22 July 2011

come una bomba

venerdì 22 luglio 2011
la mattina è iniziata con la mia nuova routine. Unica differenza la comparsa di piccoli  lividi intorno ai tagli, fatta eccezione per uno più esteso e di colore viola intenso intorno al taglio sinistro. Il primo pensiero è stato che lo avevo creato io, avendo dormito proprio su quel fianco. Poi però, Ronald mi ha detto che è normale avere lividi sulle ferite post-operatorie. Non ho febbre, la parte non è gonfia, nè più dolorante del solito, l'antitrombina che mi sto somministrando due volte al giorno poi, credo che abbia agevolato la formazione degli ematomi. Insomma non credo ci sia da preoccuparsi.
Oggi era l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive per Isabella e sia io che Ronald abbiamo voluto accompagnarla per ringraziare e salutare anche noi le maestre. E' stato bello vedere il mio tesoro con i piccoli regalini ed i bouquet di fiori in mano, mentre ringraziava la maestra Lisette che era rimasta davvero commossa da quella sorpresa. Astrid, l'altra maestra, purtroppo non c'era.
Quando siamo rientrati a casa sono andata in bagno al richiamo finalmente del mio intestino che era in fermo da martedì. E' stato un sollievo più che fisico psico-emotivo, perchè mi ha dato la conferma che tutto funziona correttamente.
Il resto della giornata, fra pappette varie, latte, acqua e succo d'arancia, è trascorsa liscia. Il mio stato d'animo però era un blob di emozioni che andavano dallo sfinimento, alla delusione, fino alla tristezza.
Verso le 20.00 con un forte mal di testa ho preso due pastiglie di paracetamolo e sono andata a letto. Mio marito, che era fuori per lavoro, è rientrato poco dopo. Io ero stesa sul letto ma sveglia. Quando è salito in camera e mi ha vista così, ha voluto sapere cosa c'era che non andasse. 

Gli ho detto che prima di tutto ero stanca e cominciavo a sentire il peso di tutto, anche di questa alimentazione noiosissima. Poi ero delusa da lui e dal suo comportamento che percepivo come distante, da subito dopo essere stata operata. 
Ero dispiaciuta che il giorno dell'operazione, lui si fosse allontanato dall'ospedale, mi aspettavo che rimanesse fisso lì per tutto il giorno, o per lo meno fino a quando non mi avesse rivista. Invece è andato a sbrigare qualcos'altro. Poi, come se non bastasse, da quando sono tornata a casa, è più il tempo che lui è mancato, che quello che l'ho sentito e visto vicino a me. Avevo la sensazione come se lui, ora che l'operazione è alle spalle, non sentisse più indispensabile essere con me. 

Questa sensazione di "abbandono", unita allo sfinimento fisico e psicologico, si  sono condensate in una bomba di lacrime, che puntuale è esplosa.
Lui mi ha rassicurata che non era assolutamente così e spiegato le sue ragioni. Abbiamo parlato per molto.
Mentre sto scrivendo, credo di capire che questa "distanza" sia il suo modo di riprendersi, di allentare la tensione degli ultimi giorni. Anche per lui non è stata una passeggiata e ne sono consapevole.
Lo tranquillizza anche il fatto che mia madre è sempre con me e non sono sola.
Se sono arrivata fino a qui lo devo sì a alla mia determinazione, ma anche a lui che, per tutto il tempo, non mi ha mai fatto mancare il suo sostegno e il suo incoraggiamento.
Ronald non è molto bravo nell'esternare le sue emozioni, ma la sua preoccupazione e persino la paura di perdermi, erano chiare quando ci siamo dovuti separare prima che mi portassero in sala operatoria. L'ho visto col cuore.
Il cammino, dopo l'operazione, è arduo e faticoso. Sono solo all'inizio. Ho molto lavoro da fare, soprattutto a livello psicologico ed emozionale. Ora più che mai ho bisogno anche della sua presenza emotiva esplicita, parlata e tangibile. Un cuscino morbido dove appoggiarmi, farmi coccolare, per ricaricarmi e andare avanti, quando sono troppo stanca per farlo da sola. 
Non ho le forze per interpretare o analizzare. Ho bisogno di parole dette e di cose fatte, tutte e solo per me. Energia d'Amore di cui cibarmi. Chi mi ama ora lo sa.

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