22 May 2012

italiAmo in olandese

come ogni martedì, la mia amica Willy è passata a prendermi per andare in piscina. Me la trovo alla porta come sempre con il suo sorriso smagliante, e in più con un abbraccio e questa deliziosa scatola di dolcetti senesi per festeggiare, e cito, il mio successo con l'esame per la naturalizzazione. Si è pure scusata per il ritardo. Dahhh! 
E' stata una delle prime persone con la quale ho condiviso la mia gioia appena ho ricevuto la notizia e lei e il marito mi hanno fatto immediatamente gli auguri. Conoscendola avrei dovuto immaginare che non si sarebbe limitata solo a quelli. Difatti. 
Willy è una donna molto positiva, attenta e sensibile. Presente ma mai invadente. Una di quelle poche olandesi con la quale ho legato subito. Sarà perchè è molto spontanea come me e non è gestita da un'agenda, o perchè è un pò più grande di me e quindi non c'è l'acidità/competizione/invidia tipica delle mie coetanee, sarà per il suo carattere solare. Non lo so e, francamente, il perchè è relativo. Posso considerarla davvero un'amica e so di poter sempre contare su di lei, il che è cosa rara e preziosa. 
Ecco, sorprese come queste sono di solito io a farle. Essere una volta ogni tanto dall'altra parte, oltre che farmi immenso piacere, mi emoziona. Della serie come iniziare bene la giornata. Grazie Willy!

20 May 2012

ambasciator porta pena?

Angel crying on a child's grave - maphler

in un certo senso, il fatto di vivere così lontano fortunatamente mi protegge dalla quotidianità di casa Italia e non mi riferisco alle notizie o ai fatti di cronaca nazionale, che volente o nolente mi arrivano in tempo reale. Parlo di fatti personali che mi riguardano ma anche no. Di fatti e misfatti, ormai triti e ritriti dei quali farei volentieri a meno ma che comunque mi arrivano. Ci pensa quasi sempre mia madre, con dovizia di particolari, ad aggiornarmi. Un trattamento diametralmente opposto, invece, viene riservato a quelle notizie più o meno preoccupanti che riguardano direttamente loro o chi amo. Lì entra in azione, non per mia volontà, un filtro potentissimo: sei così lontana, che puoi fare? (le valige e partire no eh?!). Non ti voglio fare preoccupare, quindi non te lo dico proprio.
Il più delle volte ci arrivo lo stesso alla verità perchè, come si dice, 'conosco i miei polli' ma, fosse per loro, rimarrei all'oscuro. Non c'è cattiveria in questo, anzi l'esatto contrario, lo so. E' la sindrome della chioccia in una delle sue tante espressioni. Il fatto è che io invece voglio sapere sempre e comunque tutto delle persone a cui tengo. I miei lo sanno e anche se a malincuore, il più delle volte, si adeguano. O almeno così spero.
Anche io non dico tutto (tipo: Isabella si è sbucciata un ginocchio cadendo con i pattini, omissis), ma le cose importanti, soprattutto se c'è di mezzo la salute, non le nascondo. Prima di tutto per egoismo personale, ho bisogno di far sapere a chi mi vuole bene i fatti così come sono: condividere le gioie me le rende ancora più gioiose e condividere le difficoltà mi aiuta a sopportarle. E poi perchè trovo che sia giusto informare a prescindere: chi mi vuole bene ha il diritto di sapere.
Se mia madre mi chiama di buon'ora e non c'è nessuna ricorrenza da festeggiare, allora sono quasi sicuramente notizie spiacevoli o peggio. Come ieri mattina. Mi ha svegliata per dirmi del terribile attentato nella nostra città, Brindisi, che mi ha praticamente scioccata e di una lettera di Equitalia indirizzata a me nella quale si intima di pagare tributi relativi a più di dieci anni fa. Un vecchio contenzioso con il mio consulente del lavoro dell'epoca, che evidentemente non ha ancora risolto la questione.
La prima notizia, ovviamente, mi ha distrutta. Qualche ora più tardi sarei lo stesso venuta a saperla, ma di seconda mano, per così dire. Nelle parole di mia madre, invece, tutta la disperazione di chi in quella città ci vive rassegnata da più di cinquant'anni e sa cosa sono le bombe. 
Siamo cresciuti con negozi fatti saltare in aria perchè i proprietari si rifiutavano di pagare il pizzo, con i contrabbandieri che tenevano in scacco un intero territorio, con amministrazioni colluse e inerti che negli anni si avvicendavano affossando sempre più la città, con la quasi totale assenza dello Stato, con l'inarrestabile degrado sociale, culturale e ambientale di una terra altrimenti bellissima.
Pensi che sei così lontana da lì, da quella che è stata la tua casa per trent'anni, e che certe cose non ti toccano più direttamente. Pensi di essere "salva". Ma non è per niente così. Ripiombi, con tutte le scarpe, in quel clima asfissiante e angosciante al quale, un pò di anni fa, ti sei ribellata andandotene. E ti chiedi per l'ennesima volta come sia possibile che qualcuno possa essere in grado di commettere un crimine così agghiacciante. Sarà mai trovato il colpevole o i colpevoli? I miei concittadini faranno la loro parte non rifugiandosi nell'omertà? Si potrà contare sullo Stato? C'è ancora uno Stato? Inizierà, come sempre in questi casi, l'irrispettosa giostra mediatica tutta italiana, che alla spietata ricerca di odiens, farà sciacallaggio sulla vita delle vittime e dei parenti che le piangono?
Tanti interrogativi strazianti e un'unica incontrovertibile amara certezza: un'altra innocente è morta.
Ambasciator purtroppo a volte porta pena.

14 May 2012

intouchables

ieri nel pomeriggio siamo andati a trovare i miei suoceri che abitano ad Alkmaar, una città ad una cinquantina di km da qui. Cogliendo l'occasione dei nonnisitter, ho invitato mio marito ad un matinée al cinema per vedere Intouchables (in Italia è uscito col titolo orribilmente inappropriato Quasi amici), un film che eravamo destinati a vedere insieme giovedì scorso, ma che per sfortuna, lui si è perso.
Ma andiamo per ordine.
E' da un pò di tempo che mi lamento con Ronald che la nostra vita sociale/culturale langue. Nostra figlia ha sei anni ormai e mi sembra arrivato il momento di goderci un pò di tempo come coppia, ché non siamo solo mamma e papà di. La nostra cittadina, purtroppo, non aiuta in questo senso visto che, al di fuori di qualche caffè e una cinesala improvvisata, non è che offra granché sul fronte intrattenimento. Bisogna quindi spostarsi, come minimo, una ventina di km per arrivare in una città più viva e frizzante da questo punto di vista.
Quando ero in Italia, io e un paio di amici andavamo al cinema almeno una volta alla settimana. L'ultimo spettacolo era praticamente un appuntamento fisso. Vedevamo di tutto, dal cinema d'essay ai blockbusters, ciofeche incluse. Il film era quasi sempre il pretesto per uscire e stare insieme e gli aneddoti annessi non si contano. Come quella volta che, dopo aver girato tutti i cinema della città, l'unica opzione rimasta era vedere il film Beethoven, il cane, per intenderci. Nonostante non fosse il massimo, decidiamo lo stesso di andare. All'entrata la cassiera ci chiede 5.000 lire anzicchè le solite 10.000 e nessuno di noi, furbescamente, dice nulla. Una volta entrati, uno chiede all'altro quanto aveva pagato e alla risposta praticamente unanime siamo scoppiati a ridere, intanto perchè la signora, secondo noi, si era confusa e poi perchè nessuno aveva osato fiatare. Entriamo in sala. Vuota. Dopo alcuni trailers, iniziano i titoli di testa del film, ma noi credevamo fosse un altro trailer. Non lo era, si trattava di un film cinese, sottotitolato, del quale non ricordo nè il nome nè la trama. Il mistero del prezzo ridotto era svelato. Fra una risata e l'altra per la fregatura, siamo rimasti lo stesso a vederlo fino alla fine.
Io adoro soprattutto andare al cinema. Mi piace il suo aspetto corale, l'abbraccio dell'oscurità, le immagini che ti fanno quasi da portale in un altro mondo e i suoni che ti vibrano dentro, è tutta un altra dimensione rispetto alla tivù. Da quando sono qui se ci sono andata una ventina di volte in tutto è pure troppo. Se penso che Amsterdam è ad una settantina di km, non abbiamo davvero molte scuse per fare una vita un pò più mondana. Lì non c'è che l'imbarazzo della scelta fra teatri, concerti, cinema e quant'altro. E un pò più vicino abbiamo Alkmaar, Zaanstad e Hoorn. Non sono a due passi, ma in quanto ad offerta non possiamo certo lamentarci.
Quindi ho detto a mio marito che bisognava cambiare musica e per cominciare giovedì saremmo andati insieme al cinema di Hoorn per vedere un film di cui avevo sentito parlare molto bene: Intouchables, appunto.
Il caso ha voluto che la mia vicina, Gudule, mercoledì sera mi manda un messaggio chiedendomi: - ti andrebbe di andare al cinema domani sera a vedere Intouchables, ho un biglietto in più ché mio marito ha avuto un impegno dell'ultim'ora. Io le ho risposto che poteva unirsi a noi visto che ci andavamo. Immediatamente dopo vado sul sito del cinema per acquistare i biglietti e con mio enorme disappunto tutto era esaurito. Noooo, roba da non crederci. E che du bols.
Ne parlo con Ronald e lui mi dice di andarci insieme a Gudule e annullare la baby sitter che avevo chiamato, ché lui sarebbe rimasto a casa. Detto fatto. Contenta da una lato di poter andare a vedere finalmente questo film, ma dall'altro dispiaciuta perchè era soprattutto con mio marito che volevo andarci.
La faccio breve, il film non ha per niente disatteso le aspettattive. A maggior ragione mi rimaneva il cruccio per Ronald che non aveva potuto vederlo.
Chiudo l'antefatto con l'incipit del post: ci siamo rifatti questo pomeriggio. Come mi aspettavo, anche a lui è piaciuto moltissimo.
Entrambi, nella storia commovente del protagonista Philippe, abbiamo rivisto un pò del nostro amico Ben.
Il film, sapientemente diretto da Eric Toledano e Olivier Nakache, prende spunto da una vicenda realmente accaduta, come viene confermato poco prima dei titoli di coda, e che ha il suo punto di forza nell'interpretazione magistrale dei due protagonisti François Cluzet e Omar Sy, qui rispettivamente nei panni di Philippe, miliardario tetraplegico bloccato dal collo in giù, che ha bisogno di assistenza continua, e di Driss, un mezzo farabutto un pò galantuomo, che assume un ruolo a metà strada tra il badante e il life coach, diventando il suo "diavolo custode" (dal titolo dell'omonimo libro autobiografico "Le second souffle suivi du Diable gardien" di Philippe Pozzo di Borgo da cui il film è tratto).
E' la storia della toccante amicizia fra due uomini a priori opposti in tutto. Presi singolarmente sono incompleti, ma messi insieme diventano una forza intoccabile. Un film magico, intelligente, profondo, non scontato, commovente e leggero allo stesso tempo, incorniciato dalle splendide musiche originali di Ludovico Einaudi e uno straordinario mélange di funk e musica classica e jazz. Vero cibo per l'anima.
Quello che me lo ha reso ancora più prezioso è il fatto di aver potuto condividere le stesse emozioni con chi amo, riso e pianto insieme a lui. Essere sulla stessa onda non è cosa scontata, per lo meno non lo è con l'unno di mio marito. Su certe cose però so che lo siamo. Intouchables anche noi, in un certo senso.

13 May 2012

mammitudini

la giornata è cominciata con un risveglio moooolto caloroso di mio marito ed è continuata come da rito, con la consegna dei regali suo e di Billa a letto. La tradizione vuole che anche la colazione sia portata a letto, ma a me, che sono un pò atipica, non è che piaccia tanto mangiare lì, quindi questa parte, su mia richiesta, è stata saltata.



Ronald sorprendendomi alla grande, mi ha regalato un paio di klompen (zoccoli olandesi), per onorare, come ha detto lui, il mio successo dell'altro giorno. Metaforicamente ho messo i primi passi sulla strada verso la mia 'olandesizzazione' quindi ho bisogno di calzature appropriate. Mi ha fatto davvero morire dalle risate quel matto. Non sarà l'ultimo dei romantici, ma in quanto a fantasia lo batte forse solo la figlia!







Poi è stato il turno della mia little miss Sunshine che tutta in priscio mi ha mostrato le sue opere d'Arte, top secret fino a qualche minuto prima, perchè magistralmente nascoste in posti segretissimi e inaccessibili per la mamma.









Festa della mamma
oggi è la festa della mamma
il giorno in cui lei può riposarsi
ti prendi sempre cura di me
con questo regalo ti faccio felice
ti dò un bacio perchè ti voglio bene
con amore, isabella

In italiano non fa rima, ma le parole sono bellissime lo stesso. E poi scritto tutto di pugno dalla mia Isabella, con la sua inconfondibile esse al contrario, è ancora più prezioso.




Nella bustona colorata c'era questo patchwork con la sua foto intitolata ik ben onderstboven van jou, un modo di dire olandese che letteralmente significa: sono sotto sopra per te = sono pazza di te. E io di te, tesoro mio.









La ciliegina la lascio per ultima. Come si vede nel video/macchietta, quei due, insieme, sono pericolosamente irresistibili. Parliamo in olandese, per i sottotitoli mi sa che dobbiamo aggiornarci. Ma tanto le immagini parlano da sole.
Oggi è anche la festa della mia mamma. Al telefono ti ho già cantato la tua canzone e detto che ti voglio bene mamma. Ma ripetertelo anche qui non fa male.
Ti voglio bene mamma, questo è anche per te.

11 May 2012

pubblica irritazione

Arcadio Esquivel
dopo la bella notizia di ieri, la prima cosa fatta stamattina è stata andare al Comune per avviare la procedura per la naturalizzazione. 
Il mio super entusiasmo è stato immediatamente smorzato allo sportello accettazione, da un'impiegata che, seppur gentile, era evidentemente impedita. Con in faccia stampato voglia di lavorare saltami addosso, mi ha fatto girare non poco le bols. 
Ma ho mantenuto la calma e ho aspettato che venisse a capo sul da farsi. Dopo pseudo ricerche sul computer e una telefonata, ha concluso che la responsabile dell'Ufficio Integrazione, che epistolarmente già conosco (fra parentesi un'altra t.d.c.), è in vacanza per due settimane e mezzo e non c'è nessun altro che la sostituisce. Quindi tutto si pospone al suo rientro. Roba da non crederci, ma è così. 
Molto seccata, sono passata alla seconda richiesta: la carta d'identità per Billa, visto che dal 26 giugno l'iscrizione dei figli nel passaporto dei genitori non sarà più valida e i minori dovranno obbligatoriamente possedere un proprio documento d'identità per viaggiare. Anche qui la suddetta signora ha cominciato a tirare fuori un sacco di storie e a menarmela sul fatto che per evitare eccessive lungaggini, dovute all'enormità di richieste che ci si aspettava, i cittadini erano stati invitati (solo un consiglio, quindi) a fare queste richieste in largo anticipo (prima dell'1/5). Io non l'ho fatto. E allora?! Non è mica reato. Il documento lo vengo a richiedere entro i termini di legge e quelli miei. Non mi serve domani la carta d'identità, ma per fine luglio. Mi sembra di essere abbondantemente in anticipo. Persistendo sul mio punto, la guardavo come per dire io non mi muovo di quifattene una ragione, datti una mossa e dimmi i documenti che servono per avviare la pratica. Vedendo la mia esplicita caparbietà, si è dovuta rassegnare a lavorare e mi ha spiegato cosa dovevo fare. 
Per dire che questa tipa si sia guadagnato il premio impiegata dell'anno e che, in generale, il nostro Comune brilli per la competenza, sollecitudine e simpatia dei propri impiegati, proprio no. 
Però, per la legge del  mai dire mai, quando nel pomeriggio sono ritornata, come richiestomi, con Isabella, le foto e gli altri documenti, allo sportello ho trovato una signora che era tutto l'opposto di quella di stamattina: competente, disponibile, solerte e pure simpatica. Insomma ha pareggiato un pò il colpo.
Va pure detto che da quando sono qui l'"esperienza burocratica" è più che positiva e assolutamente non paragonabile ai pessimi standard italiani a cui ero abituata. In generale, tutto funziona molto bene e velocemente e non bisogna essere "amico di" per ottenere qualcosa che spetta di diritto. Quindi posso tranquillamente dire di essere un pò viziata, e quando accadono episodi, come il mio, che non rientrano nelle aspettative, allora sopraggiunge l'irritazione. A sentire gli olandesi, comunque, le lamentele soprattutto sugli impiegati statali, sono praticamente le stesse che facciamo noi sui nostri. 
Deve esserci proprio una specie di maledizione universale su questa categoria. Sembra che nella Pubblica Amministrazione, la maggior parte gli impiegati vengano selezionati quasi esclusivamente in base alle peggiori capacità e caratteristiche e poi vengano addestrati ad esercitarle nell'ambito delle proprie funzioni con il motto: una difficoltà per ogni soluzione. Sarà pure un luogo comune, ma smentirlo diventa impresa titanica.

10 May 2012

nazionalità olandese/2: promossa!

sono appena rientrata a casa e fra la posta vedo una busta formato A4 con lo stemma inconfondibile del Rijk/Regno. Ho capito subito che si trattava dell'esito del mio esame. Infatti la lettera era del Ministero dell'Istruzione, Cultura e Scienze. Cuore in gola. Praticamente rullava come fosse un tamburo. Ho buttato borsa e giacca a terra e ho immediatamente aperto la bustona. Leggo, leggo fino a trovare la desiderata parolina: GESLAAGD=PROMOSSA!!!!!
Yeiiiiii ho urlato e mi sono messa a fare una specie di danza della vittoria. Poi mi sono calmata e ho ripreso la lettera e il certificato in mano e li ho letti e riletti nel dettaglio. Mi sono commossa. Questa per me è una grandissima soddisfazione.
Qui da tempo tutti mi fanno i complimenti per il mio olandese. Mi fa piacere sentirmelo dire, ma tante volte penso che me lo si dica solo per educazione. Alla base di questa insicurezza c'è la mia paura di perdermi qualcosa. Nonostante mi sia imposta da subito ad imparare l'olandese, restano sempre delle zone d'ombra che riguardano le sfumature. Personalmente credo che ottima per quanto possa essere la padronanza di una lingua straniera, ci sono delle sfumature appunto, delle sottigliezze, dei modi di dire, che possono essere espressi e condivisi efficacemente solo nella lingua madre, e di mamma si sa ce n'è una sola.
Spesso quindi mi chiedo avrò comunicato/tradotto bene quello che volevo dire come lo intendevo io o è venuta fuori un'altra cosa? O ancora, ho capito bene quello che mi è stato detto?
Ora, in un certo senso, ho la conferma ufficiale che la mia conoscenza di questa lingua è buona. Su quel certificato c'è scritto nero su bianco che ho sufficiente conoscenza della lingua olandese parlata e scritta al livello B1 (secondo il CEFR ovvero quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue) e una chiara ed evidente conoscenza della cultura e degli usi e costumi olandesi così come previsto dalla legge nazionale sull'integrazione.
Non la faccio più grande di quanto è. Sono davvero orgogliosa di me stessa per questo risultato chè è un riconoscimento alla mia volontà e tenacia.
Cittadina italiana ci sono nata, è facile. Cittadina naturalizzata ho deciso di diventarlo, per questo c'è orgoglio nel guadagnarsi questo diritto.
Ora non mi resta che andare al Comune e presentare tutti i documenti.
Per l'intanto lasciatemi gongolare ancora un pò in questo stato di grazia. Ci aggiorniamo chè "Un cuore, due bandiere" continua...

07 May 2012

Ben


da quel terribile incidente che ti ha danneggiato gravemente il cervello, ne hai fatta di strada. Quando otto mesi fa ti vedemmo in coma, sia io che Ronald pensammo al peggio. Ci sorprendesti quando dopo un mese, ti vedemmo sveglio. Non sapevamo cosa aspettarci e tu, nonostante non parlassi, ci hai riconosciuto e fatto parlare i tuoi occhi per dirci che eri felice di vederci.
Dall'ultima volta che ti ho visto hai fatto enormi progressi. Non avrei mai immaginato di rivederti sorridere, muovere e parlare così come ti ho visto fare ieri. Hai persino disegnato per noi.
Sedia a rotelle a parte, sembra che tutto sia come prima. E a sprazzi lo è. Poi prende il sopravvento la confusione, e quella testa danneggiata va in corto circuito mischiando i ricordi, rendendoti tutto più difficile. Però, che gioia vederti sorridere e felice al punto di commuoverti quando ci hai visto. 
Era una tragedia annunciata la tua, purtroppo. Ora la tua rabbia non c'è più, nè la perenne lotta con te stesso. Ma hai pagato un prezzo altissimo per questa "serenità". Ci sei, ma anche no e, nonostante il garbuglio che hai in testa, te ne rendi anche conto. 
E' triste e ingiusto. Conoscendo la tua indole, non posso fare a meno di pensare cosa fosse stato meglio per te: il tuo rabbioso e autodistruttivo mal di vivere che ti ha portato a questo stato semicosciente di parziale presenza o morire. Io, egoisticamente, sono felice che tu ci sia ancora. I tuoi occhi mi sembrano gli stessi quando mi guardi, salvo poi allontanarsi in posti lontani, lontanissimi.
Anche se discontinui, la tua gioia, la tua commozione, persino il tuo humor quelli c'erano e ce li hai fatti sentire. Quando ti ho detto che mi dispiaceva molto essere così lontana e per questo poterti visitare solo di tanto in tanto, tu mi hai detto stringendomi la mano: "così è più emozionante". Tu sei emozionante, Ben.
Le tue parole, la tua mano, le tue carezze, il tuo sorriso, le tue lacrime, mi porto tutto nel cuore amico mio. E sono certa che anche noi siamo nel tuo.
Spero solo che ora per te questa vita possa essere abbastanza.

06 May 2012

preghiera

(source Quote Picture)

Dio (o chi per lui),
dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
la saggezza per distinguere le une dalle altre.*


*La paternità di questi versi è incerta. C'è chi li attribuisce a San Francesco d'Assisi (1182-1226), chi a Thomas More (1478-1535), chi a Reinhold Niebuhr (1892-1971). 


04 May 2012

every time we say goodbye

stamattina mi sono svegliata con il batticuore e non lo dico in senso poetico. Così, all'improvviso ecco il mio quarto attacco di fibrillazione atriale. Il cuore batteva sostenuto ma senza aritmia. E' stato il più breve fino ad ora, dopo un paio d'ore è svanito. La buona notizia è che, per quanto possibile, sono rimasta calma ed ho continuato a fare le mie cose. Conferma che ho accettato questo problema anche perchè agitarmi non è che migliori la situazione. Non ho deciso di avere la fibrillazione, ma posso decidere come gestirla, che non è cosa da poco. Il mio cuore mi manda a dire per l'ennesima volta che il mio organismo, che io lo voglia o no, non regge lo stress emotivo anche quando io non lo percepisco come tale.
Oggi ne ho avuto la riprova: mamma e papà, dopo un soggiorno qui da noi di cinque settimane, sono appena andati via. Io e la mia piccola Isabella, in lacrime, li abbiamo salutati mentre si allontanavano in macchina insieme a Ronald che li portava in stazione.
Questo è forse l'aspetto più doloroso del vivere da expat: gli affetti più cari sono lontani e quando sono vicini, sai che, più prima che poi, arriverà il momento straziante dei saluti. 
Fino a qualche anno fa ero sola a piangere. Ora la mia piccola signorina si è aggiunta al gruppo gocce salate. Con lacrimoni in piena, mi ha detto singhiozzante - mamma, non è giusto che i nonni vanno via. Sono triste.  E piangendo entrambe, ci siamo abbracciate strette strette per consolarci.
Mi ricordo come un paio di anni fa, all'ennesimo saluto con i miei, lei vedendomi piangere mi disse - "mamma, perchè piangi?" e io "sono triste perchè i nonni vanno via". Lei abbracciandomi mi rispose - "non piangere mamma che ci sono io con te".
E in un attimo mi rendo conto che sta crescendo davvero. La consapevolezza si fà sempre più strada nella spensieratezza dei suoi pochi anni. Ora soffre anche lei, perchè capisce il distacco, la lontananza. 
Per fortuna che, con un pò di distrazione, riesco a farle tornare il sorriso che, va da sè, contagia anche me. Ma l'amarezza, manco a dirlo, mi resta tutta e il mio cuore, a modo suo, me lo ricorda.

02 May 2012

nazionalità olandese/1: l'esame

ore 13.00
Oggi compio il primo passo ufficiale in direzione nazionalità olandese: faccio il Korte Vrijstellingtoets (nonostante google translate, il senso si capisce, spero) ovvero l'esame abbreviato, quello previsto per chi, come me, ritiene di essere sufficientemente "olandesizzato". E' un esame linguisticamente più difficoltoso,  rispetto a quello standard e non è ripetibile. Dovrò rispondere in 45 minuti ad una trentina di domande sul vivere quotidiano olandese/tradizioni, tutto su un computer. Per superare l'esame almeno il 74% delle risposte deve essere esatto. L'esito lo conoscerò fra un paio di settimane e se sarò promossa potrò iniziare la procedura di naturalizzazione presso il Comune che, dopo tutti gli accertamenti, terminerà con una cerimonia ufficiale nella quale giurerò fedeltà al Regno dei Paesi Bassi e sarò cittadina olandese.
E' un bel pò che ho deciso di richiedere il passaporto olandese, ma per un motivo o per l'altro ho sempre rimandato. Desidero farlo innanzitutto per eliminare tutte le trafile burocratiche italiote del Consolato e poi per poter acquisire il diritto di votare anche alle elezioni nazionali (e non solo amministrative) visto che è qui che vivo da dieci anni e per me, ragioni affettive a parte, non ha proprio più senso votare in Italia.
Il passo mi sono decisa a farlo soprattutto perchè posso mantenere anche la mia nazionalità. Sembra una contraddizione in termini lo so, ma io non la vivo così. E forse, chi è expat come me, può capire di che parlo. Da tempo mi sento di vivere in quella che io definisco la terra di mezzo, abitata da persone come me in stato di carta d'identità confusionale. Non mi sento italiana in Italia, nè olandese in Olanda. Vivo le due terre e soprattutto le due culture, da equilibrista. Però so che sono italiana, come so quanti anni ho, o che i miei occhi sono scuri. E' una questione che prescinde dall'appartenenza, dal patriottismo fanatico e si basa sull'essere: sono italiana. Per questo non mi sentirei  mai di rinunciare alla mia nazionalità.
Posso anche metterla così: l'Italia è la mia Madrepatria e l'Olanda la mia Patria e io sono figlia in affidamento condiviso.
Vado. In bocca al lupo a me o forse farei meglio a dire al "leone"!

AGGIORNAMENTO
ore 17.30 
Sono da poco rientrata. L'esame era come mi aspettavo, eccetto per le pratiche burocratiche formali molto rigide (più volte controllo passaporto e identità, assegnazione posto e computer specifico, test nominativo) che lo ha reso sicuramente ufficiale e per questo ancor più emozionante. 
Erano 30 domande e ho risposto a tutte entro i previsti 45 minuti. Su un paio sono incerta per via delle risposte ambigue fra le quali dovevo scegliere, ma in totale credo di aver fatto bene. L'esito entro quattro settimane.
Così si chiude la prima puntata della blognovella "Un cuore, due bandiere". Stay tuned, perchè continua...

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