29 June 2012

l'Italia chiamò


ieri in un moto di sano nazionalismo ho esposto il tricolore sulla facciata di casa, visto che la nazionale di calcio si giocava la semi finale degli Europei contro la Germania. 
Per tutta la giornata è stato un continuo di sorrisi di compiacimento dei passanti che, in più occasioni , salutavano sorridenti con pollice in sù. E' notorio che qui nelle Basse Lande i teteschi di calcio soprattutto, non è che siano molto popolari, però mi ha fatto molto piacere constatare questo tipo di reazioni. 
In serata, a fine partita, mentre io e Ronald ci seguivamo gli approfondimenti, qualcuno bussa alla finestra. Io che ero di spalle non ho visto chi fosse e neanche Ronald a dire il vero. Vista l'ora ho pensato fossero dei vicini che venivano a congratularsi. Mio marito è andato alla porta per aprire. Io, incuriosita dal fatto che si tratteneva, l'ho raggiunto e chi mi trovo davanti? Un euforico "cow-boy" in tenuta azzurra e tricolore.  Romano, così si chiama, è nato in Olanda da genitori sardi, ed abita praticamente ad un isolato da noi. Roba da non crederci! Ci ha detto che sua moglie in mattinata passando in macchina, aveva visto la bandiera. Dovevano esserci di sicuro degli italiani lì, ha pensato, e glielo ha detto. Così quando l'Italia ha vinto, lui si è catapultato da noi per gioire insieme. Dopo aver ripercorso i momenti più entusiasmanti della partita, e aver scambiato quattro chiacchiere, Romano, ci ha anche invitato a vedere la finale a casa sua ché gli avrebbe fatto davvero molto piacere.  
Mi accorgo che scrivo con il sorriso stampato in faccia. Trovo questo fatto così bello nella sua spontaneità e genuinità che non posso fare a meno di gioirne. A riconferma che le cose semplici, alla fine, sono sempre le più straordinarie. Basta una bandiera, che ce vò!

28 June 2012

nazionalità olandese/3: avvio ufficiale pratica

ebbene sì, stamattina ho ufficializzato presso il Comune la richiesta per la naturalizzazione. Un paio di documenti, fra cui il certificato dell'esame di lingua, qualche firma e, nota dolente per le tasche, un bel pò di dindi, ma tant'è. 
Ora non mi resta che attendere che l'IND, ovvero l'Ufficio Immigrazione e Naturalizzazione del Ministero degli Interni, dopo una serie di controlli di routine, dia il suo ok, il che, purtroppo può durare anche mesi. Non aspettandomi colpi di scena, potrei fare il giuramento di fedeltà al Regno d'Olanda e diventare cittadina olandese a tutti gli effetti entro l'anno. Vedremo. 
Ironia della sorte, stasera l'Italia gioca la semifinale degli Europei di calcio contro la Germania e io, con profondo orgoglio, ho esposto sulla facciata di casa il tricolore italico.
Sua Maestà non me ne vorrà, ma mica per niente dico un cuore, due bandiere. 


18 June 2012

la sindrome di Goffredo

ne sono affetta da tempo, è notorio. Trattasi di una sindrome, che colpisce noi emigranti. I sintomi, inconfondibili, vanno dall'euforica fierezza, alla commozione con pelle d'oca, leggero batticuore e guance infuocate inclusi. Basta pochissimo: una canzone italiana alla radio, un tricolore che sventola, una pubblicità di un prodotto italiano in tivù, una citazione, un'opera d'arte in esposizione, un film italiano sottotitolato, la pasta della tua marca preferita (e non i soliti immangiabili "macaroni" vattelappesca) sugli scaffali del super, che le lacrimucce d'emozione e la pelle d'oca puntuali si presentano. La cosa più assurda per me, soprattutto parlando di musica, è che mi commuovo con canzoni della Pausini, Ramazzotti e altri cantanti, che con tutto il rispetto, quando ero in Italia non ascoltavo neanche per sbaglio.
A distanza di anni, ormai sono dieci da expat, i sintomi anche se cronicizzati, si presentano sotto forma molto più lieve, salvo riacutizzarsi in occasioni come quella di stasera quando la nostra nazionale di calcio si è giocata la sua permanenza agli Europei 2012. Per me, poi, che non sono neanche una fanatica di questo sport, fà doppiamente strano. Ma tant'è. Quando abbiamo vinto (e qui mi parte il plurale) ci mancava solo che me ne andassi in giro sventolando il tricolore per la contentezza.
Eppure, come ho detto in più occasioni, in Olanda ci sto bene e l'Italia non mi manca, tanto meno la mia città natale Brindisi a cui sotto sotto, ma molto sotto sono pure affezionata. Anzi, per dirla proprio tutta, l'Italia dell'ultimo ventennio non mi piace proprio, e in molte circostanze me ne vergogno pure. Lo squallore dilagante a cui una classe politica putrida ci sottopone, l'ignavia degli italiani davanti a questo sfacelo, la mancanza di rispetto per il bene comune, per le istituzioni, la cultura dilagante del solo apparire per essere, i furbetti del quartierino, i tronisti come modello a cui elevarsi, sono difficili da mandare giù. Vedere la Terra meravigliosa che ha dato i natali agli antichi romani, a Dante, a Leonardo, a Michelangelo, Garibaldi, Verdi, Fellini e tanti, tantissimi altri grandi della terra, ridotta a "Corte Bunga Bunga", fà proprio male. 
Che dire a chi, soprattutto all'estero, ci sbeffeggia per questo? Come obiettare la realtà? Come difendere l'indifendibile senza offendere la propria intelligenza mentendo a sè stessi?
In questo scenario asfittico, è sorprendente come nonostante tutto, nonostante me, le mie radici sospese per aria alla fine trovino sempre la mia Terra, grazie all'Amore profondo, ancestrale che, volente o nolente, ad essa mi lega. L'Italia chiamò. Sì!

05 June 2012

il mio mini triathlon

di traguardi dopo l'operazione (e 35 kg in meno) ne ho raggiunti e ne sono molto orgogliosa. Tante sorprendenti nuove prime volte, popolano la mia vita da falsa magra.
Prendi la giornata di oggi: stamattina 50 vasche in piscina (1,25 km di nuoto in 50 minuti), nel pomeriggio 5 km a piedi per la seconda tappa della Avond 4 Daagse (quattro giorni serale) e altri 7 km in bicicletta. Il mio mini triathlon. Una prestazione di questo tipo, solo 11 mesi fa, era impensabile per me. Non ho piedi a pezzi come ero solita avere dopo tanto camminare o semplicemente stare in piedi, non ho dolori fino alla punta dei capelli, ma soprattutto psicologicamente non sono in frantumi. 
Più che davanti ad uno specchio, mi rendo davvero conto del cambiamento che la perdita di così tanti chili ha portato, proprio in circostanze come questa. Lo immaginavo che mi sarei sentita in forma fisicamente, ma non mi aspettavo che la portata dell'impatto a livello psicologico sarebbe stata di queste proporzioni. Sono uscita davvero da un circolo vizioso per entrare in uno virtuoso e gli effetti sono stupefacenti. Ho tanta voglia di fare, ho ritrovato entusiasmo nella vita, sono in generale più solare dentro e sono proattiva soprattutto sul fronte attività fisica. Io che al solo pensiero di muovermi ero stanca e che ogni scusa era buona per rinviare qualsiasi attività motoria a poi, che quasi sempre diventava un mai. 
Mentre camminavo, sia ieri che oggi, sorridevo perchè mi sentivo bene, mi godevo la camminata, il sole e la compagnia. Quando mai! Come dicevo prima, nessun dolore allucinante ai piedi, nè fiatone e soprattutto umore alle stelle. L'anno scorso, di questi tempi, sempre in occasione de La Quattro Giorni, ero praticamente seppellita viva in kg di grasso e dolore.
Sembra tutto così lontano e fuori fuoco, e in realtà non lo è. Quel recente passato è praticamente la mia vita fino a qualche mese fa, sono la io di "prima". Oggi è tutta un'altra storia. Sono al cospetto di un'altra me e il fatto di essere artefice e beneficiaria di questo radicale cambiamento è travolgentemente gioioso.
Il mio mantra si è rivelato in tutta la sua verità: mi sorprendo a fare l'impossibile.

04 June 2012

parliamone

FREE PRINTABLES - www.SpirituallyThinking.blogspot.com 
ieri in macchina, c'era con noi un'amichetta di Billa. Mia figlia, come sempre, dopo una decina di km si è addormentata, mentre Wende ci teneva compagnia con la sua inarrestabile parlantina. Fra un racconto e l'altro, ad un certo punto, parlandoci dell'amico di sua madre che era in visita da loro ieri, dice: Kees è omo.
Io, stupita da questa affermazione, uscita in modo così naturale dalla bocca di una non ancora seienne, ho sorriso e con me anche Ronald. La mia domanda era scontata: ma Wende, sai cosa vuol dire omo(sessuale)? E lei, ancora più nonchalant di prima risponde: certo, è un uomo che s'innamora di un altro uomo. E continua - lesbica invece vuol dire che una donna s'innamora di un'altra donna. Io e mio marito sempre più basiti, ci siamo guardati e abbiamo riso per la lezione appena presa. 
Rifletto sul fatto che con Isabella non ho ancora affrontato questi argomenti, ma non perchè non lo voglia fare, semplicemente perchè mi sembra ancora troppo piccola per capire. Poi, però, quando situazioni come questa si presentano, mi spiazzano e rimetto tutto in discussione. Comincio a pormi dei quesiti pedagogici. Sono io in realtà a trattare mia figlia da piccola? C'è un tempo giusto per affrontare argomenti come la morte, la malattia, la sessualità? Come sappiamo che quel momento è arrivato?! 
A quanto pare i genitori di Wende sono molto più aperti di noi ed educano le figlie di conseguenza. 
Il mio sentimento al riguardo è combattuto. Da un lato ammiro questo atteggiamento disinibito ed adulto, dall'altro mi chiedo, ma i bambini di cinque, sei anni, hanno la maturità necessaria per capire appieno questi concetti? E ancora, con argomenti come morte e malattia, se non è indispensabile, è giusto esporli a questi dolori già da ora? Sinceramente non lo so. Mio marito quando gli ho chiesto se facevamo bene a non affrontare questi discorsi con Isabella, mi ha risposto che ne dobbiamo parlare di volta in volta quando se ne presenta l'occasione, come abbiamo fatto finora. Così è stato con la morte di Snaps, il gatto dei vicini, investito da una macchina, oppure ancora con la mia operazione o quando il nonno Ton era in ospedale. 
Per quanto riguarda la sessualità e tutte le sue implicazioni, gli psicologi infantili consigliano di affrontare già dalla prima infanzia questi argomenti, ovviamente con un linguaggio appropriato all'età, alla maturità e la sensibilità del bambino. Molte cose al riguardo Isabella già le sa, ma quando andare oltre? E soprattutto quanto è obiettiva la mia valutazione sulla maturità di mia figlia? Non è influenzata dalle mie paure, pregiudizi e inibizioni? Il mio dilemma è proprio questo. Uno dice parliamone. Pare facile.
La risposta credo sia mia figlia, osservarla e ascoltarla senza filtri chè, proprio come dice la citazione in foto, una delle grandi scoperte della genitorialità è che impariamo molto di più su ciò che conta davvero dai nostri figli che dai nostri genitori.

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