09 June 2011

la data è fissata: 19 luglio 2011

stamattina ho visto l'anestesista con il quale si chiude il lungo screening pre-operatorio iniziato il 10 marzo scorso. Ancora non mi sembra vero di essere arrivata fin qui. 
Un'infermiera mi ha misurato la pressione sanguigna e poi mi ha fatto una serie di domande sul mio stato di salute in generale e, con mia sorpresa, sulle mie volontà. Pur riconoscendo la sensatezza di tali domande, ne sono rimasta colpita. Era surreale, si parlava di me, era a me che venivano posti dei quesiti, ed io rispondevo come se non fossi la protagonista di quella conversazione, ma la spettatrice. 

D: "E' credente?"- R: Sì, sono cattolica

D: "Gradirebbe la presenza di un prete per confortarla, prima dell'operazione?" - R: No.

D: "Qual è la sua lingua madre?" - R: Italiano.

D: "Non voglio spaventarla, ma dobbiamo saperlo, è donatrice?" - R: Sì, ho la mia tessera qui con me.

Dopo aver sbrigato le ultime pratiche, la signora si è congedata augurandomi il meglio. Mi sono poi spostata nello studio dell'anestesista, il dr. Hasster.
Ha aperto il  mio dossier elettronico ed ha cominciato ad analizzare tutti i dati per lui rilevanti: l'esito della visita cardiologica, gli esami del sangue e le conclusioni dell'internista. Ha ripreso in mano il questionario che avevo compilato e mi ha rifatto alcune domande, soffermandosi su quelle per lui fondamentali (allergie, motricità, mobilità, presenza di protesi dentarie, uso di farmaci o droghe, interventi chirurgici precedenti, etc.). Si è anche scusato per la ripetitività, ma, giustamente, mi ha anche detto che quelle domande e soprattutto le risposte potevano fare la differenza fra la vita e la morte in caso di complicazioni durante l'intervento, ragion per cui era meglio fare un doppio controllo.
Il dr. Hasster mi ha poi auscultato il cuore e i polmoni, misurato il collo e controllato la mobilità dello stesso ed  in ultimo controllato l'apertura della bocca.
Ero un pò sorpresa da questi ultimi test, e lui mi ha detto che per garantire la funzione respiratoria per tutta la durata dell'intervento, sarei stata intubata. Quindi serviva loro sapere se la bocca si aprisse sufficientemente e il collo fosse mobile per inserire con facilità il tubo respiratorio. L'intubazione sarebbe avvenuta solo dopo essere stata anestetizzata, quindi non mi sarei accorta di nulla. Gli ho anche chiesto  se al risveglio avrei risentito dell'intubazione, e lui mi ha risposto che avrei potuto senz'altro avere una sensazione di irritazione alla gola, ma più che altro causata dalla sonda, che mi sarebbe stata inserita dal chirurgo per far affluire il mezzo di contrasto allo stomaco e accertarsi che non ci fossero perdite dalle suture interne. 

Alla fine di questo suo screening l'anestesista mi ha informata che, per quento li riguardava sono idonea. Il mio fattore di rischio è 3 su 5 nella loro tabella, che è diversa da quella del chirurgo. 
Chiaramente nella definizione di questo grado di rischio entra l'obesità con un bmi>45, il soffio al cuore anche se non patologico, la pressione sanguigna leggermente alta, l'iperinsulinemia e l'iperprolattinemia. 
Dall'accuratezza della visita mi sono resa conto di essere praticamente nelle loro mani e gliel'ho detto. Lui me lo ha confermato. Alla mia perplessità sull'alto grado di rischio, il dottore mi ha risposto che per loro significava solo più allerta e controlli extra, proprio per garantire la mia incolumità. 
Tutte le mie funzioni vitali saranno monitorate dall'anestetista e dall'assistente per tutta la durata dell'intervento. Il giorno dell'operazione può anche essere che non sarà lui il mio anestesista ma un altro dottore, tutto dipenderà dai turni. Ma quello che contava era il mio profilo clinico ormai definito. 
Per ultimo il dottor Hasster mi ha informata che, pur essendo a loro noto il mio gruppo sanguigno, il protocollo nazionale prevede che il giorno prima dell'operazione, sia fatto un ulteriore prelievo per la determinazione del gruppo. Questo per controprovare che è di me che si tratta e predisporre il sangue per eventuali trasfusioni. 
Ci siamo salutati e quasi in trance mi sono diretta verso il reparto di chirurgia per fissare la data dell'operazione. 
Sarà martedì 19 luglio, e sarò operata, come richiesto, dal dr. van de Laar. L'ora dell'operazione la saprò solo il giorno precedente dopo le 14.30 quando sarà fissato il programma operatorio del 19. 
Sono uscita dall'ospedale intontita. Ero sola e ho telefonato immediatamente a mio marito per comunicargli la fatidica data. Dopo le prime parole sono scoppiata a piangere. Tutte le parole sentite mi frullavano in testa dandomi il capogiro.
Avevo paura. Mi sentivo persa. Sono andata da sola all'appuntamento perchè pensavo fosse una cosa di routine, sottovalutando il fatto che il conoscere la data dell'operazione avrebbe potuto, come è successo, scuotermi così profondamente. Ho parlato per un pò con Ronald, lasciando libera ogni mia emozione, ogni pensiero, fino al più brutto: la morte. Le lacrime, le sue parole, le mie parole sono riuscite a calmarmi. 
Prima di tornare a casa dovevo sbrigare delle commissioni ad Amsterdam, il che mi ha aiutato a distrarmi. 
Sulla strada del ritorno però, i brutti pensieri si sono ripresentati con tutta la loro violenza:

E se muoio, come farà la mia piccolina? E' una scelta comoda ed egoistica la mia? Perchè non mi metto davvero d'impegno e provo a dimagrire senza affrontare un intervento chirurgico così drastico, che potrebbe mettere a rischio la mia vita? Facendo questa scelta metto in conto la possibilità di morire. Non è crudele per mia figlia?

Ho provato per la prima volta, da quando ho iniziato il percorso bariatrico, un senso di colpa. 
Credo in questa operazione, ci credo davvero. Sono convinta che per me sia la soluzione giusta e che farò di più del mio meglio per farla diventare un successo personale. Allo stesso tempo ho paura dei rischi operatori. Ho paura di morire e di quello che lascerò a chi rimane. Io non ci sarò più e per me il sipario sarà chiuso, ma per mia figlia, mio marito, e tutti i miei cari, che sarà? Capiranno le mie scelte?
Nonostante questi atroci dilemmi infilzati nel cuore che mi stordivano sono arrivata a casa, ma la strada per ritrovare me, ora come ora mi sembra di averla persa.

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