02 September 2011

il domatore di cuori matti

un sorridente dottor Mairuhu, che mi ha subito riconosciuta, ha esordito dicendo: "come arrivi tu alla fibrillazione atriale?". "A saperlo!" - gli ho risposto io, amareggiata.
Mi ha sorriso di nuovo e mi ha fatto accomodare. Quando, pochi minuti prima, mi sono presentata in accettazione, avevo consegnato all'infermiera la richiesta per la visita specialistica del mio medico curante, e la copia dell'ECG del 7 agosto scorso, che evidenziava la fibrillazione atriale. Quindi il cardiologo conosceva i nuovi sviluppi.
Poi mi ha chiesto come è iniziato l'attacco e la durata. Gli ho risposto che ieri, a 25 giorni di distanza, se n'era verificato un altro, e che in entrambi i casi ero a letto e molto serena, che sono durati circa 8 ore e sono cessati spontaneamente. 
Gli ho immediatamente chiesto se mi dovevo preoccupare per la mia vita e se questo problema fosse una conseguenza del Gastric Bypass che, ironia della sorte beffarda, avevo deciso di fare proprio per prevenire problemi soprattutto al cuore. Lui mi ha assicurato che non si tratta di una patologia che minaccia la vita e che non c'è nessuna correlazione diretta con il tipo di operazione che ho fatto. Anche perchè, come hanno dimostrato tutte le analisi pre-operatorie, il mio cuore, soffio a parte, è sano. Sono solo state circostanze e coincidenze sfortunate. Per dirla a parole mie, invece, sfiga nera.
Non c'è una spiegazione chiara e netta per la fibrillazione in genere. Quello che non si deve sottovalutare nel mio caso, è che il mio organismo ha subìto un enorme cambiamento e ora sta ricercando un equilibrio che potrebbe provocare scompensi. Quindi indirettamente l'intervento chirurgico potrebbe aver scatenato la fibrillazione (che io credo fosse già presente in maniera latente da almeno due anni).
Le medicine che mi sono state prescritte all'ospedale il 7 agosto, vanno bene e servono per prevenire i rischi connessi alla fibrillazione atriale: ictus cerebrale ed embolia. Ma non prevengono gli attacchi, per questo lui mi ha prescritto un altro farmaco da aggiungere al cocktail. Evvai e siamo a 3! Questo farmaco, però, che potrebbe darmi problemi seri, deve essere assunto esclusivamente sotto controllo medico. Infatti lo proverò per venti giorni, durante i quali, farò anche un esame cardiaco sotto sforzo per accertare che lo stesso non crei maggiori scompensi al mio cuore. Mi ha anche prescritto delle analisi del sangue per controllare una serie di valori che potrebbero chiarire la causa del problema.
Gli ho anche chiesto come fosse l'ECG che mi era stato fatto quando sono arrivata, e lui mi ha detto che era normale.
Il dottore ha poi aggiunto che un altro aspetto da tenere sotto controllo, in relazione alla fibrillazione atriale, è la ritenzione dei liquidi. Un atrio “fibrillante” nel tempo perde la contrazione e questo fatto determina la riduzione del circa 20% – 30% dell’efficienza di pompa del cuore. L’importante perdita dell’efficienza cardiaca non fa altro che aumentare la sintomatologia del paziente peggiorando principalmente l’affanno e la stanchezza. Per la stessa ragione aumenta la ritenzione di liquidi, quindi il peso corporeo e compare il gonfiore (l’edema) a livello degli arti inferiori.
Il 15 settembre, insieme alle altre visite post-operatorie  programmate con la dietista e la fisioterapista, farò anche il prelievo del sangue e il test sotto sforzo, mentre il 23 mi rivedrò con lui.
Sono uscita dall'ospedale tranquilla ma non troppo, e ho spiegato alla mamma e papà, che mi avevano accompagnata, cosa mi aveva detto il cardiologo.
Quando sono arrivata a casa ho immediatamente "googolato" il farmaco prescrittomi, il Tambocor CR (controlled release=rilascio graduale), principio attivo flecainide. Non c'è da stare allegri. Molti pazienti che soffrono di fibrillazione atriale, una volta provato questo farmaco, preferiscono sospenderlo, continuando solo la terapia anticoagulante e betabloccante preventiva, per via dei pesanti effetti collaterali della flecainide: possibile maggiore aritmia o, per contro, bradicardia, e poi dispnea, confusione, dimenticanza, atassia,  nausea, vomito, vista doppia, abbassamento delle difese immunitarie, ittero.
Soprattutto chi è affetto da fibrillazione atriale parossistica (come me finora), preferisce convivere con gli attacchi saltuari, piuttosto che assumere questo farmaco e rischiare di peggiorare la situazione rendendola addirittura cronica. 
Almeno a quanto leggo su internet, il rischio è molto alto di cadere dalla padella nella brace. 
Lunedì telefono in cardiologia per fissare un consulto telefonico con il dr. Mairuhu e chiedergli se è proprio necessario che prenda questo nuovo farmaco, considerata la natura parossistica della mia fibrillazione e, non meno importante, la mia nuova anatomia e fisiologia interna dopo il Gastric Bypass. E se proprio devo, per quanto. Devo anche accertarmi se per il test da sforzo dovrò sospendere il betabloccante, così come indicato nel foglietto datomi dall'infermiera, visto che lui non me ne ha fatto cenno.
La triste conclusione che traggo è che questa fibrillazione atriale sarà pure "innocente", ma è subdola. Questo non vuol dire che devo cantarmi il requiem, ma che devo imparare ad accettarla, limitarne i rischi e rimanere allerta. 
L'impatto psicologico che ha su di me è catastrofico. In questo momento ne sono sopraffatta, mi sembra di essere entrata in un tunnel senza uscita. Metto in discussione anche tutte le decisioni prese finora nutrendo così un senso di colpa deleterio. Sono arrabbiata con me stessa e non riesco a scindere il Gastric Bypass dal sopravvenire della fibrillazione. Il che mi consuma. 
Ho bisogno d'aiuto professionale e prima lo cerco, meglio sarà per la mia salute psichica.

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