25 October 2012

la sostenibile LEGGEREZZA dell'essere


da quando mi sono operata è un susseguirsi di "prime volte" per me. Posso finalmente accavalciare le gambe, compro taglie regolari e non conformate stile tendone circo; mia madre mi passa i suoi vestiti; compro e indosso un cinturone, degli stivali, vestiti aderenti; porto mia figlia sulla mia bici (con sua - e mia- grandissima gioia); la piccola mi abbraccia circondandomi tutta con le sue braccia; sento e vedo di avere anche io delle ossa; la mia trovata energia mi permette di camminare, nuotare, andare in bici senza che per questo anche la punta dei capelli mi faccia male o avere il fiatone di un asmatico raffreddato; mi siedo sulle sedie senza dover fare i test di carico prodotto; sono stata presa in braccio da mio marito e via di questo passo.
Pare poco. Forse lo è per chi non è nato e convive con un corpo da omino Michelin come lo era il mio poco più di un anno fa. Ora che mi sono letteralmente svuotata è più facile tutto e mi godo i miei piccoli momenti di significante felicità. 
A chi mi chiede come mi sento in generale dopo il gastric bypass rispondo semplicemente: leggera. E non è un'ovvietà. Parlo di una leggerezza che trascende i chili in sè. La mia testa, il mio essere e le mie emozioni sono più leggeri, perchè finalmente liberi da un peso padrone e troppo ingombrante.
Non lo dico per dire che sono rinata il 19 luglio 2011. Questa data è il mio spartiacque, uno di quei momenti della vita in cui ci si rende conto che niente sarà più lo stesso e il tempo si divide esattamente in due parti: prima e dopo. E' il momento preciso che segna la fine di una pesante prigionia e l'inizio di una nuova stagione della mia vita, piena di promesse e possibilità inesplorate, tutte sotto il segno di una più sostenibile leggerezza dell'essere.
Al passato, senza il quale non sarei quella che sono oggi, dico comunque grazie per le lezioni che mi ha insegnato. Al mio futuro, sono pronta!

06 October 2012

le mie braccia/5


e invece sì è il caso di dire. Stamattina fra la posta c'era una lettera che aspettavo. Quando ho visto l'instestazione con il logo della mia assicurazione medica, ho capito che conteneva la risposta alla richiesta della dott.sa van Loenen. Pensavo di conoscere già il contenuto, ma con enorme stupore ho subito letto: "le paghiamo il suo intervento". Ecco breve e coinciso il mio lasciapassare.
Ad essere totalmente sincera, nonostante la batosta della prima volta, c'era una parte di me che si aspettava questo "sì". Calcolatori per quanto possano essere quelli delle società assicurative, non potevano ignorare quello che ho raggiunto in un anno e a cosa ho dovuto sottopormi per ottenerlo. Ora si tratta di effettuare gli esami di routine e, se è tutto ok, fissare con la chirurga la data dell'operazione.
Le braccia alla batgirl credo ormai abbiano i giorni contati e proprio per questo l'ansia e la paura iniziano a farsi sentire. Ma forza e coraggio donna, che anche questa la superi!

07 September 2012

le mie braccia/4

e dopo poco più di un anno e mezzo eccomi di ritorno dalla dottoressa van Loenen, la chirurga plastica, per valutare di nuovo la possibilità di una brachioplastica. Il primo tentativo andato a male con l'assicurazione per via della mia obesità morbigena, dovrebbe essere solo un ricordo, considerato che da quel 23 febbraio del 2011 (pesavo 125 kg) ho perso la bellezza di quasi 40 chili e il mio bmi è passato da 48,8 a 33,2. Sempre alto per i criteri di valutazione assicurativi (che richiedono un bmi non superiore a 30), ma non da costituire un ostacolo insormontabile. Almeno si spera. 
La dott.sa si ricordava di me anche se, per usare le sue parole, di fronte aveva praticamente un'altra persona. Mi ha spiegato che per lei sono una candidata idonea, anche perchè con il dimagrimento, la sproporzione delle mie braccia è molto più evidente e la pelle in eccesso è davvero d'intralcio. Mi ha spiegato che l'intervento dura circa un'ora e mezzo e che la degenza post operatoria è in genere di un giorno, salvo complicazioni. L'incisione viene fatta in modo da non essere visibile, quindi nella parte interna del braccio e inizia dal gomito per finire sotto l'ascella. La cicatrice è quindi piuttosto lunga e dovrò portare un drenaggio per 24 ore e speciali fasce contenitive per almeno sei settimane, evitando di fare sforzi di ogni genere. 
Dopo di che mi ha fatto le foto, che invierà insieme alla richiesta d'intervento alla mia compagnia assicurativa, nella quale confermerà le ragioni mediche e non estetiche per lo stesso, sottolineando il mio percorso bariatrico con relativi inconfutabili risultati. Mi ha anche detto che, pur avendo maggiori chances rispetto alla volta precedente, l'assicurazione poteva di nuovo rigettare la richiesta e che mi sarei dovuta preparare ad eventuali ricorsi, ferma restando la possibilità di pagarmelo io l'intervento. In caso invece di accettazione, avrei dovuto chiamare lì da loro per prendere gli appuntamenti successivi con lei e l'anestesista e fissare la data dell'operazione.
La risposta la riceverò fra un paio di settimane. Riusciranno le ali d'aliante a spiccare il volo?! All'assicurazione l'ardua sentenza. Io per l'intanto incrocio di nuovo le dita.

27 August 2012

vado dove mi porta il cuore, sempre.

in generale è il mio leitmotiv e questa volta alla lettera, direi. 
Il 26 giugno scorso sono stata contattata dall'Associazione De Hart&Vaat Groep (Gruppo malattie cardio-vascolari) alla quale sono iscritta. Risultando sul loro data base che io soffro di fibrillazione atriale, mi contattavano per chiedermi se volevo essere intervistata dalla nota rivista di salute gezondNU che voleva scrivere un articolo su malattie cardiache con particolare attenzione a pazienti donne in età compresa fra i 25 e i 55 anni. 
Io ho sùbito accettato. Intervista telefonica fatta un paio di settimane dopo e 3 settimane fa, con mia somma sorpresa, la redazione mi comunica che a fine agosto ci sarà anche un servizio fotografico con le tre protagoniste dell'intervista. 
Oggi il fatidico giorno è arrivato. Nel primo pomeriggio eccomi con redattrice, make-up artist, una delle altre due intervistate e fotografo in uno studio fotografico professionale a farmi immortalare. 
L'inibizione e il timore iniziali sono stati spazzati via dalla professionalità e simpatia dello staff in primis, ma anche dalla mia compagna di avventura Judith che, come me, si sentiva una regina in questo contesto un pò glamour. Un pò è così, star per un giorno, lo siamo proprio state. Farsi truccare, vestire, fotografare non è cosa di tutti i giorni per noi.
Joshua, il fotografo, ragazzo dalla sensibilità e talento rimarchevoli, ci ha fatto vedere le foto in anteprima subito dopo averle scattate: a me, sarà per lo stato di estrema euforia in cui mi trovavo, mi sono sembrate una più bella dell'altra. Mi ha messo immediatamente a mio agio con il suo modo gentile e attento di fare. Mentre fotografava mi parlava. Da subito mi ha detto che avevo un bellissimo sorriso e che era proprio quello che voleva vedere. Di tanto in tanto, mentre scattava, mi ripeteva - fammi vedere i denti! - ottenendo proprio quello che voleva. 
Dopo aver finito le foto con me da sola, ne abbiamo scattate un bel pò insieme a Judith. Una ragazza di 22 anni, issima in tutto: alta, bionda e, per quello che ho avuto modo di conoscere, bella anche dentro. Ci siamo abbracciate sul set come se ci conoscessimo da una vita, nelle pose che Joshua suggeriva o in quelle che venivano in testa a noi. Poi è stato il turno di Judith per le foto da sola. Davvero una splendida ragazza. L'altra protagonista dell'intervista, abitando un bel pò distante dallo studio fotografico, non se l'era sentita di venire, quindi nell'articolo verrà pubblicata una sua foto privata. 
Per quanto riguarda me e Judith, Nadine, la redattrice, ci ha detto che ne sceglieranno, per ognuna di noi un paio, e che ci saranno anche spedite per ricordo. L'intervista, invece, comparirà nell'edizione di novembre del mensile in questione. Non vedo l'ora!!!
Dopo questo tornado di emozioni, non posso fare a meno di pensare che, come sempre, ogni cosa nella vita, anche la più difficile, porta in sè sempre qualcosa di buono che, se sul momento non riusciamo a vedere, nel tempo si appaleserà in tutta chiarezza.
Anche questa intervista, frivolezze incluse, è un'altra di quelle esperienze che arricchiscono con un sorriso e come tale l'ho vissuta.
La mia aritmia cardiaca è stato un colpo duro da assorbire. La paura, la rabbia, l'impotenza, hanno lasciato pian piano spazio alla razionalità e all'accettazione. L'ansia rimane, ma non ne sono più prigioniera.
Questo problema mi ha dato la possibilità di conoscermi meglio, accettare i miei limiti imparando a concedere più tempo e spazio a me stessa, mettendo da parte autolesivi sensi di colpa. Fra alti e bassi, apprezzo in maniera più intensa ciò che ho, sono sempre più nel momento, nel presente, con il quale avevo un rapporto a distanza. La gente cerco di prenderla per quella che è, mettendo in aspettativa le mie aspettative, con il duplice vantaggio di  lasciare l'inutile al suo destino e di farsi sorprendere dal piacevole inatteso. Non è che mi riesca sempre chiudere le frontiere, ma i progressi ci sono e so di essere sulla buona strada. Sono in generale più positiva e aperta ai cambiamenti che mi riguardano. Mi espongo di più uscendo dalla mia confortevole zona di sicurezza. Spesso mi domando: cosa ho da perdere?! Ecco appunto, cosa ho da perdere! Sarà più "rischioso", ma ne vale la pena vivere con intensità e con un pizzico di sano egoismo.
La fibrillazione, anche se in maniera brusca, mi ha dato la sveglia: in un attimo tutto può finire, non c'è tempo per perdere tempo. La vita è bella così com'è.
Insomma, il mio cuore farà pure il matto di tanto in tanto, ma mi porta sempre lontano.

23 August 2012

l'ultimo saluto

qualche ora fa ero di fronte a questo mare, il tuo mare, quello che ti ha accolta nel suo immenso abbraccio. E' stata un'emozione profonda essere lì di fronte a te. Avvolta nei bei ricordi e nelle forti sensazioni, ti vedevo, ti sentivo. Vedevo me abbraciarti nel mare, vedevo il tuo sorriso, sentivo il tuo profumo. Ho potuto finalmente salutarti anche io e chiudere il cerchio d'amore che a te mi legherà finchè vivo.
Poco dopo, quando il telefono mi è squillato, il mio presentimento è divenuto purtroppo realtà. Ronald con un filo di voce mi  ha detto... papà Ton se n'è andato pochi minuti fa. Dopo le notizie altalenanti degli ultimi giorni, ecco arrivare quella definitiva. Per quanto ce lo aspettassimo, viste le sue pessime condizioni di salute, il colpo è arrivato durissimo lo stesso. Non credo si possa essere mai preparati alla morte.
Con l'anima già in subbuglio per dove ero, non sono più riuscita a contenere le tante e troppo intense emozioni, che si sono sciolte in altrettante lacrime.
A noi rimane il dolore e la tristezza della perdita, per loro si spera ci sia finalmente pace.

Ciao papà Ton. Ciao zia Fernanda. 
La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.

Fernando Pessoa



24 July 2012

faccio cose, vedo gente

quattro parole per descrivere in modo semplice questi giorni di soggiorno a Brindisi, mia città natale.
Dopo due anni di assenza dalla Madre Patria avevo proprio voglia di rientrare. La cosa più bella di questi giorni è l'essere ritornata in un battibaleno al passato, alle cose che facevo quando vivevo qui, alla spontaneità, ai last minute di sempre. 
Io che dico ad una mia cara amica - Passa a prenderti un caffè, anzi vengo io così saluto anche il resto della famiglia. O ancora - Do, ti va stasera di andare a fare una passeggiata in centro e bere qualcosa? Oppure un messaggio che mi arriva - Donatella quando ci vediamo???? E io - Stasera va bene, venite voi? 
Ecco tutto questo con la naturalezza di sempre, riprendendo il filo esattamente dove lo si era lasciato, come se il tempo non fosse passato e io non me ne fossi mai andata da qui. Che bello.
Solo una cosa mi ha fatto un pò specie in questo tuffo nel passato, quando ieri sera, prima di uscire, la mamma mi ha detto di prendermi le chiavi di casa in caso fossi rientrata tardi. E già, quelle chiavi ora non ce le ho più. 
Per forza di cose, altri incontri sono stati già da tempo organizzati. Amici carissimi che non abitano qui, ma che sono in vacanza da queste parti e si sono spostati le ferie proprio per vederci. 
Sono queste persone nel cuore che, in fondo, che mi trovi qui o lì, nella mia vita ci sono sempre, a farmi apprezzare ancora di più, se possibile, le mie radici. 
E mentre la nostalgia del presente comincia a farsi sentire, io me ne ritorno per un altro pò al passato.

19 July 2012

tanti auguri a me!

19 luglio 2011 una data indimenticabile per me, praticamente il mio nuovo compleanno. Sì perchè da quel giorno sono rinata: una nuova Donatella si è affacciata a questo mondo. 
Gli anniversari sono sempre momenti di riflessione e bilanci. Questi ultimi non mi interessano più di tanto, l'unica cosa che ho voglia di dire è che mi sento bene, le mie motivazioni ad operarmi, dopo un anno, sono realtà. 
Più di così.
Il chirurgo ha fatto la sua parte e la luna di miele da Gastric bypass volge al suo termine. Ora tocca a me mantenere quello che ho ottenuto facendo attenzione a non ricadere nelle trappole di una vita. Rimane pur sempre una battaglia la mia, lo sapevo, ma con 35 kg in meno, è meno pesante. Alla lettera.

14 July 2012

piccole donne crescono/5: Diploma A di nuoto + promozione al gruppo 4

dopo un lungo percorso iniziato nel dicembre 2010, e l'ottenimento di ben sei brevetti intermedi, stamattina la nostra piccola Rosolina ha superato brillantemente l'esame per ottenere il primo di tre importanti diploma di nuoto. La piscina era piena di familiari e amici dei 37 campioni sotto esame, fatto di per sè emozionante per me e il papà di sicuro, per la Billina quasi per niente.  
Durante la prova cercava sempre i nostri sguardi e io, fra una lacrimuccia di gioia e l'altra, mi sbracciavo per farle arrivare tutta la mia ammirazione. Era così orgogliosa di far vedere cosa sapeva fare. Vederla muoversi in acqua con tanta sicurezza e padronanza è stato sorprendente e rassicurante. Qui siamo circondati dall'acqua e sapere che lei è in grado di nuotare, ci fa certamente tirare un sospiro di sollievo. 
E' un periodo di grandi soddisfazioni questo, tutte made by Isabella. Qualche giorno fa abbiamo avuto il colloquio di fine anno con le maestre, e anche lì, la nostra Billa si è superata: è stata promossa a pieni voti al gruppo 4 (2a elementare). E, facendomi togliere un sassolino dalla scarpa, nella lettura, punto debole secondo la maestra, ha raggiunto il livello AVI 4, superiore al livello AVI 3 previsto in chiusura anno per il gruppo 3. Se da un lato fa piacere sapere che nostra figlia sia seguita, dall'altro il creare tempeste in un bicchiere d'acqua, per un falsopresunto problema, mi sembra eccessivo. Ogni bambino ha i suoi tempi di maturazione per raggiungere determinati risultati. Se glielo diamo questo tempo, senza troppi allarmismi e pericolose etichettature, non sarebbe male. Va be', ma questa sono io.
Comunque sia, amo questa sensazione di appagamento che sanno dare i cerchi che si chiudono e adoro mia figlia che ne è l'artefice. Ai prossimi traguardi super Billa!

11 July 2012

carta, penna e Isabella

io: Isabella mi ricordi le cose che devo fare quando usciamo?
Billa: mamma, perchè non ti scrivi una lista, così è più facile?
io (incassando il colpo, rilancio): me la vuoi scrivere tu?
Billa: sììììììì!!!! E mi porto pure la penna così quando fai le cose poi le cancello.

Della serie 'ciapa e porta a casa'. Il lato olandese dell'infanta è decisamente dominante.

10 July 2012

l'abito non fa il monaco

stamattina, mentre pagavo l'entrata in piscina, sulla vetrina dello sportello ho notato affisso il ritaglio di un articolo di giornale. Leggendo il titolo, mi è venuto un colpo nel vedere il nome di un compagno di Billa associato con Opkikker, una meritevolissima Associazione che ha come scopo donare a bambini malati cronici, dei momenti indimenticabili che allevino, almeno per un giorno, tutte le pene a cui sono sottoposti dalla loro malattia. 
Ignoravo che il piccolo avesse problemi seri di salute. E' così dolce e il suo aspetto simpatico e tenero ti fa venire voglia di abbracciarlo e coccolarlo, mi ricorda tanto Leo dei Little Einsteins. Il mio pensiero è andato subito alla sua mamma, che conosco solo di vista. Una bella ragazza che mi ha colpita per il suo sguardo quasi sempre melanconico. Ora capisco il perchè. 
Ognuno di noi si porta un bagaglio appresso. Ci sono fardelli davvero pesanti, ma questo non impedisce a  qualcuno di noi di portarli, nonostante tutto, con grazia e un sorriso. Provo tanto rispetto e ammirazione per queste persone. In una circostanza simile, francamente, non so come sarebbe la mia vita. 
Se ce ne fosse bisogno, questo è solo un altro promemoria che non bisogna mai fermarsi all'apparenza e che la vita di ognuno di noi non è perfetta come alcune volte vogliamo credere. Il paragonare è spesso una cortina di fumo che offusca la mente e crea realtà inesistenti. 
Per tutto questo, non appena se ne ha la possibilità, dobbiamo sempre porgere una mano al prossimo, consapevoli del fatto che il farlo è un privilegio che rendiamo soprattutto a noi stessi.  

02 July 2012

futile ma utile

l'Italia ha perso in finale. Un peccato sì, ma è stato bello sognare, come cantava l'Elvis-Solo nostrano.
A dirla tutta, e con questo chiudo la mia fase di patriottinite acuta, il calcio non è che m'interessi particolarmente, ma quello che in questa occasione ha suscitato sì. Il piacere e la fierezza di sentirsi italiana, ormai da tempo persi, li ho ritrovati in questa circostanza. Complice forse la quasi concomitante ufficializzazione della mia richiesta di naturalizzazione, oppure tutti i complimenti ricevuti da amici e conoscenti  olandesi per la bella prestazione della nostra nazionale, ma il  mio istinto di appartenenza si è fatto sentire per ricordarmi che io sono figlia di quella bella Terra e che non sempre me ne devo solo vergognare per lo schifo che purtroppo riflette. 
Per anni riposto in una cassapanca, il mio tricolore, dono di mio marito, non ha mai visto luce. In questi giorni sentendo forte il valore intrinseco della mia bandiera, l'ho voluta esporre e con orgoglio pure. Bandiera come simbolo solenne di appartenenza che unisce, richiama, rappresenta, al di là dei campanili. Che tutto questo sia il calcio a smuoverlo, qualcuno lo troverà blasfemo. Io dico ben venga ogni degna scintilla capace di riaccendere un fuoco ormai da tanto, troppo tempo spento. E da quello che leggo sui giornali, questo sano spirito nazionale sembra essersi ridestato anche nei miei compatrioti, il che non può mai fare male. 
Il Presidente della Repubblica se n'è fatto interprete, anche poco fa nell'incontro al Quirinale con i giocatori di ritorno da Kiev quando ha detto: «Quello che ho trovato molto bello in tutte le vostre prestazioni agli europei è stato l' affiatamento tra vecchi e nuovi, lo spirito di squadra, la comune determinazione e generosità». Poi ha continuato «tutti sapevamo che voi eravate partiti per i campionati europei non dimenticando quali tensioni e quali cadute avesse conosciuto e stia d'altronde ancora attraversando il mondo del calcio in Italia. E siete partiti con una squadra nazionale appena, con tanta sagacia, ricostruita e ancora in fase di assestamento e che ha davanti a sè ancora tanta strada da percorrere, come ha detto Prandelli, per cambiare ulteriormente, per rinnovarsi fino in fondo. E avete ottenuto dei risultati straordinari. 
(....) Dicevo, c'è molta strada da fare, c'è da cambiare ancora molto, abbiamo alle spalle dei momenti difficili e certe volte quando dico queste cose mi domando ma sto parlando del calcio o sto parlando dell'Italia? E badate bene che i discorsi si somigliano molto e in questo senso ha avuto anche un così grande significato e una così grande presa sull'opinione pubblica, sugli italiani la vostra straordinaria impresa». 
Già. Il calcio, lo sport per antonomasia degli italiani, con tutti i suoi chiari e molti scuri, come metafora di un intero Paese.
Riusciremo finalmente a scrollarci di dosso tutti questi parassiti velenosi e rinascere dando di nuovo dignità alla nostra Italia? In questi giorni ho creduto di sì e per ora tanto mi basta.
tratto da La Repubblica 01 luglio 2012 —   pagina 24, sezione: COMMENTI

29 June 2012

l'Italia chiamò


ieri in un moto di sano nazionalismo ho esposto il tricolore sulla facciata di casa, visto che la nazionale di calcio si giocava la semi finale degli Europei contro la Germania. 
Per tutta la giornata è stato un continuo di sorrisi di compiacimento dei passanti che, in più occasioni , salutavano sorridenti con pollice in sù. E' notorio che qui nelle Basse Lande i teteschi di calcio soprattutto, non è che siano molto popolari, però mi ha fatto molto piacere constatare questo tipo di reazioni. 
In serata, a fine partita, mentre io e Ronald ci seguivamo gli approfondimenti, qualcuno bussa alla finestra. Io che ero di spalle non ho visto chi fosse e neanche Ronald a dire il vero. Vista l'ora ho pensato fossero dei vicini che venivano a congratularsi. Mio marito è andato alla porta per aprire. Io, incuriosita dal fatto che si tratteneva, l'ho raggiunto e chi mi trovo davanti? Un euforico "cow-boy" in tenuta azzurra e tricolore.  Romano, così si chiama, è nato in Olanda da genitori sardi, ed abita praticamente ad un isolato da noi. Roba da non crederci! Ci ha detto che sua moglie in mattinata passando in macchina, aveva visto la bandiera. Dovevano esserci di sicuro degli italiani lì, ha pensato, e glielo ha detto. Così quando l'Italia ha vinto, lui si è catapultato da noi per gioire insieme. Dopo aver ripercorso i momenti più entusiasmanti della partita, e aver scambiato quattro chiacchiere, Romano, ci ha anche invitato a vedere la finale a casa sua ché gli avrebbe fatto davvero molto piacere.  
Mi accorgo che scrivo con il sorriso stampato in faccia. Trovo questo fatto così bello nella sua spontaneità e genuinità che non posso fare a meno di gioirne. A riconferma che le cose semplici, alla fine, sono sempre le più straordinarie. Basta una bandiera, che ce vò!

28 June 2012

nazionalità olandese/3: avvio ufficiale pratica

ebbene sì, stamattina ho ufficializzato presso il Comune la richiesta per la naturalizzazione. Un paio di documenti, fra cui il certificato dell'esame di lingua, qualche firma e, nota dolente per le tasche, un bel pò di dindi, ma tant'è. 
Ora non mi resta che attendere che l'IND, ovvero l'Ufficio Immigrazione e Naturalizzazione del Ministero degli Interni, dopo una serie di controlli di routine, dia il suo ok, il che, purtroppo può durare anche mesi. Non aspettandomi colpi di scena, potrei fare il giuramento di fedeltà al Regno d'Olanda e diventare cittadina olandese a tutti gli effetti entro l'anno. Vedremo. 
Ironia della sorte, stasera l'Italia gioca la semifinale degli Europei di calcio contro la Germania e io, con profondo orgoglio, ho esposto sulla facciata di casa il tricolore italico.
Sua Maestà non me ne vorrà, ma mica per niente dico un cuore, due bandiere. 


18 June 2012

la sindrome di Goffredo

ne sono affetta da tempo, è notorio. Trattasi di una sindrome, che colpisce noi emigranti. I sintomi, inconfondibili, vanno dall'euforica fierezza, alla commozione con pelle d'oca, leggero batticuore e guance infuocate inclusi. Basta pochissimo: una canzone italiana alla radio, un tricolore che sventola, una pubblicità di un prodotto italiano in tivù, una citazione, un'opera d'arte in esposizione, un film italiano sottotitolato, la pasta della tua marca preferita (e non i soliti immangiabili "macaroni" vattelappesca) sugli scaffali del super, che le lacrimucce d'emozione e la pelle d'oca puntuali si presentano. La cosa più assurda per me, soprattutto parlando di musica, è che mi commuovo con canzoni della Pausini, Ramazzotti e altri cantanti, che con tutto il rispetto, quando ero in Italia non ascoltavo neanche per sbaglio.
A distanza di anni, ormai sono dieci da expat, i sintomi anche se cronicizzati, si presentano sotto forma molto più lieve, salvo riacutizzarsi in occasioni come quella di stasera quando la nostra nazionale di calcio si è giocata la sua permanenza agli Europei 2012. Per me, poi, che non sono neanche una fanatica di questo sport, fà doppiamente strano. Ma tant'è. Quando abbiamo vinto (e qui mi parte il plurale) ci mancava solo che me ne andassi in giro sventolando il tricolore per la contentezza.
Eppure, come ho detto in più occasioni, in Olanda ci sto bene e l'Italia non mi manca, tanto meno la mia città natale Brindisi a cui sotto sotto, ma molto sotto sono pure affezionata. Anzi, per dirla proprio tutta, l'Italia dell'ultimo ventennio non mi piace proprio, e in molte circostanze me ne vergogno pure. Lo squallore dilagante a cui una classe politica putrida ci sottopone, l'ignavia degli italiani davanti a questo sfacelo, la mancanza di rispetto per il bene comune, per le istituzioni, la cultura dilagante del solo apparire per essere, i furbetti del quartierino, i tronisti come modello a cui elevarsi, sono difficili da mandare giù. Vedere la Terra meravigliosa che ha dato i natali agli antichi romani, a Dante, a Leonardo, a Michelangelo, Garibaldi, Verdi, Fellini e tanti, tantissimi altri grandi della terra, ridotta a "Corte Bunga Bunga", fà proprio male. 
Che dire a chi, soprattutto all'estero, ci sbeffeggia per questo? Come obiettare la realtà? Come difendere l'indifendibile senza offendere la propria intelligenza mentendo a sè stessi?
In questo scenario asfittico, è sorprendente come nonostante tutto, nonostante me, le mie radici sospese per aria alla fine trovino sempre la mia Terra, grazie all'Amore profondo, ancestrale che, volente o nolente, ad essa mi lega. L'Italia chiamò. Sì!

05 June 2012

il mio mini triathlon

di traguardi dopo l'operazione (e 35 kg in meno) ne ho raggiunti e ne sono molto orgogliosa. Tante sorprendenti nuove prime volte, popolano la mia vita da falsa magra.
Prendi la giornata di oggi: stamattina 50 vasche in piscina (1,25 km di nuoto in 50 minuti), nel pomeriggio 5 km a piedi per la seconda tappa della Avond 4 Daagse (quattro giorni serale) e altri 7 km in bicicletta. Il mio mini triathlon. Una prestazione di questo tipo, solo 11 mesi fa, era impensabile per me. Non ho piedi a pezzi come ero solita avere dopo tanto camminare o semplicemente stare in piedi, non ho dolori fino alla punta dei capelli, ma soprattutto psicologicamente non sono in frantumi. 
Più che davanti ad uno specchio, mi rendo davvero conto del cambiamento che la perdita di così tanti chili ha portato, proprio in circostanze come questa. Lo immaginavo che mi sarei sentita in forma fisicamente, ma non mi aspettavo che la portata dell'impatto a livello psicologico sarebbe stata di queste proporzioni. Sono uscita davvero da un circolo vizioso per entrare in uno virtuoso e gli effetti sono stupefacenti. Ho tanta voglia di fare, ho ritrovato entusiasmo nella vita, sono in generale più solare dentro e sono proattiva soprattutto sul fronte attività fisica. Io che al solo pensiero di muovermi ero stanca e che ogni scusa era buona per rinviare qualsiasi attività motoria a poi, che quasi sempre diventava un mai. 
Mentre camminavo, sia ieri che oggi, sorridevo perchè mi sentivo bene, mi godevo la camminata, il sole e la compagnia. Quando mai! Come dicevo prima, nessun dolore allucinante ai piedi, nè fiatone e soprattutto umore alle stelle. L'anno scorso, di questi tempi, sempre in occasione de La Quattro Giorni, ero praticamente seppellita viva in kg di grasso e dolore.
Sembra tutto così lontano e fuori fuoco, e in realtà non lo è. Quel recente passato è praticamente la mia vita fino a qualche mese fa, sono la io di "prima". Oggi è tutta un'altra storia. Sono al cospetto di un'altra me e il fatto di essere artefice e beneficiaria di questo radicale cambiamento è travolgentemente gioioso.
Il mio mantra si è rivelato in tutta la sua verità: mi sorprendo a fare l'impossibile.

04 June 2012

parliamone

FREE PRINTABLES - www.SpirituallyThinking.blogspot.com 
ieri in macchina, c'era con noi un'amichetta di Billa. Mia figlia, come sempre, dopo una decina di km si è addormentata, mentre Wende ci teneva compagnia con la sua inarrestabile parlantina. Fra un racconto e l'altro, ad un certo punto, parlandoci dell'amico di sua madre che era in visita da loro ieri, dice: Kees è omo.
Io, stupita da questa affermazione, uscita in modo così naturale dalla bocca di una non ancora seienne, ho sorriso e con me anche Ronald. La mia domanda era scontata: ma Wende, sai cosa vuol dire omo(sessuale)? E lei, ancora più nonchalant di prima risponde: certo, è un uomo che s'innamora di un altro uomo. E continua - lesbica invece vuol dire che una donna s'innamora di un'altra donna. Io e mio marito sempre più basiti, ci siamo guardati e abbiamo riso per la lezione appena presa. 
Rifletto sul fatto che con Isabella non ho ancora affrontato questi argomenti, ma non perchè non lo voglia fare, semplicemente perchè mi sembra ancora troppo piccola per capire. Poi, però, quando situazioni come questa si presentano, mi spiazzano e rimetto tutto in discussione. Comincio a pormi dei quesiti pedagogici. Sono io in realtà a trattare mia figlia da piccola? C'è un tempo giusto per affrontare argomenti come la morte, la malattia, la sessualità? Come sappiamo che quel momento è arrivato?! 
A quanto pare i genitori di Wende sono molto più aperti di noi ed educano le figlie di conseguenza. 
Il mio sentimento al riguardo è combattuto. Da un lato ammiro questo atteggiamento disinibito ed adulto, dall'altro mi chiedo, ma i bambini di cinque, sei anni, hanno la maturità necessaria per capire appieno questi concetti? E ancora, con argomenti come morte e malattia, se non è indispensabile, è giusto esporli a questi dolori già da ora? Sinceramente non lo so. Mio marito quando gli ho chiesto se facevamo bene a non affrontare questi discorsi con Isabella, mi ha risposto che ne dobbiamo parlare di volta in volta quando se ne presenta l'occasione, come abbiamo fatto finora. Così è stato con la morte di Snaps, il gatto dei vicini, investito da una macchina, oppure ancora con la mia operazione o quando il nonno Ton era in ospedale. 
Per quanto riguarda la sessualità e tutte le sue implicazioni, gli psicologi infantili consigliano di affrontare già dalla prima infanzia questi argomenti, ovviamente con un linguaggio appropriato all'età, alla maturità e la sensibilità del bambino. Molte cose al riguardo Isabella già le sa, ma quando andare oltre? E soprattutto quanto è obiettiva la mia valutazione sulla maturità di mia figlia? Non è influenzata dalle mie paure, pregiudizi e inibizioni? Il mio dilemma è proprio questo. Uno dice parliamone. Pare facile.
La risposta credo sia mia figlia, osservarla e ascoltarla senza filtri chè, proprio come dice la citazione in foto, una delle grandi scoperte della genitorialità è che impariamo molto di più su ciò che conta davvero dai nostri figli che dai nostri genitori.

22 May 2012

italiAmo in olandese

come ogni martedì, la mia amica Willy è passata a prendermi per andare in piscina. Me la trovo alla porta come sempre con il suo sorriso smagliante, e in più con un abbraccio e questa deliziosa scatola di dolcetti senesi per festeggiare, e cito, il mio successo con l'esame per la naturalizzazione. Si è pure scusata per il ritardo. Dahhh! 
E' stata una delle prime persone con la quale ho condiviso la mia gioia appena ho ricevuto la notizia e lei e il marito mi hanno fatto immediatamente gli auguri. Conoscendola avrei dovuto immaginare che non si sarebbe limitata solo a quelli. Difatti. 
Willy è una donna molto positiva, attenta e sensibile. Presente ma mai invadente. Una di quelle poche olandesi con la quale ho legato subito. Sarà perchè è molto spontanea come me e non è gestita da un'agenda, o perchè è un pò più grande di me e quindi non c'è l'acidità/competizione/invidia tipica delle mie coetanee, sarà per il suo carattere solare. Non lo so e, francamente, il perchè è relativo. Posso considerarla davvero un'amica e so di poter sempre contare su di lei, il che è cosa rara e preziosa. 
Ecco, sorprese come queste sono di solito io a farle. Essere una volta ogni tanto dall'altra parte, oltre che farmi immenso piacere, mi emoziona. Della serie come iniziare bene la giornata. Grazie Willy!

20 May 2012

ambasciator porta pena?

Angel crying on a child's grave - maphler

in un certo senso, il fatto di vivere così lontano fortunatamente mi protegge dalla quotidianità di casa Italia e non mi riferisco alle notizie o ai fatti di cronaca nazionale, che volente o nolente mi arrivano in tempo reale. Parlo di fatti personali che mi riguardano ma anche no. Di fatti e misfatti, ormai triti e ritriti dei quali farei volentieri a meno ma che comunque mi arrivano. Ci pensa quasi sempre mia madre, con dovizia di particolari, ad aggiornarmi. Un trattamento diametralmente opposto, invece, viene riservato a quelle notizie più o meno preoccupanti che riguardano direttamente loro o chi amo. Lì entra in azione, non per mia volontà, un filtro potentissimo: sei così lontana, che puoi fare? (le valige e partire no eh?!). Non ti voglio fare preoccupare, quindi non te lo dico proprio.
Il più delle volte ci arrivo lo stesso alla verità perchè, come si dice, 'conosco i miei polli' ma, fosse per loro, rimarrei all'oscuro. Non c'è cattiveria in questo, anzi l'esatto contrario, lo so. E' la sindrome della chioccia in una delle sue tante espressioni. Il fatto è che io invece voglio sapere sempre e comunque tutto delle persone a cui tengo. I miei lo sanno e anche se a malincuore, il più delle volte, si adeguano. O almeno così spero.
Anche io non dico tutto (tipo: Isabella si è sbucciata un ginocchio cadendo con i pattini, omissis), ma le cose importanti, soprattutto se c'è di mezzo la salute, non le nascondo. Prima di tutto per egoismo personale, ho bisogno di far sapere a chi mi vuole bene i fatti così come sono: condividere le gioie me le rende ancora più gioiose e condividere le difficoltà mi aiuta a sopportarle. E poi perchè trovo che sia giusto informare a prescindere: chi mi vuole bene ha il diritto di sapere.
Se mia madre mi chiama di buon'ora e non c'è nessuna ricorrenza da festeggiare, allora sono quasi sicuramente notizie spiacevoli o peggio. Come ieri mattina. Mi ha svegliata per dirmi del terribile attentato nella nostra città, Brindisi, che mi ha praticamente scioccata e di una lettera di Equitalia indirizzata a me nella quale si intima di pagare tributi relativi a più di dieci anni fa. Un vecchio contenzioso con il mio consulente del lavoro dell'epoca, che evidentemente non ha ancora risolto la questione.
La prima notizia, ovviamente, mi ha distrutta. Qualche ora più tardi sarei lo stesso venuta a saperla, ma di seconda mano, per così dire. Nelle parole di mia madre, invece, tutta la disperazione di chi in quella città ci vive rassegnata da più di cinquant'anni e sa cosa sono le bombe. 
Siamo cresciuti con negozi fatti saltare in aria perchè i proprietari si rifiutavano di pagare il pizzo, con i contrabbandieri che tenevano in scacco un intero territorio, con amministrazioni colluse e inerti che negli anni si avvicendavano affossando sempre più la città, con la quasi totale assenza dello Stato, con l'inarrestabile degrado sociale, culturale e ambientale di una terra altrimenti bellissima.
Pensi che sei così lontana da lì, da quella che è stata la tua casa per trent'anni, e che certe cose non ti toccano più direttamente. Pensi di essere "salva". Ma non è per niente così. Ripiombi, con tutte le scarpe, in quel clima asfissiante e angosciante al quale, un pò di anni fa, ti sei ribellata andandotene. E ti chiedi per l'ennesima volta come sia possibile che qualcuno possa essere in grado di commettere un crimine così agghiacciante. Sarà mai trovato il colpevole o i colpevoli? I miei concittadini faranno la loro parte non rifugiandosi nell'omertà? Si potrà contare sullo Stato? C'è ancora uno Stato? Inizierà, come sempre in questi casi, l'irrispettosa giostra mediatica tutta italiana, che alla spietata ricerca di odiens, farà sciacallaggio sulla vita delle vittime e dei parenti che le piangono?
Tanti interrogativi strazianti e un'unica incontrovertibile amara certezza: un'altra innocente è morta.
Ambasciator purtroppo a volte porta pena.

14 May 2012

intouchables

ieri nel pomeriggio siamo andati a trovare i miei suoceri che abitano ad Alkmaar, una città ad una cinquantina di km da qui. Cogliendo l'occasione dei nonnisitter, ho invitato mio marito ad un matinée al cinema per vedere Intouchables (in Italia è uscito col titolo orribilmente inappropriato Quasi amici), un film che eravamo destinati a vedere insieme giovedì scorso, ma che per sfortuna, lui si è perso.
Ma andiamo per ordine.
E' da un pò di tempo che mi lamento con Ronald che la nostra vita sociale/culturale langue. Nostra figlia ha sei anni ormai e mi sembra arrivato il momento di goderci un pò di tempo come coppia, ché non siamo solo mamma e papà di. La nostra cittadina, purtroppo, non aiuta in questo senso visto che, al di fuori di qualche caffè e una cinesala improvvisata, non è che offra granché sul fronte intrattenimento. Bisogna quindi spostarsi, come minimo, una ventina di km per arrivare in una città più viva e frizzante da questo punto di vista.
Quando ero in Italia, io e un paio di amici andavamo al cinema almeno una volta alla settimana. L'ultimo spettacolo era praticamente un appuntamento fisso. Vedevamo di tutto, dal cinema d'essay ai blockbusters, ciofeche incluse. Il film era quasi sempre il pretesto per uscire e stare insieme e gli aneddoti annessi non si contano. Come quella volta che, dopo aver girato tutti i cinema della città, l'unica opzione rimasta era vedere il film Beethoven, il cane, per intenderci. Nonostante non fosse il massimo, decidiamo lo stesso di andare. All'entrata la cassiera ci chiede 5.000 lire anzicchè le solite 10.000 e nessuno di noi, furbescamente, dice nulla. Una volta entrati, uno chiede all'altro quanto aveva pagato e alla risposta praticamente unanime siamo scoppiati a ridere, intanto perchè la signora, secondo noi, si era confusa e poi perchè nessuno aveva osato fiatare. Entriamo in sala. Vuota. Dopo alcuni trailers, iniziano i titoli di testa del film, ma noi credevamo fosse un altro trailer. Non lo era, si trattava di un film cinese, sottotitolato, del quale non ricordo nè il nome nè la trama. Il mistero del prezzo ridotto era svelato. Fra una risata e l'altra per la fregatura, siamo rimasti lo stesso a vederlo fino alla fine.
Io adoro soprattutto andare al cinema. Mi piace il suo aspetto corale, l'abbraccio dell'oscurità, le immagini che ti fanno quasi da portale in un altro mondo e i suoni che ti vibrano dentro, è tutta un altra dimensione rispetto alla tivù. Da quando sono qui se ci sono andata una ventina di volte in tutto è pure troppo. Se penso che Amsterdam è ad una settantina di km, non abbiamo davvero molte scuse per fare una vita un pò più mondana. Lì non c'è che l'imbarazzo della scelta fra teatri, concerti, cinema e quant'altro. E un pò più vicino abbiamo Alkmaar, Zaanstad e Hoorn. Non sono a due passi, ma in quanto ad offerta non possiamo certo lamentarci.
Quindi ho detto a mio marito che bisognava cambiare musica e per cominciare giovedì saremmo andati insieme al cinema di Hoorn per vedere un film di cui avevo sentito parlare molto bene: Intouchables, appunto.
Il caso ha voluto che la mia vicina, Gudule, mercoledì sera mi manda un messaggio chiedendomi: - ti andrebbe di andare al cinema domani sera a vedere Intouchables, ho un biglietto in più ché mio marito ha avuto un impegno dell'ultim'ora. Io le ho risposto che poteva unirsi a noi visto che ci andavamo. Immediatamente dopo vado sul sito del cinema per acquistare i biglietti e con mio enorme disappunto tutto era esaurito. Noooo, roba da non crederci. E che du bols.
Ne parlo con Ronald e lui mi dice di andarci insieme a Gudule e annullare la baby sitter che avevo chiamato, ché lui sarebbe rimasto a casa. Detto fatto. Contenta da una lato di poter andare a vedere finalmente questo film, ma dall'altro dispiaciuta perchè era soprattutto con mio marito che volevo andarci.
La faccio breve, il film non ha per niente disatteso le aspettattive. A maggior ragione mi rimaneva il cruccio per Ronald che non aveva potuto vederlo.
Chiudo l'antefatto con l'incipit del post: ci siamo rifatti questo pomeriggio. Come mi aspettavo, anche a lui è piaciuto moltissimo.
Entrambi, nella storia commovente del protagonista Philippe, abbiamo rivisto un pò del nostro amico Ben.
Il film, sapientemente diretto da Eric Toledano e Olivier Nakache, prende spunto da una vicenda realmente accaduta, come viene confermato poco prima dei titoli di coda, e che ha il suo punto di forza nell'interpretazione magistrale dei due protagonisti François Cluzet e Omar Sy, qui rispettivamente nei panni di Philippe, miliardario tetraplegico bloccato dal collo in giù, che ha bisogno di assistenza continua, e di Driss, un mezzo farabutto un pò galantuomo, che assume un ruolo a metà strada tra il badante e il life coach, diventando il suo "diavolo custode" (dal titolo dell'omonimo libro autobiografico "Le second souffle suivi du Diable gardien" di Philippe Pozzo di Borgo da cui il film è tratto).
E' la storia della toccante amicizia fra due uomini a priori opposti in tutto. Presi singolarmente sono incompleti, ma messi insieme diventano una forza intoccabile. Un film magico, intelligente, profondo, non scontato, commovente e leggero allo stesso tempo, incorniciato dalle splendide musiche originali di Ludovico Einaudi e uno straordinario mélange di funk e musica classica e jazz. Vero cibo per l'anima.
Quello che me lo ha reso ancora più prezioso è il fatto di aver potuto condividere le stesse emozioni con chi amo, riso e pianto insieme a lui. Essere sulla stessa onda non è cosa scontata, per lo meno non lo è con l'unno di mio marito. Su certe cose però so che lo siamo. Intouchables anche noi, in un certo senso.

13 May 2012

mammitudini

la giornata è cominciata con un risveglio moooolto caloroso di mio marito ed è continuata come da rito, con la consegna dei regali suo e di Billa a letto. La tradizione vuole che anche la colazione sia portata a letto, ma a me, che sono un pò atipica, non è che piaccia tanto mangiare lì, quindi questa parte, su mia richiesta, è stata saltata.



Ronald sorprendendomi alla grande, mi ha regalato un paio di klompen (zoccoli olandesi), per onorare, come ha detto lui, il mio successo dell'altro giorno. Metaforicamente ho messo i primi passi sulla strada verso la mia 'olandesizzazione' quindi ho bisogno di calzature appropriate. Mi ha fatto davvero morire dalle risate quel matto. Non sarà l'ultimo dei romantici, ma in quanto a fantasia lo batte forse solo la figlia!







Poi è stato il turno della mia little miss Sunshine che tutta in priscio mi ha mostrato le sue opere d'Arte, top secret fino a qualche minuto prima, perchè magistralmente nascoste in posti segretissimi e inaccessibili per la mamma.









Festa della mamma
oggi è la festa della mamma
il giorno in cui lei può riposarsi
ti prendi sempre cura di me
con questo regalo ti faccio felice
ti dò un bacio perchè ti voglio bene
con amore, isabella

In italiano non fa rima, ma le parole sono bellissime lo stesso. E poi scritto tutto di pugno dalla mia Isabella, con la sua inconfondibile esse al contrario, è ancora più prezioso.




Nella bustona colorata c'era questo patchwork con la sua foto intitolata ik ben onderstboven van jou, un modo di dire olandese che letteralmente significa: sono sotto sopra per te = sono pazza di te. E io di te, tesoro mio.









La ciliegina la lascio per ultima. Come si vede nel video/macchietta, quei due, insieme, sono pericolosamente irresistibili. Parliamo in olandese, per i sottotitoli mi sa che dobbiamo aggiornarci. Ma tanto le immagini parlano da sole.
Oggi è anche la festa della mia mamma. Al telefono ti ho già cantato la tua canzone e detto che ti voglio bene mamma. Ma ripetertelo anche qui non fa male.
Ti voglio bene mamma, questo è anche per te.

11 May 2012

pubblica irritazione

Arcadio Esquivel
dopo la bella notizia di ieri, la prima cosa fatta stamattina è stata andare al Comune per avviare la procedura per la naturalizzazione. 
Il mio super entusiasmo è stato immediatamente smorzato allo sportello accettazione, da un'impiegata che, seppur gentile, era evidentemente impedita. Con in faccia stampato voglia di lavorare saltami addosso, mi ha fatto girare non poco le bols. 
Ma ho mantenuto la calma e ho aspettato che venisse a capo sul da farsi. Dopo pseudo ricerche sul computer e una telefonata, ha concluso che la responsabile dell'Ufficio Integrazione, che epistolarmente già conosco (fra parentesi un'altra t.d.c.), è in vacanza per due settimane e mezzo e non c'è nessun altro che la sostituisce. Quindi tutto si pospone al suo rientro. Roba da non crederci, ma è così. 
Molto seccata, sono passata alla seconda richiesta: la carta d'identità per Billa, visto che dal 26 giugno l'iscrizione dei figli nel passaporto dei genitori non sarà più valida e i minori dovranno obbligatoriamente possedere un proprio documento d'identità per viaggiare. Anche qui la suddetta signora ha cominciato a tirare fuori un sacco di storie e a menarmela sul fatto che per evitare eccessive lungaggini, dovute all'enormità di richieste che ci si aspettava, i cittadini erano stati invitati (solo un consiglio, quindi) a fare queste richieste in largo anticipo (prima dell'1/5). Io non l'ho fatto. E allora?! Non è mica reato. Il documento lo vengo a richiedere entro i termini di legge e quelli miei. Non mi serve domani la carta d'identità, ma per fine luglio. Mi sembra di essere abbondantemente in anticipo. Persistendo sul mio punto, la guardavo come per dire io non mi muovo di quifattene una ragione, datti una mossa e dimmi i documenti che servono per avviare la pratica. Vedendo la mia esplicita caparbietà, si è dovuta rassegnare a lavorare e mi ha spiegato cosa dovevo fare. 
Per dire che questa tipa si sia guadagnato il premio impiegata dell'anno e che, in generale, il nostro Comune brilli per la competenza, sollecitudine e simpatia dei propri impiegati, proprio no. 
Però, per la legge del  mai dire mai, quando nel pomeriggio sono ritornata, come richiestomi, con Isabella, le foto e gli altri documenti, allo sportello ho trovato una signora che era tutto l'opposto di quella di stamattina: competente, disponibile, solerte e pure simpatica. Insomma ha pareggiato un pò il colpo.
Va pure detto che da quando sono qui l'"esperienza burocratica" è più che positiva e assolutamente non paragonabile ai pessimi standard italiani a cui ero abituata. In generale, tutto funziona molto bene e velocemente e non bisogna essere "amico di" per ottenere qualcosa che spetta di diritto. Quindi posso tranquillamente dire di essere un pò viziata, e quando accadono episodi, come il mio, che non rientrano nelle aspettative, allora sopraggiunge l'irritazione. A sentire gli olandesi, comunque, le lamentele soprattutto sugli impiegati statali, sono praticamente le stesse che facciamo noi sui nostri. 
Deve esserci proprio una specie di maledizione universale su questa categoria. Sembra che nella Pubblica Amministrazione, la maggior parte gli impiegati vengano selezionati quasi esclusivamente in base alle peggiori capacità e caratteristiche e poi vengano addestrati ad esercitarle nell'ambito delle proprie funzioni con il motto: una difficoltà per ogni soluzione. Sarà pure un luogo comune, ma smentirlo diventa impresa titanica.

10 May 2012

nazionalità olandese/2: promossa!

sono appena rientrata a casa e fra la posta vedo una busta formato A4 con lo stemma inconfondibile del Rijk/Regno. Ho capito subito che si trattava dell'esito del mio esame. Infatti la lettera era del Ministero dell'Istruzione, Cultura e Scienze. Cuore in gola. Praticamente rullava come fosse un tamburo. Ho buttato borsa e giacca a terra e ho immediatamente aperto la bustona. Leggo, leggo fino a trovare la desiderata parolina: GESLAAGD=PROMOSSA!!!!!
Yeiiiiii ho urlato e mi sono messa a fare una specie di danza della vittoria. Poi mi sono calmata e ho ripreso la lettera e il certificato in mano e li ho letti e riletti nel dettaglio. Mi sono commossa. Questa per me è una grandissima soddisfazione.
Qui da tempo tutti mi fanno i complimenti per il mio olandese. Mi fa piacere sentirmelo dire, ma tante volte penso che me lo si dica solo per educazione. Alla base di questa insicurezza c'è la mia paura di perdermi qualcosa. Nonostante mi sia imposta da subito ad imparare l'olandese, restano sempre delle zone d'ombra che riguardano le sfumature. Personalmente credo che ottima per quanto possa essere la padronanza di una lingua straniera, ci sono delle sfumature appunto, delle sottigliezze, dei modi di dire, che possono essere espressi e condivisi efficacemente solo nella lingua madre, e di mamma si sa ce n'è una sola.
Spesso quindi mi chiedo avrò comunicato/tradotto bene quello che volevo dire come lo intendevo io o è venuta fuori un'altra cosa? O ancora, ho capito bene quello che mi è stato detto?
Ora, in un certo senso, ho la conferma ufficiale che la mia conoscenza di questa lingua è buona. Su quel certificato c'è scritto nero su bianco che ho sufficiente conoscenza della lingua olandese parlata e scritta al livello B1 (secondo il CEFR ovvero quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue) e una chiara ed evidente conoscenza della cultura e degli usi e costumi olandesi così come previsto dalla legge nazionale sull'integrazione.
Non la faccio più grande di quanto è. Sono davvero orgogliosa di me stessa per questo risultato chè è un riconoscimento alla mia volontà e tenacia.
Cittadina italiana ci sono nata, è facile. Cittadina naturalizzata ho deciso di diventarlo, per questo c'è orgoglio nel guadagnarsi questo diritto.
Ora non mi resta che andare al Comune e presentare tutti i documenti.
Per l'intanto lasciatemi gongolare ancora un pò in questo stato di grazia. Ci aggiorniamo chè "Un cuore, due bandiere" continua...

07 May 2012

Ben


da quel terribile incidente che ti ha danneggiato gravemente il cervello, ne hai fatta di strada. Quando otto mesi fa ti vedemmo in coma, sia io che Ronald pensammo al peggio. Ci sorprendesti quando dopo un mese, ti vedemmo sveglio. Non sapevamo cosa aspettarci e tu, nonostante non parlassi, ci hai riconosciuto e fatto parlare i tuoi occhi per dirci che eri felice di vederci.
Dall'ultima volta che ti ho visto hai fatto enormi progressi. Non avrei mai immaginato di rivederti sorridere, muovere e parlare così come ti ho visto fare ieri. Hai persino disegnato per noi.
Sedia a rotelle a parte, sembra che tutto sia come prima. E a sprazzi lo è. Poi prende il sopravvento la confusione, e quella testa danneggiata va in corto circuito mischiando i ricordi, rendendoti tutto più difficile. Però, che gioia vederti sorridere e felice al punto di commuoverti quando ci hai visto. 
Era una tragedia annunciata la tua, purtroppo. Ora la tua rabbia non c'è più, nè la perenne lotta con te stesso. Ma hai pagato un prezzo altissimo per questa "serenità". Ci sei, ma anche no e, nonostante il garbuglio che hai in testa, te ne rendi anche conto. 
E' triste e ingiusto. Conoscendo la tua indole, non posso fare a meno di pensare cosa fosse stato meglio per te: il tuo rabbioso e autodistruttivo mal di vivere che ti ha portato a questo stato semicosciente di parziale presenza o morire. Io, egoisticamente, sono felice che tu ci sia ancora. I tuoi occhi mi sembrano gli stessi quando mi guardi, salvo poi allontanarsi in posti lontani, lontanissimi.
Anche se discontinui, la tua gioia, la tua commozione, persino il tuo humor quelli c'erano e ce li hai fatti sentire. Quando ti ho detto che mi dispiaceva molto essere così lontana e per questo poterti visitare solo di tanto in tanto, tu mi hai detto stringendomi la mano: "così è più emozionante". Tu sei emozionante, Ben.
Le tue parole, la tua mano, le tue carezze, il tuo sorriso, le tue lacrime, mi porto tutto nel cuore amico mio. E sono certa che anche noi siamo nel tuo.
Spero solo che ora per te questa vita possa essere abbastanza.

06 May 2012

preghiera

(source Quote Picture)

Dio (o chi per lui),
dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
la saggezza per distinguere le une dalle altre.*


*La paternità di questi versi è incerta. C'è chi li attribuisce a San Francesco d'Assisi (1182-1226), chi a Thomas More (1478-1535), chi a Reinhold Niebuhr (1892-1971). 


04 May 2012

every time we say goodbye

stamattina mi sono svegliata con il batticuore e non lo dico in senso poetico. Così, all'improvviso ecco il mio quarto attacco di fibrillazione atriale. Il cuore batteva sostenuto ma senza aritmia. E' stato il più breve fino ad ora, dopo un paio d'ore è svanito. La buona notizia è che, per quanto possibile, sono rimasta calma ed ho continuato a fare le mie cose. Conferma che ho accettato questo problema anche perchè agitarmi non è che migliori la situazione. Non ho deciso di avere la fibrillazione, ma posso decidere come gestirla, che non è cosa da poco. Il mio cuore mi manda a dire per l'ennesima volta che il mio organismo, che io lo voglia o no, non regge lo stress emotivo anche quando io non lo percepisco come tale.
Oggi ne ho avuto la riprova: mamma e papà, dopo un soggiorno qui da noi di cinque settimane, sono appena andati via. Io e la mia piccola Isabella, in lacrime, li abbiamo salutati mentre si allontanavano in macchina insieme a Ronald che li portava in stazione.
Questo è forse l'aspetto più doloroso del vivere da expat: gli affetti più cari sono lontani e quando sono vicini, sai che, più prima che poi, arriverà il momento straziante dei saluti. 
Fino a qualche anno fa ero sola a piangere. Ora la mia piccola signorina si è aggiunta al gruppo gocce salate. Con lacrimoni in piena, mi ha detto singhiozzante - mamma, non è giusto che i nonni vanno via. Sono triste.  E piangendo entrambe, ci siamo abbracciate strette strette per consolarci.
Mi ricordo come un paio di anni fa, all'ennesimo saluto con i miei, lei vedendomi piangere mi disse - "mamma, perchè piangi?" e io "sono triste perchè i nonni vanno via". Lei abbracciandomi mi rispose - "non piangere mamma che ci sono io con te".
E in un attimo mi rendo conto che sta crescendo davvero. La consapevolezza si fà sempre più strada nella spensieratezza dei suoi pochi anni. Ora soffre anche lei, perchè capisce il distacco, la lontananza. 
Per fortuna che, con un pò di distrazione, riesco a farle tornare il sorriso che, va da sè, contagia anche me. Ma l'amarezza, manco a dirlo, mi resta tutta e il mio cuore, a modo suo, me lo ricorda.

02 May 2012

nazionalità olandese/1: l'esame

ore 13.00
Oggi compio il primo passo ufficiale in direzione nazionalità olandese: faccio il Korte Vrijstellingtoets (nonostante google translate, il senso si capisce, spero) ovvero l'esame abbreviato, quello previsto per chi, come me, ritiene di essere sufficientemente "olandesizzato". E' un esame linguisticamente più difficoltoso,  rispetto a quello standard e non è ripetibile. Dovrò rispondere in 45 minuti ad una trentina di domande sul vivere quotidiano olandese/tradizioni, tutto su un computer. Per superare l'esame almeno il 74% delle risposte deve essere esatto. L'esito lo conoscerò fra un paio di settimane e se sarò promossa potrò iniziare la procedura di naturalizzazione presso il Comune che, dopo tutti gli accertamenti, terminerà con una cerimonia ufficiale nella quale giurerò fedeltà al Regno dei Paesi Bassi e sarò cittadina olandese.
E' un bel pò che ho deciso di richiedere il passaporto olandese, ma per un motivo o per l'altro ho sempre rimandato. Desidero farlo innanzitutto per eliminare tutte le trafile burocratiche italiote del Consolato e poi per poter acquisire il diritto di votare anche alle elezioni nazionali (e non solo amministrative) visto che è qui che vivo da dieci anni e per me, ragioni affettive a parte, non ha proprio più senso votare in Italia.
Il passo mi sono decisa a farlo soprattutto perchè posso mantenere anche la mia nazionalità. Sembra una contraddizione in termini lo so, ma io non la vivo così. E forse, chi è expat come me, può capire di che parlo. Da tempo mi sento di vivere in quella che io definisco la terra di mezzo, abitata da persone come me in stato di carta d'identità confusionale. Non mi sento italiana in Italia, nè olandese in Olanda. Vivo le due terre e soprattutto le due culture, da equilibrista. Però so che sono italiana, come so quanti anni ho, o che i miei occhi sono scuri. E' una questione che prescinde dall'appartenenza, dal patriottismo fanatico e si basa sull'essere: sono italiana. Per questo non mi sentirei  mai di rinunciare alla mia nazionalità.
Posso anche metterla così: l'Italia è la mia Madrepatria e l'Olanda la mia Patria e io sono figlia in affidamento condiviso.
Vado. In bocca al lupo a me o forse farei meglio a dire al "leone"!

AGGIORNAMENTO
ore 17.30 
Sono da poco rientrata. L'esame era come mi aspettavo, eccetto per le pratiche burocratiche formali molto rigide (più volte controllo passaporto e identità, assegnazione posto e computer specifico, test nominativo) che lo ha reso sicuramente ufficiale e per questo ancor più emozionante. 
Erano 30 domande e ho risposto a tutte entro i previsti 45 minuti. Su un paio sono incerta per via delle risposte ambigue fra le quali dovevo scegliere, ma in totale credo di aver fatto bene. L'esito entro quattro settimane.
Così si chiude la prima puntata della blognovella "Un cuore, due bandiere". Stay tuned, perchè continua...

20 April 2012

happythankyoumoreplease

è il titolo di un film che ho visto l'altra sera. Una commedia dai colori pastello, del regista esordiente, nonchè attore protagonista nello stesso film, Josh Radnor
Il film cattura, in modo acuto, una fase generazionale: amore, amicizia, gratitudine, disponibilità, intraprendenza visti attraverso le vite di sei giovani newyorkesi, arrivati al punto in cui si è troppo grandi per essere spensierati, ma ancora troppo giovani per essere adulti.
A chi non l'avesse già fatto, consiglio sicuramente di vederlo. Cento minuti piacevoli e leggeri, con qualche perla di riflessione sparsa qua e là. Come la conversazione fra due dei protagonisti Annie e Sam2:
Annie: un anno fa, ero in un taxi, e il tassista, un indiano, ha cominciato a parlarmi di un sacco di cose. Guardandomi attraverso lo specchietto retrovisore mi fa - Beatitudine. Beatitudine è il tuo diritto di nascita.
E io - Sì certo. 45ma e Madison? E lui - Hai grandi potenzialità in questa vita. La chiave della tua vita è la gratitudine. Tu non dici grazie abbastanza. E io- Be', come faccio a farlo? Lui - Semplice! Di'  'Grazie'. E io - E quando? Lui  mi riponde - Sempre! Ora per esempio. E poi aggiunge - Ogni volta che dici 'grazie', devi anche aggiungere 'ancora, prego'.
Sam2: Aspetta....grazie, ancora prego?!
Annie: Sì! Chè l'universo abbonda eternamente di gratitudine. Così ho deciso di provarci e dare una possibilità alla gratitudine. Grazie ancora prego. Grazie ancora prego. Grazie ancora prego.

Un bel pensiero questo. E poi sono da tempo convinta che tutto ciò che pensiamo, siamo, facciamo ci ritorna allo stesso modo indietro. L'energia con la quale ci poniamo nell'universo, l'universo ci rimanderà in risposta. Essere focalizzati sul lato negativo della vita, su ciò che ancora manca nell'esistenza di ognuno, non farà altro che attrarre ancora più negatività e più scarsità. Al contrario, pensieri positivi, gioiosi e fiducia nell'universo, attrarranno cose, persone e avvenimenti perfettamente allineate con essi.
Su questa falsariga dovremmo essere tutti più grati. Sicuramente io dovrei essere più grata e volerlo essere sempre di più.
E allora GrazieAncoraPrego

17 April 2012

piccole donne crescono/4

Billa da quando ha saputo che una sua amica di classe di tanto in tanto va da sola a scuola, non fa che chiedermi di volerlo fare anche lei. La chioccia in me, un pò restia, ha rimandato e rimandato. Ma non potevo continuare all'infinito, anche perchè so che Billa è matura abbastanza per poterlo fare. Così, stamattina, insieme ad un'altra sua amichetta, mano nella mano sono andate a scuola tutte orgogliose da sole.
Sia io che la mamma dell'altra bambina però, dopo un pò siamo andate a controllare se fossero giunte "sane e salve" a destinazione. Ci siamo reciprocamente inviate dei messaggi per dircelo.  Noi eravamo in ansia, le signorine per niente.
Rifletto su due cose. Intanto che la mia bambina sta crescendo e maturando davanti ai miei occhi. Tantissime cose sono cambiate da quando era una piccola gnometta che zompettava per casa. 
Non si tratta solo più di pappa, cacca, nanna, ma di fare cose insieme, condividere delle mie passioni con lei e godermi il suo entusiasta coinvolgimento in cose "da grandi". Finora, questa è la fase della maternità che più amo.
La seconda cosa è come la cultura qui sia totalmente diversa dalla nostra. I figli vengono cresciuti con un alto senso di autonomia già dalle fasce si può dire. I genitori non si precipitano in soccorso, per qualsiasi cosa accada ai piccoli. Debbono imparare, mi è sempre stato detto. Facendo i primi passetti il bebè cade, fallo cadere, ce la fa a rialzarsi da solo e ha anche imparato cos'è la forza di gravità. E su questa scia, è naturale pensare di mandarli a scuola da soli a sei anni, quando le circostanze lo permettono.
Nonostante io per natura non sia una mamma apprensiva e iper-protettiva, da qualche parte in me c'è comunque una chioccia che frena gli entusiasmi. Tipo, farla uscire con i capelli bagnati quando fuori è -5°, quello proprio non mi riesce. Ma per tutto il resto, mi ritrovo perfettamente con questo modo di educare un pò più sciolto. I bambini imparano a responsabilizzarsi e ad essere autonomi già da piccoli, che non è cosa da poco. E si continua anche in fase adolescenziale, quando per esempio, se vogliono avere dei soldi per le proprie cose, possono andare a fare lavoretti part-time, senza battere moneta da mami o papi. Esistono contratti di lavoro part-time proprio per gli adolescenti, quindi capita spesso di trovare nei negozi o nei supermercati, ragazzi di 15-16 anni che lavorano fra gli scaffali, o in magazzino o alla cassa. A 18-20 anni se hanno un diploma, nella maggior parte dei casi, o lavorano o sono all'università, ma sono comunque fuori di casa, non vivono più con i genitori. 
Ecco, come si fà a non apprezzare questo modo di fare? Mi si obietterà che qui c'è lavoro. Sì è vero, ma anche quando da noi c'è lavoro, fatte le dovute eccezioni, il cordone finanziario con la famiglia non viene tagliato. Io stessa a 34 anni, pur lavorando, vivevo ancora con i miei.
Semplicemente, non cresciamo con l'idea che più prima che poi dobbiamo andare per la nostra strada e contare solo sulle nostre forze. Sappiamo che per qualsiasi cosa c'è mamma&papà(card).
Dopo questa digressione sociologica, torno all'oggetto di questo post: sono felice di vedere come la mia piccola stia crescendo. Oggi, abbiamo raggiunto un'altra pietra miliare nel percorso che, mano nella mano, stiamo facendo insieme, verso la donna che è già in lei.

13 April 2012

certe volte mi supero. Love it!

la diplomazia non è il mio forte, anche se negli anni il mio carattere impulsivo si è calmato di parecchio.
Resta il fatto che davanti a vagonate di ipocrisia ostentata per giunta con arroganza, non riesco proprio a trattenermi. Parto per la tangente e si scansi chi può.
Nel lavoro non faccio eccezione. 
Dall'altro ieri ho una diatriba epistolare con un'azienda americana con la quale collaboriamo, nella persona del vice presidente Global Customer Retention and Renewal Sales (tutta fuffa).
La signora, pensava che ostentando i suoi titoli vattelappesca mi sarei intimorita. Era evidente che ignorava con chi aveva a che fare.
E' bello vedere come il tono sprezzante e saccente della sua prima e-mail, si stia trasformando in qualcosa di moooolto più docile, a mano a mano che si becca le mie risposte educatissime ma al vetriolo. L'affondo su fatti concreti e lì, a parte slalom improbabili e arrampicamenti sugli specchi che appartengono a questo tipo di gentaglia, non può farci nulla. I fatti parlano chiaro e solo la loro ipocrisia e mancanza di etica professionale può travisarli. La signora, però, ha dovuto ritirare le unghie su parecchi fronti, perchè le mie erano più lunghe.
Non mi illudo che io riesca a cambiare le loro pratiche commerciali scandalose, ci sono troppi interessi in ballo per loro, e la nostra azienda non è un gigante. Ma vuoi mettere la soddisfazione di dirle in faccia e senza giri di parole quello che penso di loro?! Negli anni abbiamo ingoiato fin troppi rospi e sostenuto sostanziali perdite, per questi cow-boys della vendita. La misura è stracolma.
Rileggo le mie e-mail e le sue e non posso fare a meno di autocompiacermi per quello che scrivo e come lo scrivo. Sì, mi sono superata e sono orgogliosa di me. I'm loving it!

08 April 2012

crostata di ricotta al profumo d'arancia


oggi la mamma compie 70 anni. A rendere ancora più speciale questo giorno è il fatto che sia lei che papà sono qui con noi nelle Basse Lande. L'ho voluta festeggiare, fra le altre cose, preparandole questa crostata, visto che lei adora la ricotta. 
E' il mio primo tentativo con questo tipo di dolce e devo dire che il risultato è stato di grande soddisfazione per gli occhi e soprattutto per il palato, a giudicare dalla velocità con cui è stato "spazzolato" via da tutti.
Quello che mi piace di questa ricetta è la versatilità del ripieno. Io l'ho voluta preparare al profumo d'arancia, ma si possono usare gocciole di cioccolato, mandorle, nocciole, frutti di bosco, frutta candita e tutto quello che la fantasia e il palato desiderano. Piccola nota a margine, la ricetta originale prevede per il ripieno 150g di zucchero che io ho drasticamente ridotto a 80g perchè non mi piacciono i dolci trooooppo dolci.

Ti voglio bene mamma!

Ingredienti per la pasta frolla
300 g di farina
200 g di burro
80 g di zucchero a velo
20 g di zucchero di canna
2 tuorli d'uovo
scorza di limone grattata
1 pizzico di sale

Ingredienti per la crema di ricotta
500 g di ricotta 
80 g di zucchero
2 tuorli
arancia confit tagliata a pezzettini q.b.
1 cucchiaio colmo di uva passa bianca, precedentemente ammollata in un pò di rum

Ho preparato la frolla con il metodo sabbiato che assicura una friabilità eccezionale alla crostata.
Mettere in un contenitore capiente (o nella planetaria) la farina con il burro freddo a pezzetti e (con il gancio a foglia) miscelare i due ingredienti fino ad ottenere un composto sabbioso e non compatto.
A questo punto aggiungere lo zucchero (di canna e a velo), il sale, la scorza di limone e, sempre mescolando, i tuorli, che daranno un minimo di compattezza alla pasta, che rimarrà comunque "briciolosa".
Foderare con la carta forno una tortiera a cerniera del diametro di 24 cm precedentemente imburrata (così eviteremo che la carta si sposti). Con 3/4 dell'impasto rivestire il fondo e i bordi, senza pressare molto le briciole. Punzecchiare con una forchetta la frolla sul fondo della tortiera.
Con il resto dell'impasto formare una palla, coprirla con pellicola e riporla nel freezer per almeno 1 ora .
Nel frattempo preparare la crema di ricotta mettendo tutti gli ingredienti nel mixer, escluso l'uvetta che aggiungeremo all'ultimo.
Distribuire la crema sulla frolla e con una grattugia a buchi grandi, grattare la palla di frolla congelata, ricoprendone tutta la superficie con le briciole. Infine aggiungere una manciata di mandorle a scaglia. Cuocere in forno (ventilato o statico) già caldo a 180° per circa 40 minuti (il tempo pò variare da forno a forno), fino a che la frolla e le mandorle risultino ben dorate. Far raffreddare la crostata su una griglia dopodicchè rimuoverla dalla tortiera. Poco prima di servirla, spolverare la superficie con zucchero a velo.

05 April 2012

a volte ritornano

non si fa che parlare male di questi social networks, del pessimo impatto che avrebbero sulla nostra vita quotidiana e sulla nostra privacy. Io le trovo tutte polemiche sterili. Il social network, per quanto mi riguarda, lo vedo come uno strumento efficace di comunicazione. Con chi, di cosa e come parlare, sono io a determinarlo, esattamente come al di fuori della rete. Quindi tutte queste storie sull'invasione della privacy, sul mettersi in vetrina, sul valicamento del confine fra realtà e finzione, sinceramente le trovo inutili e noiose.
Premesso questo, posso dire che proprio grazie a Facebook ho ritrovato una cara persona del passato. Mi direte: ma se era così cara, come mai non sei rimasta in contatto?! Giusto. Ma nella vita, a volte, le cose non vanno come dovrebbero. Con lei ci siamo semplicemente perse di vista, le nostre strade si sono materialmente divise e preso percorsi probabilmente paralleli. Tutto questo  fino a oggi. Sì, perchè lei, rovistando fra i suoi vecchi diari, ha ritrovato un mio bigliettino da visita. Ha cercato di contattarmi a quei recapiti, ma senza successo. Poi ha contattato le persone che avevamo in comune, anche lì fallendo. Infine ha pensato di farlo su Facebook e mi ha trovata! Come me, aveva dimenticato il cognome, e le persone che potevano aiutare a farci ritrovare non lo hanno fatto. Non importa, evidentemente le nostre vite DOVEVANO ri-incrociarsi di nuovo, così com'è stato. 
Sono di quelle sorprese che veramente ti rendono felice. Tanti ricordi riaffiorano, piacevoli e non, che risvegliano un mondo di emozioni. Come questa canzone che associo a te. Ti ho qui davanti agli occhi mentre la canti e balli...
Riprendiamo da dove avevamo lasciato, imparando da quello che è stato, ma con gli occhi solo rivolti a quello che è e che sarà.
Benritrovata amica mia!

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