18 September 2011

che c'è di male a dirlo?


foto thorninyourside

tutti si complimentano per i risultati, ma solo pochi non ignorano o liquidano con noncuranza cosa ho dovuto, devo e dovrò fare per ottenerli. 
Questa superficialità, specie se arriva da vicino, mi ferisce molto. Sono anche stanca di dover accettare la presunta "buona fede" delle azioni altrui che riguardano me, perchè, si sappia, la buona di fede, fà male quanto e come la cattiva.
Non sono un fenomeno da mostrare, nè tanto meno un oggetto di conversazione. Le persone che sentivo di dover informare, le ho informate personalmente. Il resto della gente non mi interessava prima, mi interessa meno ora. 
Non cerco complimenti, nè la "comprensione"/partecipazione finta o vera che sia del mio prossimo. Semplicemente non ho voglia di spiegare a tutto il mondo, così tanto per parlarne, le mie scelte, i miei perchè, il dolore che si rinnova ogni volta che ne parlo. E questa è faccenda molto diversa dal "che c'è di male a dirlo?".
Sono stata costretta da circostanze avverse, da una malattia subdola qual è l'obesità, a dover ricorrere a rimedi estremi, per darmi la possibilità di un futuro migliore. L'operazione l'ho fatta il 19 luglio 2011, ma le conseguenze che porta con sè, sono a vita. E questo, se per molti è un piccolo dettaglio da ignorare, per me no. 
Della mia famiglia, l'unico che sa veramente quanto dolore e lacrime mi è costata questa decisione, è mio marito, che mi è stato davvero affianco in tutto. Gli altri, chi più chi meno, ne sono stati toccati marginalmente e la leggerezza con cui parlano di tutto, lo dimostra.
Tre quarti della mia vita sono il risultato di decisioni altrui che ho dovuto subire, non ultimo la mia obesità. Non è vittimismo, è un dato di fatto.
Da quando ho deciso di venirmene qui, nel bene e nel male, sono finalmente io in carica al 100%. Questo ultimo percorso intrapreso, ne è l'ennesima prova.
Sono orgogliosa di me e fiera della mia scelta, non ho niente di cui vergognarmi o rimproverarmi. I risultati che si cominciano a vedere, mi danno grande soddisfazione, ma il prezzo che ho dovuto pagare e i sacrifici che mi costano giornalmente, non li dimentico. Per questo non ci trovo niente da festeggiare, nè ci vedo motivo di vanto pubblico. 
Il mio organismo è cambiato per sempre e con esso sta cambiando tutto il resto, non solo esteticamente.
Le cinque piccole cicatrici che si vedono sulla mia pancia sono solo il promemoria di una ferita ben più grande e profonda, che mi ha segnato e cambiato il corso della vita e che spero l'amore per me stessa e il tempo rimargineranno.  
L'empatia che è cosa preziosa e rara, non la si può chiedere. Il rispetto per me e le mie sofferenze, però, quello sì che lo pretendo.
Questo il male che c'è.

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