19 June 2007

Come sentirsi straniera in Patria (Parte II)


Aeroporto Internazionale "Leonardo Da Vinci" - Roma Fiumicino, giugno 2007

Io l'ho immediatamente seguita la gentile signora. Mi ha portata nell'area STAFF ONLY e, prima di entrare in una delle 4 stanze, mi ha chiesto le carte d'imbarco, invitandomi ad attenderla nel corridoio (4m x 1m: claustrofobico) e, dicendomi, mentre si allontanava, che avrebbe fatto il possibile.
Nel frattempo, da fuori, si sentivano urla, parolacce di ogni tipo e in ogni lingua, c'era in atto una specie di "rivolta'' dei passeggeri, ormai esausti e stanchi di attendere risposte che non arrivavano mai.
I voli cancellati, continuavano ad aumentare, le risposte no.
Dopo una quindicina di minuti l'angelo dalla giacca verde, riappare, con le carte d'imbarco in mano, dicendomi di nuovo: "Venga, mi segua. Usciamo da qui".
Una parooooola!!! Più facile a dirsi che a farsi. Al di là della porta era pieno di gente urlante ed esagitata. Polizia in arrivo, botte, scene di ordinaria aggressione, e Poppi nel passeggino, sempre più aggrappata al suo Pimpi, che piangeva spaventatissima. Dopo uno slalom, e con l'aiuto di qualche persona di buon senso che cercava di farci strada in questa bolgia, ci siamo allontanate velocemente e rifugiate un centinaio di metri più in là.
La signora a quel punto mi dice, scandendo ogni singola parola (io temevo già il peggio): "Allora signora, mi ascolti. . . (pausa) Purtroppo (e qui ho avuto un tonfo al cuore!), la situazione è davvero difficile. . . Ho fatto del mio meglio e. . .(io avevo le palpitazioni) sono riuscita a garantirle un posto nel volo per Brindisi delle 21.15". E mi mostra le nuove carte d'imbarco.
Io volevo abbracciarla e stringerla forte!! Non potevo crederci!!! Ci aveva salvate!
E continua: "Però, c'è un problema. . . (a questa combinazione di parole, mi si è fermato di nuovo il cuore). . . Credo dovrà andare a recuperare il bagaglio e procedere ad un nuovo check-in per il medesimo. Mi faccia, però, controllare per sicurezza" (fiuuuu. . . e io che mi aspettavo chissà che! Quello sarebbe stato il minore dei mali!).
Estrae dalla sua tasca un telefono e chiama qualcuno spiegando la faccenda. Dopo un paio di "ok", mi dice: "Allora signora, mi hanno garantito dal terminal bagagli che non c'è bisogno che lei ritiri il bagaglio, perchè questo verrà ridiretto sul suo nuovo volo automaticamente".
Io, ancora stordita, con le lacrime agli occhi l'ho ringraziata, un milione di volte, anche di più.
Lei mi ha sorriso e salutandomi, è sparita di nuovo tra la folla da dove era apparsa.
Mi sembrava di sognare. Forse quella donna era davvero un angelo :) .
Erano quasi le 19.30, mi sono spostata verso il terminal del nostro volo.
Poppi era più tranquilla, pur incollata al suo Pimpi. L'ho fatta scendere, e lei, con in una mano il suo inseparabile coniglietto e nell'altra, il manico della sua bottiglietta d'acqua, ha cominciato a correre libera e finalmente felice per tutta la sala, per la gioia mia e di tutte le persone che erano lì.
Abbiamo mangiato qualcosa, l'ho cambiata e dopo un giretto in passeggino si è addormentata. Una mezz'ora dopo, si è svegliata e ci siamo spostate al gate del nostro volo.
Qui, altra scena da ring: il volo precedente per Pisa, non era arrivato e i passeggeri esasperati, perchè lasciati nel buio più totale dai due assistenti al banco (che ne sapevano meno di loro), urlavano imprecando di tutto.
Erano ormai le 21.40 e del volo per Brindisi, pur presente sul monitor, neanche l'ombra. E infatti, non poteva essere altrimenti visto che i passeggeri in partenza per Pisa erano ancora tutti lì.
E' inutile dire che alla mia richiesta di informazioni alla hostess, è seguìto un noncurante quanto irritato: "Non so che dirle ".
Tralascio le ulteriori angoscie da noi vissute, e vi dico che abbiamo lasciato terra alle 23.30! Siamo atterrati a Brindisi alle 24.30 circa. Dopo venti minuti di "scrutinio"col batticuore del nastro bagagli che scorreva, in attesa di veder finalmente apparire la mia valigia, ho dovuto arrendermi alla tanto temuta evidenza: non c'era. Naturalmente, oltre me, c'erano un'altra decina di malcapitati, in fila per fare la denuncia di smarrimento.
Io, Poppi e i nonni, anche loro sfiniti da quell'emotivamente altalenante giornata, siamo entrati in casa all' 1.35 !!!

E vengo al titolo di questo post.
Sono italiana, sono nata, cresciuta e vissuta in Italia fino a 5 anni fa. Le cose non andavano bene allora, ma adesso credo che il mio amato Paese sia proprio in discesa libera.
Sono ormai abituata ad un'altra realtà, un'altra "civiltà" che, pur con i propri fisiologici difetti, è funzionante e basata su un grado di educazione civica e civile che non può paragonarsi in generale al nostro. Mi tornano alla mente le parole di un mio caro professore: "E' facile abituarsi al meglio. Tornare al peggio è il difficile". E forse da qui, nasce il mio sentirmi straniera in Patria.
Dove vivo ora, la cultura e l'approccio con il prossimo sono totalmente diversi dai nostri. Attenzione, non parlo di cose fantascientifiche, che pur esistono in Paesi come Svezia o Danimarca. No.
Mi riferisco alla vita di tutti i giorni, alle cose basilari, quelle terra terra: automobilisti che si fermano quando ti vedono sulle strisce pedonali, sempre. Scivoli di servizio sui marciapiedi e dove necessario. Marciapiedi che svolgono la funzione per cui sono stati creati, e non fungono da parcheggio selvaggio per auto carroarmato selvagge. Ovunque indicazioni e segnaletiche chiare. Pulizia, alberi, fiori, parchi e rispetto per l'ambiente. Posti di primo aiuto e assistenza nei punti dove e quando richiesti. Rispetto,
nella stragrande maggioranza dei casi, dei limiti e delle regole. E potrei continuare ancora.
Il mio non è il discorso demagogico di chi è disfattista per hobby o apprezza il giardino del vicino perchè è sempre più verde. No. Non è da me, quella non sono io. E chi mi conosce lo sa.
Il fatto è che il giardino, in Italia, lo abbiamo proprio distrutto, quindi c'è ben poco d'apprezzare. E credetemi, fa male constatare questa realtà, tra l'altro condivisa anche da tutti gli italiani, che io conosco e che, la vivono quotidianamente la nostra Terra.
Siamo conosciuti nel mondo come il Paese dell'ospitalità per antonomasia. Io credo purtroppo che quell'ospitalità sia diventata una parola vuota, sicuramente per quanto riguarda l'organizzazione e il funzionamento di strutture che dovrebbero essere il biglietto da visita in quel senso.
Un aeroporto internazionale, gestito nel modo che vi ho descritto, lo definireste ospitale? Una compagnia aerea di bandiera, fra l'altro dai prezzi proibitivi (il mio biglietto costa 800 euro e quello di mia figlia, di soli 18 mesi,
senza posto a sedere, 150 euro!), che offre un disservizio di qualità da ogni punto di vista, la definireste ospitale? Personale, nella maggior parte dei casi, scontroso e maleducato per default, lo definireste ospitale?
Mi chiedo, come'è possibile, nell'era di internet, che nessuno sappia mai niente e che un bagaglio non segua automaticamente i movimenti del proprietario/passeggero ( il codice a barre unico serve a quello!)? Perchè, quello che ha fatto per me la signora angelo (dopo supplica, va anche detto), è l'eccezione straordinaria e non la regola ordinaria? Perchè dobbiamo essere trattati senza alcun rispetto, con maleducazione e arroganza, da persone che se sono lì è perchè noi paghiamo i biglietti? Perchè, in generale, dobbiamo implorare, umiliarci o"essere amici di", per ottenere ciò che ci spetta di diritto?
La vita da "emigrata" italiana, non è certo facile, credetemi. E chi è nella stessa situazione, non potrà che confermarlo. Gli stereotipi, ma anche le verità da combattere su noi italiani, nel Paese ospite, sono tanti e all'ordine del giorno, e feriscono puntualmente e in maniera profonda.
Il problema è che, purtroppo per noi, nel nostro Bel Paese, ridotto ormai ad una chimera in tal senso, le verità mortificanti sono di gran lunga superiori ai luoghi comuni, tanto da essere ormai accettate con rassegnazione quasi disarmante, come se fossero quelle la normalità.
Un'Italia così, è indifendibile.
Quello che rimane intatto e fa ancora la differenza, è la Terra nuda, sono le singole persone, le Perle, che pur ci sono in gran numero. E naturalmente gli affetti e i legàmi che sono così forti da distoglierti dal generale disfacimento che circonda.
Al rientro/risveglio, però, l'amaro in bocca rimane.

6 comments:

Francesca said...

ho letto tutto il tuo racconto, e l'accorato sfogo finale, spontaneo e non demagogico. Che mi dà la possibilità di riflettere. Comunque sia, bentorata in Italia per le tue vacanze, da una romana che ti segue. Ciao a presto!

Cuocapercaso said...

Sono d'accordo con te su tutta la linea (purtroppo)...
Per fortuna si è risolto tutto...peccato per una brutta giornata da cancellare nei ricordi della tua piccolina...
ciao
Grazia

cuochetta said...

Come state DoDo?
sono convinta che la piccola si è già dimenticata tutto ed ora gode delel coccole dei nonni e zie...
la mia è raffreddatissima e martedì abbiamo il volo... speriamo bene!

KISSSSSSS

fabdo said...

Francesca+Grazia+Cuochetta: GRAZIE di cuore per le vostre attenzioni :)
Ecco, vedi le Perle italiche di cui parlo?! :)

Ora, caldo esagerato a parte, va tutto bene, ci facciamo vergognosamente coccolare dai nonni, io e Poppi :D ...una
pacchia!! :D

A presto per post più goderecci, anche se la Rosi non è che mi faccia cucinare più di tanto. Mi vizia quella mamma mia! :)
Fra le altre cose, ho dimenticato la macchina fotografica grande, ma non importa, mi faccio prestare quella sgarrupata di Alduccio per postare, comunque, qualche delizia locale tipica da leccarsi le dita!

CiaoCiao e tanti kusjes xxx
DoDo

Gelatoallimon said...

aderisco al 100% con quello che dici e so esattamente di cosa parli, visto che vivo anch'io all'estero.
Ciao

fabdo said...

gelatoallimon: Benvenuto :D

Non può essere che così, visto che viviamo quotidianamente più o meno le stesse esperienze.
Noi emigranti italiani del secondo millennio, quelli senza la valigia di cartone chiusa con lo spago, per intenderci (altro stereotipo duro a morire), parliamo, ahinoi, una lingua tutta nuova, che ricorda solo lontanamente quella madre...
Custodiamo e trasmettiamo con passione e orgoglio, i nostri valori, quelli con i quali ci siamo nutriti per crescere.
La battaglia è però ìmpari: il barbaro antagonista è più grosso, più forte, e sua madre è sempre incinta!

Kusje
DoDo

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