01 February 2011

la grossa


sono io.
Grossa, nel senso di grassa, chè detto così come usa dalle mie parti, mi appartiene di più.
Donna, peso 124 kg e sono alta 1,60m, ho 42 anni e questo significa che per il mondo medico e assicurativo io sono il mio bmi = 48,4 . Per molti di voi che hanno lo stesso mio problema, non sto dando numeri, per gli altri che non sanno cosa sia il  il bmi (Body Mass Index) o imc (in italiano Indice di Massa Corporea), è un indice che ipotizza qual è il mio rischio di morte.
Il mio bmi è molto alto, e come da tabella, sono un'obesa di classe III, e ciò significherebbe che le mie aspettative di vita sono basse.
Questi sono i dati che normalmente contano o vengono valutati dietro la mia persona. Altro non conta, fatte dovute ed importanti eccezioni, delle quali avrò modo di parlare.
Raccontare tutta la mia vita "di peso" fino ad oggi sarebbe lungo, perciò long story short.
Sin da piccola mi sono dovuta confrontare con il mio peso, con il mio essere grossa. Sono nata normo-peso e tale sono rimasta fino all'età di 5-6 anni, quando è cominciata la mia corsa all'accumulo chili.
Dalla mia anamnesi viene fuori che geneticamente si può parlare di predisposizione visto che molti familiari del ramo paterno sono obesi o hanno problemi con il peso. Però negli anni ho anche imparato che i "fattori ambientali"  sono determinanti ad agevolare o meno quella predisposizione. I miei fattori ambientali hanno un nome: mia nonna (e qui ci sarebbe da aprire un blog a parte), la quale ha contribuito e stimolato sicuramente il mio diventare cicciona. 
Una volta che il meccanismo si è attivato, quasi sempre da bambini, o si prendono subito provvedimenti drastici per fermarlo o le chance di riuscirci nel tempo si riducono sempre di più.
Ho avuto un'infanzia/adolescenza difficile dal punto di vista emotivo per via del mio essere "diversa". Con grandi sacrifici e difficoltà ho cercato di compensare questa diversità cercando di eccellere in tutto il resto e mascherando con successo le mie insicurezze dovute all'aspetto. Con gli anni, però, mi sono resa conto che  non c'è rimedio per la superficialità, oserei dire genetica, di molti, ed ho imparato ad accettarmi, a prescindere.
Il primo amore, all'età di 22 anni (già vecchia rispetto alle mie amiche), ha sicuramente dato una spinta in questo senso. Lui mi amava per quello che ero, in tutto e per tutto. All'improvviso la mia grassezza era un valore aggiunto e non qualcosa di cui vergognarmi. Gli sarò eternamente grata per avermi aperto il cuore e gli occhi.
Dopo sette anni insieme la storia è finita, perchè non volevamo più le stesse cose, ma siamo rimasti buoni amici. Dopo di lui, un altro grande amore, almeno per me, con un uomo più vecchio di me e sposato. Affascinata dalla sua testa, ci sono cascata dentro con tutte le scarpe, fino a quando non ho aperto gli occhi e ho visto il deserto in cui mi trovavo.
Qualche anno dopo ho avuto un'altra storia, finita anch'essa ovviamente male, e poi un paio di storie senza impegno e molto superficiali.
Col senno di poi, tutte le mie storie, tranne la prima, erano sintomo della mia ricerca smodata di amore, del mio desiderio di essere amata. Il più delle volte volevo vedere cose che non c'erano, pur sapendo, nel profondo, che non c'erano. 
Tutto fino all'incontro con mio marito, Ronald, nel 2002, grazie al quale ho dato un cambio a 270° alla mia vita, perchè mi sono lasciata tutto alle spalle e sono andata via dall'Italia per seguirlo nella sua terra, l'Olanda. Insieme abbiamo creato Isabella, il nostro più grande Amore.
La parte che non è radicalmente cambiata in senso positivo (i restanti 90°), è  il mio peso, visto che dai 110kg del 2002 è arrivato e si è stabilizzato intorno ai 120-125 kg di oggi.
Fin qui il passato.
Il presente è anche questo diario. Perchè voglio di nuovo mettere mano alla mia vita e ai tanti chili che da sempre l'appesantiscono. Voglio farlo apertamente e senza pudori, confrontando me stessa con i fatti, e dando, allo stesso tempo, spazio alle mie paure, ai miei dubbi e ai miei fallimenti, ma anche alle mie speranze e desideri. 
Voglio anche darmi un'altra chance, sperando che stavolta sia la volta, e che la grossa possa finalmente lasciare il posto a tutto il resto di me.

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