28 February 2011

primo passo

dopo quasi una settimana di ricerche, di parole e ragionamenti vari, con mio marito, ho messo da parte tutte le mie paure e, seguendo il consiglio della chirurga plastica, ho fissato un appuntamento con il centro chirurgico bariatrico dello Slotervaartziekenhuis.
Sì, fatto! Fissato per i giovedì 10 marzo alle ore 10.00.
Provo sensazioni contrastanti in apparenza, perchè dentro di me so che sono sulla strada giusta.

27 February 2011

devo capirne di più

in questi giorni, tanto per rimanere in tema, sto divorando informazioni.
Ho imparato prima di tutto che nella chirurgia bariatrica gli interventi si dividono in tre gruppi:
1. gatrorestrittivi:
2. malassorbitivi:
3. misti, che sono simultaneamente gastrorestrittivi e malassorbitivi:
Tutti gli interventi bariatrici vengono eseguiti in anestesia generale sia con tecnica chirurgica tradizionale (laparotomia) sia con tecnica laparoscopica.
Nel centro bariatrico dell'ospedale Slotervaart, presso il quale sono stata indirizzata, vengono effettuati il gastric banding, il duodenal switch, il vertical sleeve e il gastric bypass, tutti in laparoscopia.
Ho letto informazioni su tutti questi interventi. Alla fine mi sono soffermata solo su quelli più comunemente effettuati e che, soprattutto, si adattano al mio caso sia dal punto di vista fisico:
  • ho un BMI>40;
  • iperinsulimica;
  • non sono una mangiona compulsiva (binge eater);
  • ho da sempre un'alimentazione sebbene abbondante,  varia e sana (non mangio junk food, non bevo alcolici nè bibite gassate);
  • posso tranquillamente seguire un regime dietetico ipocalorico, se il senso continuo di fame, dovuto all'iperinsulinemia, sparisse;
che psicologico:
  • non è l'aspetto estetico a motivarmi, pertanto le aspettative che ho dopo un'eventuale operazione, sono realistiche;
  • voglio perdere i chili che mettono a rischio la mia vita, voglio poter avere più energia e voglio un futuro migliore.
Il Gastric Banding è una procedura chirurgica relativamente innoqua. Il bendaggio condiziona molto il modo di mangiare, che per come la vedo io, diventa quasi una tortura: piccolissime quantità di cibo sia solido che liquido e seri problemi con reflussi gastrici, rigurgito, vomito, rischio di spostamento del bendaggio stesso, per non parlare del fatto di avere un corpo estraneo al proprio interno. Risultati a distanza incerti.

Come ricordavo, con il Gastric Bypass si modifica irreversibilmente la morfologia dell'apparato digerente. Il follow up post operatorio è molto impegnativo e gli effetti sulla vita del paziente drastici. E' sicuramente l'operazione che garantisce il maggior successo a lungo termine, in termini di perdita peso e mantenimento, ma il rovescio della medaglia è una percentuale di malassorbimento, nel caso di GB distale, anche delle cose "buone" come vitamine, minerali, che debbono essere assunti in forma di supplemento per tutta la vita, per non parlare della dumping syndrome.

E arrivo alla Sleeve Gastrectomy (sinonimi vertical sleeve gastrectomy, vertical sleeve), che non conoscevo affatto.
Si tratta di un intervento irreversibile a carattere restrittivo che si prefigge l'obiettivo di ridurre drasticamente la quantità di cibo ingerito attraverso due meccanismi: la riduzione dello stomaco e il conseguente disinteresse per il cibo.
Questo disinteresse, che non significa mancanza di piacere nel mangiare o nella convivialità, è attribuibile all'assenza del fondo gastrico e della quasi totalità della grande curvatura dello stomaco, con riduzione della produzione della Grelina, l'ormone che stimola l'appetito.

(foto tratta da qui)
Nato come intervento preparatorio ad un successivo duodenal switch, a funzione malassorbitiva, ha dimostrato risultati consistenti e persistenti anche dopo anni dall'esecuzione, divenendo di fatto intervento unico e a sè stante, nella larga parte dei casi. Si è riscontrato infatti che su molti pazienti, i risultati a breve termine, in termini di calo ponderale e di elevata risoluzione di malattie collaterali all'obesità, come il diabete mellito, sono stati più che soddisfacenti.
La sleeve gastrectomy, come si pensava inizialmente, non induce solo una riduzione meccanica dell'apporto di cibo, ma è anche un mezzo che ha dimostrato la capacità di agire direttamente sul senso di fame con una molteplicità di fini meccanismi ormonali e fisiopatologici.
Indicazioni alla sleeve gastrectomy:
BMI che, in linea generale, superi il valore di 40, con deroga al ribasso per presenza di diabete, ipertensione arteriosa primitiva severa, apnee notturne, artropatie evolutive e in tutti i casi in cui si ritenga necessario puntare su un intervento più incisivo del banding gastrico in termini di tempestività e robustezza dell'azione.
Sindrome metabolica, in particolare in malati con diabete di tipo I e II.
E' necessario, tuttavia, sottolineare che i risultati migliori si ottengono a fronte di una reale consapevolezza delle regole da seguire e capacità di cambiamento da parte del malato, chiarezza nella presentazione dell'intervento e disponibilità personale a controlli periodici.
Se i risultati non dovessero essere soddisfacenti, si può passare alla seconda fase, realizzando un duodenal switch.
In casi di estrema obesità, si interviene un'unica volta praticando direttamente il duodenal switch o il gastric bypass.

Mamma mia, sono in overdose. Ho bisogno di mettere ordine nel mio cervello.

24 February 2011

andata e ritorno

quando ieri la chirurga ha tirato fuori l'argomento bypass gastrico, mi sono messa subito sulla difensiva: vengo per un problema e tu, anche se le due cose sono correlate, mi parli d'altro. Lo sapevo già prima di andarci che sarebbe venuta fuori la storia del peso, del mio bmi, di dovermi mettere a dieta bla bla bla (pure dimagrendo, gli alianti non è che scompaiono, ma tant'è).
Devo darle atto però che non è stata insensibile, come molti dottori purtroppo lo sono. Ha semplicemente affrontato il problema con un altro approccio, del tutto inatteso: la chirurgia, perchè sa che in casi come il mio, le diete non funzionano più. Il che, a dir poco, mi ha spiazzata.
Pian piano però le sue parole si sono fatte strada nella mia testa facendo anche tornare a galla il passato che in realtà è anche il mio presente. Ma devo tornare lì per per capire come mi sento ora e perchè.

La mia storia da grossa, è la storia comune a molti obesi: una lotta continua contro la fame, i chili e il tempo.
Il mio calvario di diete è iniziato nel 1995, avevo 27 anni e pesavo intorno ai 130 kg.
Durante una visita di routine, il dottore auscultandomi il cuore, mi disse di sentire un soffio. Io fino a quel momento non solo non sapevo di averlo, ma non sapevo neanche cosa fosse. Il fatto che si trattasse di cuore, mi  spaventò molto. Lui mi disse di non preoccuparmi e di fare un controllo cardiologico per sicurezza. Così feci e difatti il cardiologo mi confermò che avevo un soffio al cuore di 2/6 d'intensità, mi disse anche che si trattava di una cosa congenita e che non mi avrebbe dato nessun problema. Per contro mi consigliò vivamente di perdere peso, perchè era un peccato che una ragazza così "giovane e bella" (quoto), pesasse così tanto e, non da meno, perchè in futuro avrei potuto sviluppare patologie cardiache e non, ben più serie e pericolose. Le sue parole, più lo spavento per il cuore, mi determinarono al punto tale da fissare un'appuntamento con un'endocrinologa molto in gamba dell'allora USL, la dottoressa Fernanda Pisanò, ancora me la ricordo. Durante la prima visita, venni davvero messa a nudo su tutti i fronti, misurata in lungo e largo con bilancia e metro, punzonata con una pinza (il plicometro), per misurare il grasso sottocutaneo. Mi ricordo ancora la mortificazione provata, ma ricordo anche la mia fortissima determinazione.
L'endocrinologa mi prescrisse una dieta da 1000 calorie e attività fisica intensa almeno tre volte alla settimana. Così feci. Ci vedevamo per controllo quasi ogni mese. Fu durissima, ma un anno dopo pesavo 95 kg (-35!!!!), il mio minimo storico. Mi sentivo e stavo benissimo. Ero bellissima.
Purtroppo, come tanti di noi, non sono riuscita a mantenere quel peso e nel giro di tre anni (1998), pesavo già 110 kg (+15).
Fu allora che mi recai dal Prof. Eugenio Del Toma a Roma che mi parlò per la prima volta di chirurgia bariatrica, nella fattispecie, del bendaggio gastrico, come possibile coadiuvante nella perdita del peso. Feci tutto il percorso pre-operatorio, dieta ipocalorica, dosaggi ormonali e check-up completo del sangue, ecografie allo stomaco, al fegato, gastroscopia e visita cardiologica. Quando ritornai a Roma in clinica per portare i risultati e fare il colloquio con la psicologa, in sala d'attesa c'erano anche una serie di pazienti operati da poco e un paio da circa un anno. Be' i loro racconti, nella maggioranza dei casi, non erano dei più incoraggianti: chi vomitava tutto il tempo, chi aveva lo stimolo di vomitare in continuazione anche solo bevendo, chi si sentiva soffocare, chi rigurgitava spesso.
Quando rientrai a casa, non facevo che pensarci, ma i dubbi ormai erano davvero tanti e alla fine mi tirai indietro. Con il senno di poi, posso dire che sarebbe stato meglio da parte del team di Del Toma, includere in tutto il percorso pre-operatorio anche un gruppo d'ascolto con pazienti già operati. Avrebbe di certo dato un quadro più completo ai potenziali candidati.
Tornando a me, sapendo tutto su calorie, combinazione di cibi e quant'altro, sono riuscita a rimanere stabile intorno ai 115 kg per parecchio tempo.
Fra la fine del 2001 e l'inizio del 2002, durante una visita oculistica, l'oculista mi chiese se avessi problemi con l'ipofisi, io sbalordita dalla sua domanda le risposi che da tempo mi era stata diagnosticata iperprolattinemia, che però era da tempo rientrata. Lei mi disse che aveva visto nel fondo oculare qualcosa che le indicava la possibile presenza di un adenoma ipofisario, un tumore benigno ma fastidioso per via della posizione dell'ipofisi. Io alla parola tumore, raggelai. La dottoressa mi tranquillizzò e mi prescrisse il controllo del campo visivo e una risonanza magnetica per accertarmi. Il campo visivo era ottimo, ma la risonanza non diede un risultato chiaro, tanto che sul referto il radiologo scrisse "ghiandola ipofisiaria in atteggiamento adenomatoso". Ecchevvordì??!
Così nel febbraio del 2002, mi recai a Pisa presso Dipartimento di Endocrinologia 1 e Metabolismo dell'Università, allora diretto dal Prof. Aldo Pinchera, con la speranza di venire lì a capo di tutti i miei problemi.
In clinica, feci prima un prelievo di sangue per effettuare una serie di controlli ormonali, e successivamente incontrai il dottor Enrico Pucci che mi visitò. Analizzò la risonanza e la confrontò con l'esito dei diversi dosaggi ormonali, concluse che il referto del radiologo non aveva senso (lo avevo pensato anche io) perchè o l'adenoma c'è o non c'è, non si può parlare di "atteggiamento". Nel mio caso, considerando anche la dimensione normale dell'ipofisi e il suo funzionamento nella norma, non si poteva parlare di adenoma. Fiuuuuuuuu.
L'incontro con il dott. Pucci lo posso definire miliare. Ovviamente si intrattenne anche sulla mia obesità, ma con un approccio totalmente diverso da come ero abituata. Il suo modo di parlarmi e di interagire con me, era umano. Mi vedeva anche come persona e non solo come paziente avvolta nella ciccia.
Mi disse che io appartengo al tipo morfologico costituzionale del brachitipo e che in tempi preistorici io, proprio per questa costituzione, sopravvivevo più a lungo di tutti. Ai giorni d'oggi, la situazione ambientale e lo stile di vita in generale, sono totalmente diversi. L'abbondanza di cibo, le comodità, la sedentarietà, per il mio tipo costituzionale sono forieri di sovrappeso o, peggio, di obesità. Geneticamente per me ingrassare è più facile che dimagrire e tutto ciò che mi circonda non mi aiuta di certo. Questo comporta che per tutta la mia vita devo stare attenta a cosa e come mangio e soprattutto, aumentare le uscite per compensare il metabolismo lento. Poi mi disse e quoto: "non mi interessa quanto perdi di peso, fosse anche un grammo al mese, basta che lo perdi per tutta la vita. E comunque per la tua figura, se arrivassi a 90 kg, io come dottore sarei soddisfatto". Era il febbraio del 2002 e pesavo 115 kg.
Un mese dopo incontrai Ronald, qui in Olanda. Pesavo 110 kg. Nel settembre dello stesso anno mi trasferì definitivamente nelle Basse Lande.
La mia vita cambiò totalmente, il mio peso pure, ma in peggio. Fra alti e bassi, una serie di diete, la gravidanza del 2005, la visita ad un altro specialista in Italia, il dott. Grassi, sono arrivata a 127 kg dell'anno scorso. Oggi, seguita da una dietista di qui, peso 124 kg.

Io non sono una mangiona compulsiva e il mio stato generale di salute finora, obesità a parte, è relativamente buono. Non soffro, nè ho mai sofferto, di diabete mellito, ipertensione arteriosa o ipercolesterolemia. In un futuro prossimo, però, potrei.
Da sempre ho un'alimentazione ricca ed varia: verdure di tutti i tipi, legumi, pochissima pasta, pane (che mi piace molto), carne pesce e soprattutto no junk food. Sul fronte dolci, l'unica cosa per la quale vado pazza, e quasi esclusivamente d'inverno, è la cioccolata.
Mi piace mangiare, adoro il buon cibo, la convivialità e la sensazione di conforto  e calore che mi dà, salvo i sensi di colpa che inevitabilmente mi prendono dopo aver mangiato.
Il più grande problema, causato da un'iperinsulinemia, è il senso di fame che fà capolino a intervalli regolari e brevi di tempo. Il mio metabolismo non è lento, di più. Accumulo tutto e per poter perdere peso in maniera consistente devo stare su un regime di 1000 calorie al giorno (=>che, per i non addetti, significa fare la fame),  coadiuvato da attività fisica intensiva (=>che con il mio peso, non è una passeggiata).
Il fatto è che non ne posso più di diete e palestre, mi stressano, mi rendono infelice e non ho l'energia necessaria.
Vorrei perdere almeno 20 kg e arrivare a 100 kg, perchè so che mi sentirei meglio da tutti i punti di vista.
Da lì, il peso traguardo per me è 90 kg, chè, come mi disse il dott. Pucci, per la mia corporatura, sarebbe un ottimo risultato. Io sarei felicissima se così fosse.
Ci provo e riprovo, ma perdo poco. Semplicemente non ce la faccio. Per chi ha la risposta facile, non è solo una questione di volontà. Manca il feed back del mio organismo, il che scoraggia e deprime.
Per tutto questo, sto pensando seriamente a quello che mi ha detto la dottoressa ieri. Alla possibilità che un intervento bariatrico possa aiutarmi in questa lotta ìmpari con la mia testa e il mio corpo.
Ho bisogno di saperne di più.

23 February 2011

le mie braccia/2

il giorno è arrivato. Sono ansiosa come se stessi per fare un esame.
Io e Ronald, siamo partiti verso le 10.00 direzione Amsterdam. Per la piccola Billa, essendoci vacanza a scuola, mi ero messa d'accordo con la mamma di una sua amichetta per farle stare insieme. Siccome loro avevano in progetto di andare ad un festival dei fiori locale, la Billina si è unita alla compagnia.
Tanti pensieri si affollano nella mia testa e per tutto il tragitto mi tengono compagnia. Mio marito, come al solito, con la sua essenzialità nordica, compensa magnificamente il vulcano emotivo che c'è in me.
Arriviamo. L'ospedale me lo immaginavo più grande, bon, qui ad Amsterdam ce ne saranno almeno una quindicina, quindi la dimensione è un indice di qualità relativo.
Siamo in anticipo perchè al telefono ci era stato detto che avrei dovuto prima sbrigare le pratiche burocratiche d'iscrizione all'ospedale stesso. Scegliamo l'entrata a noi più vicina, quella del policlinico, e ci dirigiamo subito ad uno sportello libero dell'accettazione. Prima sorpresa, tutto elettronico, mi siedo di fronte all'impiegato che mi chiede il numero di prenotazione e la conferma di una serie di dati anagrafici e assicurativi che io posso controllare in real time sul monitor che ho di fronte a me. E per ultimo, dalla web-cam posizionata sul monitor, mi scatta una foto che andrà a completare la mia anagrafica digitale in quell'ospedale. Il tutto prende 5 minuti di tempo.
Non c'è niente da fare, qui sono mooooolto più avanti!
Il signore, dandomi la mia tessera d'iscrizione, mi indica il piano e il settore in cui si trova chirurgia plastica.
Arrivati lì, comunico la mia presenza all'accettazione del reparto, data di nascita e sanno chi sono. La signorina mi dice di sedermi in sala d'attesa che da lì a poco sarò chiamata dalla dottoressa van Loenen.
Dall'andirivieni nella stanza di fronte a me, deduco che deve essere lo studio della dottoressa, che intravedo anche. Entriamo con venti minuti di ritardo rispetto all'orario fissato, cosa inusuale per gli standard olandesi, e infatti la dottoressa presentandosi, si scusa con noi dicendo che le visite precedenti avevano sforato. Insieme a lei c'è anche un tirocinante che assiste e che, a sua volta, si presenta.
Ronald e io ci sediamo, e la dottoressa mi chiede la natura del mio problema. Dopo il mio racconto dettagliato, lei mi spiega in cosa consiste l'operazione, i risultati che mi posso aspettare e, last but not least, i possibili rischi operatori e post operatori ad essa connessi. Mi visita e mi fa anche delle foto alle gigabraccia. Dopo si sofferma su un altro aspetto non trascurabile: l'assicurazione. Ci spiega che l'eventuale operazione nel mio caso, pur non avendo per nulla ragioni cosmetiche, quasi sicuramente non sarà rimborsata dall'assicurazione, vista la mia obesità.
Quando si tratta di pagare, le compagnie assicurative per default mettono paletti, ma nel caso di persone obese, quei paletti si trasformano in veri e propri muri. Questo discorso non ci ha sorpresi più di tanto, perchè conosciamo il sistema.
L'unica mia perplessità si basava sul fatto che nonostante ci fosse, anche grazie a lei, la dichiarazione specialistica che non si tratta di un intervento cosmetico, ma puramente medico, l'assicurazione obiettava cosa?! Lei mi dice, in tutta franchezza e per esperienza, è l'obesità l'appiglio e che comunque potevamo appellarci all'eventuale rigetto da parte dell'assicurazione.
Poi mi chiede se sapevo cosa fosse un intervento di Gastric Bypass (Bypass Gastrico), e se lo avessi mai preso in considerazione, visto che è indicato in casi, come il mio, di severa obesità (con un bmi >40). La sua domanda aveva una ragione d'essere: in caso di Gastric Bypass, l'assicurazione non avrebbe avuto nessun appiglio per non rimborsare l'altra operazione. Inoltre, da non tralasciare, con un dimagrimento consistente, la riuscita della brachioplastica sarebbe stata ottima.
Io le ho risposto che circa tredici anni fa stavo per effettuare a Roma, un bendaggio gastrico, perchè del bypass mi spaventavano i drastici effetti post operatori. Pur avendo fatto con successo tutto il pre-operatorio, all'ultimo momento mi sono tirata indietro, auto convincendomi che ce l'avrei fatta da sola a perdere i chili (poi fallendo).
Mi informa che nell'ospedale c'è un centro di chirurgia bariatrica d'eccellenza e che forse sarebbe stata una buona idea prendere un appuntamento con gli specialisti di lì, per saperne di più.
Usciamo dalla stanza con nuove ed inaspettate informazioni,  dei forms, il numero di telefono del reparto di chirurgia bariatrica e i nomi dei chirurghi.
Io e Ronald parliamo in auto delle assurdità del sistema assicurativo e sull'eventuale nostro appello alla loro risposta negativa.
Fare un intervento di Bypass Gastrico (totalmente rimborsato), per avere via libera sulla brachioplastica, mi sembra un'incongruenza colossale anche dal punto di vista economico per l'assicurazione, ma tant'è.
Intanto le due parole Gastric Bypass, vivono già di vita propria, girando libere come trottole nella mia testa. 
E sento che si sta per aprire un nuovo capitolo nel libro della mia vita con i tanti chili.

10 February 2011

le mie braccia

il mio corpo non è bello, non lo è mai stato, ma è l'unico che conosco da sempre, gli voglio bene e cosa importante, funziona. C'è una parte, però, che non mi piace proprio, non mi è mai piaciuta: le braccia.
Anche quando non ero grossa come ora, da ragazzina, per intenderci, le braccia sono sempre state possenti, grandi, sproporzionate. Ci ho sempre convissuto male e il loro aspetto ha condizionato profondamente il mio modo d'essere.
Ora è anche peggio, dopo una serie di jo-jo, ho anche pelle in eccesso tanto che somigliano ad ali ciccione di un pipistrello ciccione. Non ne posso più di dover adattare tutto alla loro dimensione, a cominciare dai vestiti fino a finire alla macchinetta per misurare la pressione arteriosa, tanto per fare degli esempi. Per i vestiti, devo comprare almeno una taglia, ma anche due, in più per far passare comodamente le braccione nelle maniche, con il risultato che sembro ancora più grossa di quello che sono. Per misurare la pressione con lo sfigmomanometro diverso dal bracciale, ogni volta è una tragedia, tanto che avverto in anticipo l'infermiere di turno, di procurarsi la prolunga. E' mortificante e quello che è ancora peggio è che la pressione, il più delle volte, non viene neanche presa correttamente.
In un angolino della mia testa c'è sempre stata l'opzione chirurgia, per eliminare una volta per tutte le ali d'aliante, ma la paura dell'intervento ha sempre oscurato il pensiero.
Ora non ne posso più. Ho fatto una serie di ricerche sulla brachioplastica, così si chiama la metodica di chirurgia plastica che consente lo stiramento della parte inferiore del braccio, dal gomito all’ascella.
Continua a spaventarmi questa operazione, ma non per l'enorme cicatrice che lascia (lunga dai 30 ai 40 cm), che per me è certamente meglio degli airbags che mi porto appresso, ma proprio per l'intervento in sè. Non sono una fan del bisturi in genere. Ma nel mio caso è l'unica soluzione, perchè quella pelle in eccesso anche se dovessi dimagrire o fare esercizi fisici mirati 24/7, rimarrebbe sempre lì.
Qui in Olanda, ci sono varie cliniche estetiche private che effettuano, fra gli altri, anche questo tipo d'intervento. Per natura, sono un pò scettica su queste strutture, quindi preferirei seguire la via maestra, riferendomi ad un ospedale. Il sistema sanitario in questo Paese è diverso dal nostro in Italia. Tutto deve passare prima attraverso il medico curante, che di caso in caso, decide se mandare o meno il paziente dallo specialista di riferimento. Se non si ha il lasciapassare del medico, non si accede al sistema specialistico/ospedaliero. In questo senso, la strada delle cliniche estetiche private è certamente la più veloce.
Ne ho cominciato a parlare apertamente con mio marito. Ora anche lui sa di che portata emotiva è il mio problema. Mi ha sempre rassicurata e soprattutto mi ha dimostrato ancora una volta che lui è con me in tutto e per tutto e mi appoggia. Sa che mi arrovello intorno a questo fatto, e mi ha semplicemente consigliato di parlarne con il nostro medico curante e sentire il suo parere. Così, approfittando di un dolore che avevo da mesi al braccio sinistro, il 3 febbraio scorso, sono andata dal dottore, mi sono fatta coraggio e gli ho esposto anche il mio problema "grandi braccia". Lui, capendo lo stress emotivo che c'era dietro il mio racconto, mi ha subito preparato una lettera di richiesta per una visita specialistica con un chirurgo plastico. Sono tornata a casa con la sua lettera in mano, felice di aver superato me stessa, ma anche più ansiosa, perchè il primo sassolino era stato lanciato.  Ora si trattava di chiamare l'ospedale e prendere un appuntamento con il chirurgo plastico.
La lettera è rimasta in bella vista sulla mia scrivania per quasi una settimana. Non osavo chiamare. Questo fino ad oggi, quando Ronald, dopo avermi chiesto se avessi fissato la visita specialistica e sentendosi dire di no, mi ha rassicurata e si è offerto di chiamare lui per me.
Il nostro ospedale di riferimento, essendo di provincia, non trattava questo tipo d'intervento, pertanto siamo stati  riferiti ad un altro più grande ad Amsterdam, lo Slotervaartziekenhuis.
Appuntamento fissato per il 23 febbraio alle 11.40 con la dottoressa van Loenen, chirurgo plastico.
Stranamente, ora mi sento tranquilla.

07 February 2011

scones


Fino a qualche anno fa non sapevo neanche cosa fossero gli scones. Poi, attraverso il blog ho imparato, ma solo a parole. La svolta due mesi fa, quando una mia amica mi sorprese all'ora del tè con un cesto di scones ancora caldi e fragranti, con annessa crema di formaggi.
Da allora la pulce ha cominciato a circolare nel mio cervello: li dovevo fare! E finalmente il giorno è arrivato. La ricetta (made in New Zeland) che mi aveva dato la mia amica Diana era tutta in cups e spoons, nel cercare di fare le conversioni (sempre molto approssimative), mi sono imbattuta nel libro Rose Bakery scritto da Rose Carrarini, proprietaria dell'omonimo ristorante/panetteria anglo-francese che si trova a Parigi.
Rose Bakery, dicevo, una miniera d'ispirazione, con decine di ricette invitanti, scritte da chi ama il cibo verace, vero e senza fronzoli. La ricetta di questi scones l'ho presa da lì.
La discussione su uovo sì/uovo no negli ingredienti, è aperta. Questa ricetta non lo prevede e io l'ho seguita pari pari, fatta eccezione per il baking powder, che non avevo, e che ho sostituito con lievito per dolci.
Possono essere preparati al naturale (leggermente zuccherati), come li ho fatti io, ma anche aggiungendo uva sultanina, noci, mirtilli, frutta secca, o in versione più salata con cheddar, per esempio.
Vanno preferibilmente serviti caldi o tiepidi, in genere con burro o clotted cream e marmellata, ma accompagnati da una crema di formaggi  e un'ottima confettura, è una goduria non da meno!
Gli scones sono tipici per l’ora del tè, ma anche a colazione o per un brunch vanno benissimo e soprattutto sono facili e veloci da fare!


Ingredienti per circa 12-15 scones (a seconda del diametro del coppapasta 7 o 5cm)

500g farina
2 cucchiai colmi di baking powder (o 2 bustine di lievito per dolci)
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di sale
110g di burro 
300ml di latte
1 uovo sbattuto per spennellare la superficie

Pre-riscaldare il forno (modalità ventilata) a 200°.
In una ciotola capiente setacciare la farina, aggiungere il lievito, lo zucchero, il sale e mescolare. Aggiungere il burro a tocchetti e sbriciolarlo nella farina con la punta delle dita, finché non sia completamente assorbito.
Versare il latte al centro e mescolare con una forchetta. Lavorare poi rapidamente l’impasto con le mani e se dovesse risultare troppo appiccicoso, aggiungere un pò (non troppa) di farina fino a quando non sarà più asciutto e facile da stendere.
Su una spianatoia leggermente infarinata, stendere l’impasto a 3cm di spessore e con un coppapasta ritagliare gli scones ripetendo l’operazione fino ad esaurimento impasto. Disporre gli scones su una teglia rivestita con carta da forno, lasciando 2 cm di spazio fra di loro in modo che non si tocchino. Sbattere l’uovo e spenellare la superficie degli scones. Infornare a 200°C per 15-20 minuti finché saranno leggermente dorati in superficie.
Servire gli scones preferibilmente caldi o tipiedi, con burro o crema di mascarpone e crème fraîche e marmellata/confettura.

Crema di mascarpone e crème fraîche
Ingredienti
125g crème fraîche (in mancanza si può sostituire con formaggio tipo philadelphia)
125g mascarpone
semini di vaniglia 1 baccello grande (o due piccoli)

Mescolare vigorosamente i due formaggi incorporando bene i semini di vaniglia. Conservare in un contenitore ermetico in  frigo fino al momento di servire.

01 February 2011

la grossa


sono io.
Grossa, nel senso di grassa, chè detto così come usa dalle mie parti, mi appartiene di più.
Donna, peso 124 kg e sono alta 1,60m, ho 42 anni e questo significa che per il mondo medico e assicurativo io sono il mio bmi = 48,4 . Per molti di voi che hanno lo stesso mio problema, non sto dando numeri, per gli altri che non sanno cosa sia il  il bmi (Body Mass Index) o imc (in italiano Indice di Massa Corporea), è un indice che ipotizza qual è il mio rischio di morte.
Il mio bmi è molto alto, e come da tabella, sono un'obesa di classe III, e ciò significherebbe che le mie aspettative di vita sono basse.
Questi sono i dati che normalmente contano o vengono valutati dietro la mia persona. Altro non conta, fatte dovute ed importanti eccezioni, delle quali avrò modo di parlare.
Raccontare tutta la mia vita "di peso" fino ad oggi sarebbe lungo, perciò long story short.
Sin da piccola mi sono dovuta confrontare con il mio peso, con il mio essere grossa. Sono nata normo-peso e tale sono rimasta fino all'età di 5-6 anni, quando è cominciata la mia corsa all'accumulo chili.
Dalla mia anamnesi viene fuori che geneticamente si può parlare di predisposizione visto che molti familiari del ramo paterno sono obesi o hanno problemi con il peso. Però negli anni ho anche imparato che i "fattori ambientali"  sono determinanti ad agevolare o meno quella predisposizione. I miei fattori ambientali hanno un nome: mia nonna (e qui ci sarebbe da aprire un blog a parte), la quale ha contribuito e stimolato sicuramente il mio diventare cicciona. 
Una volta che il meccanismo si è attivato, quasi sempre da bambini, o si prendono subito provvedimenti drastici per fermarlo o le chance di riuscirci nel tempo si riducono sempre di più.
Ho avuto un'infanzia/adolescenza difficile dal punto di vista emotivo per via del mio essere "diversa". Con grandi sacrifici e difficoltà ho cercato di compensare questa diversità cercando di eccellere in tutto il resto e mascherando con successo le mie insicurezze dovute all'aspetto. Con gli anni, però, mi sono resa conto che  non c'è rimedio per la superficialità, oserei dire genetica, di molti, ed ho imparato ad accettarmi, a prescindere.
Il primo amore, all'età di 22 anni (già vecchia rispetto alle mie amiche), ha sicuramente dato una spinta in questo senso. Lui mi amava per quello che ero, in tutto e per tutto. All'improvviso la mia grassezza era un valore aggiunto e non qualcosa di cui vergognarmi. Gli sarò eternamente grata per avermi aperto il cuore e gli occhi.
Dopo sette anni insieme la storia è finita, perchè non volevamo più le stesse cose, ma siamo rimasti buoni amici. Dopo di lui, un altro grande amore, almeno per me, con un uomo più vecchio di me e sposato. Affascinata dalla sua testa, ci sono cascata dentro con tutte le scarpe, fino a quando non ho aperto gli occhi e ho visto il deserto in cui mi trovavo.
Qualche anno dopo ho avuto un'altra storia, finita anch'essa ovviamente male, e poi un paio di storie senza impegno e molto superficiali.
Col senno di poi, tutte le mie storie, tranne la prima, erano sintomo della mia ricerca smodata di amore, del mio desiderio di essere amata. Il più delle volte volevo vedere cose che non c'erano, pur sapendo, nel profondo, che non c'erano. 
Tutto fino all'incontro con mio marito, Ronald, nel 2002, grazie al quale ho dato un cambio a 270° alla mia vita, perchè mi sono lasciata tutto alle spalle e sono andata via dall'Italia per seguirlo nella sua terra, l'Olanda. Insieme abbiamo creato Isabella, il nostro più grande Amore.
La parte che non è radicalmente cambiata in senso positivo (i restanti 90°), è  il mio peso, visto che dai 110kg del 2002 è arrivato e si è stabilizzato intorno ai 120-125 kg di oggi.
Fin qui il passato.
Il presente è anche questo diario. Perchè voglio di nuovo mettere mano alla mia vita e ai tanti chili che da sempre l'appesantiscono. Voglio farlo apertamente e senza pudori, confrontando me stessa con i fatti, e dando, allo stesso tempo, spazio alle mie paure, ai miei dubbi e ai miei fallimenti, ma anche alle mie speranze e desideri. 
Voglio anche darmi un'altra chance, sperando che stavolta sia la volta, e che la grossa possa finalmente lasciare il posto a tutto il resto di me.

Ti potrebbero anche interessare:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...