che stava facendo e del perchè.
Lei era nel gruppo dei piccoli cigni neri e in una parola era una favola! 
Mi sono così commossa che non riuscivo a trattenere le lacrime che piovose venivano giù. Già quando l'ho accompagnata dietro le quinte, nel vedere tutto quel fermento di bambini, ballerine e ballerini, mamme volontarie che vestivano, truccavano, acconciavano, mi sono commossa. Quando poi le luci si sono spente, la musica è iniziata e la sala stracolma si è azzittita, non ho più trattenuto le lacrime. 
Ne sono stata completamente sopraffatta. Credo che le emozioni che ho represso negli ultimi tempi, devono essere diventate troppe, e alla vista di tanta bellezza, si sono sciolte in mille gocce salate.
E' stata un'esibizione spettacolare da ogni punto di vista, ognuno ha dato il massimo e si è visto. Ma, si sa, il mio cuore di mamma ha pulsato ancora più veloce ai passetti del nostro piccolo cigno nero.

16 May 2011

c'è anche dell'altro

nella mia vita, e negli ultimi tempi me ne scordo quasi.
Prendi il pomeriggio di ieri, per esempio. L'ho trascorso in cucina ad insegnare a due coppie di giovani entusiasti ed appassionati, come preparare alcune delle pietanze più famose di Sicilia.
Questo lavoro mi dà sempre soddisfazioni. Trasmettere attraverso il cibo, quello che fa parte di me, del mio Paese, delle nostre tradizioni, della nostra cultura, è un privilegio. 
Gli apprezzamenti e i complimenti che ricevo per quello che dico, che faccio e soprattutto per quello che trasmetto, vanno al di là della Cucina e non possono che riempirmi di soddisfazione. Vuol dire che quello che voglio trasmettere, arriva veramente. Il che non è poco.
I miei pensieri, da quando ho iniziato il percorso bariatrico, girano tutti, volente o nolente, intorno a quello. 
Vista la portata della decisione, è naturale che sia così. Vorrei solo che il tutto non fosse così intenso e monopolizzante, chè in questo modo, il resto della mio quotidiano, passa come in secondo piano.
Quando mia figlia, stringendomi forte, mi dice "sei la mamma più buona e bella del mondo", o mio marito mi abbraccia e mi dice che sono una donna speciale, o  i bambini a scuola mi fanno le feste nel vedermi, o ancora, la mia nipotina di 7 anni, durante i festeggiamenti per la Comunione del fratellino (alla quale noi non potevamo esserci), dice commossa a chi aveva affermato che tutto era perfetto e non mancava niente: "non è vero, manca la zia!", oppure quando, perfetti sconosciuti, mi ringraziano per quello che ho saputo trasmettergli con il mio lavoro, ecco, allora  riprendo possesso della mia quotidianità, rimetto a fuoco, e torno a rivedere in maniera nitida tutto il mio mondo.  
Amo, sono amata, seppur fra fisiologici alti e bassi, ho una vita che mi soddisfa e della quale sono orgogliosa.
Devo ricordare a me stessa che le scelte di oggi, seppur difficili, le sto facendo per preservare e migliorare il mio futuro, il mio mondo. Sono solo un altro importante tassello che va ad incastrarsi nel mosaico che rappresenta la mia vita. 
Per non perdermi, è la luna che devo guardare, non il dito che la indica.

14 May 2011

un tranquillo week-end di stanchezza

domani lavoro, tengo un workshop di Cucina Siciliana qui da me.
Ronald ha così pensato di lasciarmi un pò in pace da sola ed è partito già da oggi con la nostra Billa e il caravan al seguito.
Tempo fa gli dissi che mi sarebbe piaciuto avere un paio di giorni tutti per me, senza preoccupazioni, impegni. Sola con me e il mio dolce far niente. Lui mi ha presa alla lettera, e quando si è presentata quest'occasione, complice anche il bel tempo, non se l'è fatta scappare.
Sono partiti nel primo pomeriggio alla volta di un campeggio-fattoria sulla costa, ad una cinquantina di km da qui e sarebbero anche passati dai nonni che abitano nelle vicinanze.
Finalmente sola. Ma dire che mi sto rilassando, proprio per niente. Mi aspetto di sentire da un momento all'altro la voce di Isabella che mi chiama per chiedermi qualcosa o aiutarla a fare qualcosa. Sento la sua presenza e quella di Ronald intorno a me. A rifletterci, la mia vita da quando c'è Billa gira quasi tutta intorno a lei. Spazio per me stessa ne ho lasciato davvero poco.
La notte scorsa ho dormito male e poco. Mi sono svegliata stanca e con un fortissimo mal di testa. E' tutta la giornata che praticamente mi trascino. Dovrei approntare i preparativi per domani, ma voglia di lavorare saltami addosso.
Non lo so, sarà per questa stanchezza, sarà perchè sono malinconica, sarà per tutti i pensieri che ho in testa, ma questo week-end tutto mi sembra tranne che di relax. 
E poi, lo devo ammettere, qualche volta saranno pure rompibols, ma quei due mi mancano.  

10 May 2011

letargo

lentezza. Questa parola mi viene in mente quando provo a descrivere come mi sento. Sono come in letargo: viva ma rallentata. 
Dalla frenesia dello scorso mese, allo stand-by d'attesa di questi giorni. Aspetto che arrivi il 25 maggio per incontrare finalmente il chirurgo.
I miei sentimenti in proposito, sono duali. Da un lato non vedo l'ora, perchè così saprò, e il mio prossimo futuro prenderà una direzione facendomi uscire da questo limbo. Dall'altro, proprio il fatto di poter avere delle certezze, come per esempio la data dell'operazione, risveglia l'ansia e la paura per l'intervento.
Il mio più grande desiderio in questo momento è avere tutto alle spalle, passare dall'altra parte della barricata e tirare finalmente un sospiro di sollievo. 
Per ora sono ancora in modalità "attendere prego". I pensieri, per fortuna, non sono più circolari. Anche il peso del dilemma sul tipo di operazione, si è notevolmente alleggerito. A questo punto, pur esponendo apertamente al chirurgo le mie perplessità rispetto il GB, mi rimetto serena e con fiducia al suo giudizio di persona esperta.
Arrivare a quel fatidico giorno mi sta affaticando non poco. Da qui, credo, questa stanchezza quasi atavica che sento e la lentezza che si è come impossessata di me.
Non sento neanche più l'esigenza di parlare. Le parole le ho dette tutte e sono stanca anche di quelle. 
Sono sola, in silenzio, rinchiusa nel mio guscio e aspetto. E così voglio stare.
Cerco di condurre la mia vita come sempre, distraendomi da questa attesa, ma senza molti risultati. Osservo la vita degli altri trascorrere nella sua "normalità", con i suoi ritmi rassicuranti, e un pò mi rattristo, perchè io mi sento di essere in un momento non ordinario e difficile della mia. 
I miei ritmi sono divenuti altri e forse la mia mente, con questo letargo, vuole preservare le mie forze per farmi affrontare con più energia quello che mi attende. Non so. 
Per ora aspetto.

06 May 2011

la mia conclusione

credo di essere arrivata finalmente ad una conclusione. 
Fra il Gastric Bypass e la Sleeve, nonostante io abbia una preferenza istintiva per quest'ultima, razionalmente credo sia meglio il primo. Ma andiamo per gradi.
L'illuminazione, mi è venuta dopo aver letto sul forum dei post scritti dai "vecchietti del bypass", persone operate già da 3 o 5 anni. Ci si confessava che dopo il biennio e la perdita enorme di peso (dai 30 ai 50 kg a secondo della grandezza del peso di partenza), si raggiungeva un plateau e, in alcuni casi, si riprendeva addirittura peso. 
Questa non è stata per me una rivelazione, nè tanto meno una notizia sconvolgente.
Durante l'incontro conoscitivo del mio ospedale, proprio il chirurgo ci aveva messo a conoscenza di questa possibilità che è del tutto fisiologica. Durante i due anni dopo l'operazione, per usare le sue parole, perdiamo peso gratis, senza particolare sforzo. Le entrate sono di gran lunga inferiori a quelle del pre operazione e il nostro corpo non ci permette letteralmente di mangiare di più, questo comporta l'enorme dimagrimento. Dopo questo periodo il nostro organismo, che si è assestato, ritrova un suo equilibrio, anche perchè, se così non fosse, moriremmo letteralmente di stenti. Questo comporta che siamo di nuovo noi in carica e quindi responsabili delle entrate e delle uscite, cioè di quello che mangiamo e di quanto ci muoviamo. 
L'introito alimentare rimane pur sempre molto ridotto, per via della piccola sacca gastrica, ma ci sta un pò di più rispetto all'inizio. Inoltre il senso della fame fà più spesso capolino e si tende a spiluccare di più fra i pasti. Cibi altamente calorici, come gelati, bibite, dolciumi vari, carboidrati semplici, scendono giù facilmente e le dimensioni ridotte dello stomachino non sono di ostacolo.
Si spera, che nell'arco dei due anni, noi si sia abbracciato un nuovo stile di vita e si sia entrati in un circolo virtuoso, che include anche più movimento. Il che circoscriverà l'eventuale aumento fisiologico di peso (che si aggira intorno ai 10 chili) e ci permetterà di rimanere in carreggiata. Se così non fosse, la strada verso l'accumulo sconsiderato è di nuovo riaperta e il risultato fallimentare sarà aver bypassato il bypass!
E' fondamentale sapere che non esiste alcuna operazione che può completamente contrastare gli effetti negativi di un comportamento alimentare distruttivo. La chirurgia bariatrica è solo uno strumento e come con molti strumenti, se non usato correttamente, non è di alcuna utilità. Qualsiasi operazione, solo ed esclusivamente in combinazione con la nostra compliance, ovvero la nostra osservanza delle prescrizioni mediche pre e post-operatorie, garantisce il successo nel processo di guarigione dall'obesità. Questo il mantra da ripetersi a sfinimento!
Sì ma tutto questo cosa c'entra con la mia conclusione? 
C'entra. Questo il mio ragionamento: se con il GB che è ritenuto il gold standard delle operazioni bariatriche, si possono avere questo tipo di ricadute, figuriamoci con la Sleeve che, come operazione a sè stante, è relativamente giovane e, già dai dati che si hanno a disposizione, non ha maturato statistiche soddisfacenti proprio in questo senso.
Mio marito, quando gliene ho parlato, mi ha detto che il ragionamento, alla luce di quanto sappiamo, non fà una piega. Poi facendo l'avvocato del diavolo, mi ha stuzzicato chiedendomi cosa avrei fatto se il chirurgo il 25 prossimo mi avesse detto, considerato il mio profilo medico e psicologico, che per me può anche andar bene la Sleeve. Gli ho risposto che se dovesse davvero farlo, lui sostenitore convinto del GB, io seguirei senza esitazioni il suo consiglio. Ipotesi fantasiose a parte, sulla base di tutte le informazioni che ho raccolto, ora capisco appieno l'insistenza del team verso il Gastric Bypass e le parole dello stesso van de Laar, il chirurgo: "noi preferiamo operare una sola volta e bene!". Come dargli torto?!

04 May 2011

creare legàmi

questa mattina, andando a controllare le e-mail per vedere se fosse arrivata quella che attendevo da parte di un'amica, e poi leggendo quello che mi scriveva, mi è tornato alla mente il Piccolo Principe, un libro che ricorre nella mia vita, chè è parte di me.
Pensavo a come sia bello creare legàmi e riti. Quando si creano legami anche le cose apparentemente trascurabili, all'improvviso assumono un senso compiuto, unico, speciale. Tutto può diventare qualcosa. E' che ci si guadagna sempre a farsi addomesticare.


XXI
In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”.
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino..”.
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono così triste…”.
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: “Che cosa vuol dire “addomesticare” ?”.
“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”.
“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe. “Che cosa vuol dire “addomesticare” ?”.
“Gli uomini”, disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”.
“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare” ?”.”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legàmi”…”.
“Creare dei legàmi?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi . Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore….credo che mi abbia addomesticato…”.
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”.
“Oh! Non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa: “Su un altro pianeta?”.
“Sì”.
“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”.
“No”.
“Questo mi interessa! E delle galline?”.
“No”.

“Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”.
“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” .
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
“Che cos’è un rito?”, disse il piccolo principe.
“Anche questa, è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi… “.
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”.
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
Poi soggiunse:
“Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.
E ritornò dalla volpe.
“Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”.
“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944)

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