20 April 2012

happythankyoumoreplease

è il titolo di un film che ho visto l'altra sera. Una commedia dai colori pastello, del regista esordiente, nonchè attore protagonista nello stesso film, Josh Radnor
Il film cattura, in modo acuto, una fase generazionale: amore, amicizia, gratitudine, disponibilità, intraprendenza visti attraverso le vite di sei giovani newyorkesi, arrivati al punto in cui si è troppo grandi per essere spensierati, ma ancora troppo giovani per essere adulti.
A chi non l'avesse già fatto, consiglio sicuramente di vederlo. Cento minuti piacevoli e leggeri, con qualche perla di riflessione sparsa qua e là. Come la conversazione fra due dei protagonisti Annie e Sam2:
Annie: un anno fa, ero in un taxi, e il tassista, un indiano, ha cominciato a parlarmi di un sacco di cose. Guardandomi attraverso lo specchietto retrovisore mi fa - Beatitudine. Beatitudine è il tuo diritto di nascita.
E io - Sì certo. 45ma e Madison? E lui - Hai grandi potenzialità in questa vita. La chiave della tua vita è la gratitudine. Tu non dici grazie abbastanza. E io- Be', come faccio a farlo? Lui - Semplice! Di'  'Grazie'. E io - E quando? Lui  mi riponde - Sempre! Ora per esempio. E poi aggiunge - Ogni volta che dici 'grazie', devi anche aggiungere 'ancora, prego'.
Sam2: Aspetta....grazie, ancora prego?!
Annie: Sì! Chè l'universo abbonda eternamente di gratitudine. Così ho deciso di provarci e dare una possibilità alla gratitudine. Grazie ancora prego. Grazie ancora prego. Grazie ancora prego.

Un bel pensiero questo. E poi sono da tempo convinta che tutto ciò che pensiamo, siamo, facciamo ci ritorna allo stesso modo indietro. L'energia con la quale ci poniamo nell'universo, l'universo ci rimanderà in risposta. Essere focalizzati sul lato negativo della vita, su ciò che ancora manca nell'esistenza di ognuno, non farà altro che attrarre ancora più negatività e più scarsità. Al contrario, pensieri positivi, gioiosi e fiducia nell'universo, attrarranno cose, persone e avvenimenti perfettamente allineate con essi.
Su questa falsariga dovremmo essere tutti più grati. Sicuramente io dovrei essere più grata e volerlo essere sempre di più.
E allora GrazieAncoraPrego

17 April 2012

piccole donne crescono/4

Billa da quando ha saputo che una sua amica di classe di tanto in tanto va da sola a scuola, non fa che chiedermi di volerlo fare anche lei. La chioccia in me, un pò restia, ha rimandato e rimandato. Ma non potevo continuare all'infinito, anche perchè so che Billa è matura abbastanza per poterlo fare. Così, stamattina, insieme ad un'altra sua amichetta, mano nella mano sono andate a scuola tutte orgogliose da sole.
Sia io che la mamma dell'altra bambina però, dopo un pò siamo andate a controllare se fossero giunte "sane e salve" a destinazione. Ci siamo reciprocamente inviate dei messaggi per dircelo.  Noi eravamo in ansia, le signorine per niente.
Rifletto su due cose. Intanto che la mia bambina sta crescendo e maturando davanti ai miei occhi. Tantissime cose sono cambiate da quando era una piccola gnometta che zompettava per casa. 
Non si tratta solo più di pappa, cacca, nanna, ma di fare cose insieme, condividere delle mie passioni con lei e godermi il suo entusiasta coinvolgimento in cose "da grandi". Finora, questa è la fase della maternità che più amo.
La seconda cosa è come la cultura qui sia totalmente diversa dalla nostra. I figli vengono cresciuti con un alto senso di autonomia già dalle fasce si può dire. I genitori non si precipitano in soccorso, per qualsiasi cosa accada ai piccoli. Debbono imparare, mi è sempre stato detto. Facendo i primi passetti il bebè cade, fallo cadere, ce la fa a rialzarsi da solo e ha anche imparato cos'è la forza di gravità. E su questa scia, è naturale pensare di mandarli a scuola da soli a sei anni, quando le circostanze lo permettono.
Nonostante io per natura non sia una mamma apprensiva e iper-protettiva, da qualche parte in me c'è comunque una chioccia che frena gli entusiasmi. Tipo, farla uscire con i capelli bagnati quando fuori è -5°, quello proprio non mi riesce. Ma per tutto il resto, mi ritrovo perfettamente con questo modo di educare un pò più sciolto. I bambini imparano a responsabilizzarsi e ad essere autonomi già da piccoli, che non è cosa da poco. E si continua anche in fase adolescenziale, quando per esempio, se vogliono avere dei soldi per le proprie cose, possono andare a fare lavoretti part-time, senza battere moneta da mami o papi. Esistono contratti di lavoro part-time proprio per gli adolescenti, quindi capita spesso di trovare nei negozi o nei supermercati, ragazzi di 15-16 anni che lavorano fra gli scaffali, o in magazzino o alla cassa. A 18-20 anni se hanno un diploma, nella maggior parte dei casi, o lavorano o sono all'università, ma sono comunque fuori di casa, non vivono più con i genitori. 
Ecco, come si fà a non apprezzare questo modo di fare? Mi si obietterà che qui c'è lavoro. Sì è vero, ma anche quando da noi c'è lavoro, fatte le dovute eccezioni, il cordone finanziario con la famiglia non viene tagliato. Io stessa a 34 anni, pur lavorando, vivevo ancora con i miei.
Semplicemente, non cresciamo con l'idea che più prima che poi dobbiamo andare per la nostra strada e contare solo sulle nostre forze. Sappiamo che per qualsiasi cosa c'è mamma&papà(card).
Dopo questa digressione sociologica, torno all'oggetto di questo post: sono felice di vedere come la mia piccola stia crescendo. Oggi, abbiamo raggiunto un'altra pietra miliare nel percorso che, mano nella mano, stiamo facendo insieme, verso la donna che è già in lei.

13 April 2012

certe volte mi supero. Love it!

la diplomazia non è il mio forte, anche se negli anni il mio carattere impulsivo si è calmato di parecchio.
Resta il fatto che davanti a vagonate di ipocrisia ostentata per giunta con arroganza, non riesco proprio a trattenermi. Parto per la tangente e si scansi chi può.
Nel lavoro non faccio eccezione. 
Dall'altro ieri ho una diatriba epistolare con un'azienda americana con la quale collaboriamo, nella persona del vice presidente Global Customer Retention and Renewal Sales (tutta fuffa).
La signora, pensava che ostentando i suoi titoli vattelappesca mi sarei intimorita. Era evidente che ignorava con chi aveva a che fare.
E' bello vedere come il tono sprezzante e saccente della sua prima e-mail, si stia trasformando in qualcosa di moooolto più docile, a mano a mano che si becca le mie risposte educatissime ma al vetriolo. L'affondo su fatti concreti e lì, a parte slalom improbabili e arrampicamenti sugli specchi che appartengono a questo tipo di gentaglia, non può farci nulla. I fatti parlano chiaro e solo la loro ipocrisia e mancanza di etica professionale può travisarli. La signora, però, ha dovuto ritirare le unghie su parecchi fronti, perchè le mie erano più lunghe.
Non mi illudo che io riesca a cambiare le loro pratiche commerciali scandalose, ci sono troppi interessi in ballo per loro, e la nostra azienda non è un gigante. Ma vuoi mettere la soddisfazione di dirle in faccia e senza giri di parole quello che penso di loro?! Negli anni abbiamo ingoiato fin troppi rospi e sostenuto sostanziali perdite, per questi cow-boys della vendita. La misura è stracolma.
Rileggo le mie e-mail e le sue e non posso fare a meno di autocompiacermi per quello che scrivo e come lo scrivo. Sì, mi sono superata e sono orgogliosa di me. I'm loving it!

08 April 2012

crostata di ricotta al profumo d'arancia


oggi la mamma compie 70 anni. A rendere ancora più speciale questo giorno è il fatto che sia lei che papà sono qui con noi nelle Basse Lande. L'ho voluta festeggiare, fra le altre cose, preparandole questa crostata, visto che lei adora la ricotta. 
E' il mio primo tentativo con questo tipo di dolce e devo dire che il risultato è stato di grande soddisfazione per gli occhi e soprattutto per il palato, a giudicare dalla velocità con cui è stato "spazzolato" via da tutti.
Quello che mi piace di questa ricetta è la versatilità del ripieno. Io l'ho voluta preparare al profumo d'arancia, ma si possono usare gocciole di cioccolato, mandorle, nocciole, frutti di bosco, frutta candita e tutto quello che la fantasia e il palato desiderano. Piccola nota a margine, la ricetta originale prevede per il ripieno 150g di zucchero che io ho drasticamente ridotto a 80g perchè non mi piacciono i dolci trooooppo dolci.

Ti voglio bene mamma!

Ingredienti per la pasta frolla
300 g di farina
200 g di burro
80 g di zucchero a velo
20 g di zucchero di canna
2 tuorli d'uovo
scorza di limone grattata
1 pizzico di sale

Ingredienti per la crema di ricotta
500 g di ricotta 
80 g di zucchero
2 tuorli
arancia confit tagliata a pezzettini q.b.
1 cucchiaio colmo di uva passa bianca, precedentemente ammollata in un pò di rum

Ho preparato la frolla con il metodo sabbiato che assicura una friabilità eccezionale alla crostata.
Mettere in un contenitore capiente (o nella planetaria) la farina con il burro freddo a pezzetti e (con il gancio a foglia) miscelare i due ingredienti fino ad ottenere un composto sabbioso e non compatto.
A questo punto aggiungere lo zucchero (di canna e a velo), il sale, la scorza di limone e, sempre mescolando, i tuorli, che daranno un minimo di compattezza alla pasta, che rimarrà comunque "briciolosa".
Foderare con la carta forno una tortiera a cerniera del diametro di 24 cm precedentemente imburrata (così eviteremo che la carta si sposti). Con 3/4 dell'impasto rivestire il fondo e i bordi, senza pressare molto le briciole. Punzecchiare con una forchetta la frolla sul fondo della tortiera.
Con il resto dell'impasto formare una palla, coprirla con pellicola e riporla nel freezer per almeno 1 ora .
Nel frattempo preparare la crema di ricotta mettendo tutti gli ingredienti nel mixer, escluso l'uvetta che aggiungeremo all'ultimo.
Distribuire la crema sulla frolla e con una grattugia a buchi grandi, grattare la palla di frolla congelata, ricoprendone tutta la superficie con le briciole. Infine aggiungere una manciata di mandorle a scaglia. Cuocere in forno (ventilato o statico) già caldo a 180° per circa 40 minuti (il tempo pò variare da forno a forno), fino a che la frolla e le mandorle risultino ben dorate. Far raffreddare la crostata su una griglia dopodicchè rimuoverla dalla tortiera. Poco prima di servirla, spolverare la superficie con zucchero a velo.

05 April 2012

a volte ritornano

non si fa che parlare male di questi social networks, del pessimo impatto che avrebbero sulla nostra vita quotidiana e sulla nostra privacy. Io le trovo tutte polemiche sterili. Il social network, per quanto mi riguarda, lo vedo come uno strumento efficace di comunicazione. Con chi, di cosa e come parlare, sono io a determinarlo, esattamente come al di fuori della rete. Quindi tutte queste storie sull'invasione della privacy, sul mettersi in vetrina, sul valicamento del confine fra realtà e finzione, sinceramente le trovo inutili e noiose.
Premesso questo, posso dire che proprio grazie a Facebook ho ritrovato una cara persona del passato. Mi direte: ma se era così cara, come mai non sei rimasta in contatto?! Giusto. Ma nella vita, a volte, le cose non vanno come dovrebbero. Con lei ci siamo semplicemente perse di vista, le nostre strade si sono materialmente divise e preso percorsi probabilmente paralleli. Tutto questo  fino a oggi. Sì, perchè lei, rovistando fra i suoi vecchi diari, ha ritrovato un mio bigliettino da visita. Ha cercato di contattarmi a quei recapiti, ma senza successo. Poi ha contattato le persone che avevamo in comune, anche lì fallendo. Infine ha pensato di farlo su Facebook e mi ha trovata! Come me, aveva dimenticato il cognome, e le persone che potevano aiutare a farci ritrovare non lo hanno fatto. Non importa, evidentemente le nostre vite DOVEVANO ri-incrociarsi di nuovo, così com'è stato. 
Sono di quelle sorprese che veramente ti rendono felice. Tanti ricordi riaffiorano, piacevoli e non, che risvegliano un mondo di emozioni. Come questa canzone che associo a te. Ti ho qui davanti agli occhi mentre la canti e balli...
Riprendiamo da dove avevamo lasciato, imparando da quello che è stato, ma con gli occhi solo rivolti a quello che è e che sarà.
Benritrovata amica mia!

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